OPERE REALIZZATE PER SCOPI RELIGIOSI E RITENUTE DI CARATTERE SACRO, OPPURE UTILIZZANTI CAVITA' NATURALI PER I MEDESIMI FINI.

«Da una parte si considera la necessità dell’uomo di fissare la mimica rituale e il proprio credo in luoghi di convegno o di culto; da un’altra si è più inclini a supporre che in tal modo il cacciatore soddisfacesse una esigenza di magia propiziatoria o scaramantica “visualizzando” sulle pareti e sulle volte delle caverne l’animale che intendeva catturare» (Rossi-Osmida 1974, p. 16). Sia che talune grotte siano state effettivamente elette a luogo di culto, sia che lo siano diventate solo successivamente ad una frequentazione, noi oggi possiamo osservare come tanti luoghi ritenuti sacri e appartenenti a differenti credo religiosi sono stati ricavati all’interno delle cavità naturali.

Mutuando o meno il concetto o la semplice idea di grotta, oppure approfittando di talune situazioni quando non subendone semplicemente gli effetti, o in quanto spinti dal particolare carattere del culto, vari manufatti vengono ricavati lungo fianchi rocciosi e balze, anche sfruttando anfratti naturali, o direttamente nel sottosuolo. In quest’ultimo caso abbiamo opere che tendenzialmente si sviluppano solo nel sottosuolo e altre che ricavano nella matrice rocciosa del suolo l’intero edificio o addirittura interi complessi cultuali (fig. VII.17).

1 - Cripta

Complesso dei sotterranei di un edificio pubblico, per lo più di carattere sacro o cimiteriale; nell’architettura religiosa è il singolo ambiente o il complesso di ambienti che si sviluppa nella zona sotterranea della chiesa.

In architettura la cripta era originariamente un passaggio coperto da volta non necessariamente sotterraneo. Nelle basiliche cristiane il termine fu poi applicato al vano posto al di sotto del presbiterio, dove vi può essere collocata la tomba di un martire. Limitata nei primi esempi del periodo preromano, con l’architettura romana la cripta assume un carattere particolare anche divenendo un locale vero e proprio. In periodi successivi, pur sviluppandosi in estensione, le cripte assumono prevalentemente la funzione di sepoltura e ossario (vedere utilmente i paragrafi VI.8.1, VI.8.2 e VI.9.9). Non mancano le cripte isolate all’interno di proprietà private o, più comunemente, di cimiteri.

Così Viollet-le-Duc ci parla della cripta: «Crute, croute, grotte. L’étymologie de cet mot (cacher) indique assez sa signification. Les premières cryptes ou grottes sacrées ont été taillées dans le roc ou maçonnées sous le sol. pour cacher aux yeux des profanes les tombeaux des martyrs; plus tard, au dessu de ces hypogées vénérés par les premiers crétiens, on leva des chapelles et de vastes églises; puis on établit des cryptes sous les édifices destinés au culte pour y renfermer les corps saints recueillis par la poété des fidèles» (Viollet-le-Duc, p. 378).

2 - Eremo rupestre

Luogo solitario dove una o più persone si ritirano a condurre vita religiosa, ricavato generalmente nel ridosso di un fianco roccioso.

Ambiente ricavato in cavità naturale o riadattando un precedente ipogeo. Nelle tradizioni di molteplici religioni la grotta è il luogo dove di preferenza si ritira l’uomo che diviene eremita. «Questa grotta rocciosa nella vallata deserta / E la mia sincera devozione / Presagiscono la realizzazione di tutti i miei desideri» (Milarepa, p. 166). In genere, successivamente alla frequentazione da parte di un personaggio ritenuto “santo” o “illuminato”, l’ipogeo diviene luogo di culto e in esso si possono edificare particolari strutture, o divenire parte di un complesso architettonico variamente articolato anche esternamente alla cavità stessa.

Presso il convento di San Cosimato (Roma) numerose strutture rupestri sono tradizionalmente considerate eremi; in larga misura si tratta di tombe rupestri e di cavità naturali adattate sia a luoghi di culto sia ad unità abitative. Il sito è ricordato per la frequentazione di Benedetto da Norcia, agli inizi del VI sec., il quale assume la direzione del cenobio e riesce a non farsi avvelenare dai monaci che, dopo un certo periodo di tempo, non intendevano più obbedire alle sue regole monastiche. Oggi l’Eremo di San Benedetto è indicato in una serie di tre strutture rupestri composte da due piccole unità abitative affiancate lungo una scalinata che conduce all’ultimo ambiente, probabilmente ricavato da una tomba, e noto come Cappella di San Benedetto (Basilico, Lampugnani 2002, pp. 82-86).

3 - Eremo sotterraneo

Luogo isolato dove una o più persone si ritirano a condurre vita religiosa, ricavato generalmente nel sottosuolo.

Analogamente all’eremo rupestre, seppure meno frequente, l’eremo sotterraneo assolve alle medesime funzioni e può essere ricavato tanto in una cavità naturale quanto scavato nel sottosuolo anche adattando una preesistente opera. Ad esempio, nel pavimento della chiesetta romanica del castrum tardo antico di S. Antonio di Perti, a Finale Ligure (Savona), vi è l’accesso a una cavità naturale che conduce, dopo due brevi pozzetti, a una piccola saletta parzialmente concrezionata; sul lato destro del fondo una colata di calcare con microvaschette risulta artificialmente consunta, tanto da essere quasi liscia nella parte centrale e una piccola vasca per la raccolta dell’acqua di stillicidio è rozzamente ricavata nel “dorso” calcareo: ancora agli inizi degli anni ottanta del XX sec. si diceva che un tempo vi dormisse un eremita.

4 - Favissa

Luogo di deposito di oggetti votivi, solitamente a forma di pozzo, fuori del santuario, ma all’interno del recinto sacro.

Forse di origine etrusca, con il termine latino di favissa veniva indicata la cavità, generalmente a forma di pozzo, nella quale si riponevano gli oggetti votivi quando il loro numero era divenuto eccessivo, le suppellettili in disuso e così pure le immagini degli dei decaduti.

5 - Luogo di culto rupestre

Ambiente dedicato al culto ricavato in una parete rocciosa o all’interno di una cavità carsica.

Ricavati in una parete rocciosa mediante lo scavo, oppure sfruttanti cavità naturali e artificiali ad andamento generalmente orizzontale o suborizzontale, si sono realizzati nel tempo innumerevoli luoghi di culto, a testimonianza di molteplici concezioni religiose.

Le cosiddette Grotte di Ajanta (Maharastra, India) sono in realtà un complesso monasteriale buddista scavato in un anfiteatro roccioso naturale. Lungo i fianchi della gola, in origine consacrata a un Naga o Re-serpente, una comunità di monaci buddisti iniziò lo scavo di chaityas (santuari) e di viharas (monasteri), nel II sec. a.C. (Rowland 1963, p. 5-6). Si contano in tutto 29 cavità (cinque templi e ventiquattro monasteri); nella “Grotta X”, ritenuta la più antica, vi sono pitture parietali che risalirebbero ad un periodo compreso tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. Sergeant c’informa che il piano generale dei chaityas è una camera con un’alta volta, una abside circolare in fondo, dove si trova un altare ricavato nel vivo masso. I viharas sono per lo più delle aule quadrate centrali, con delle celle pei monaci praticate sopra tre lati, e una galleria a colonne sulla facciata, mentre i più piccoli sono dei semplici porticati con delle celle che vi si aprono direttamente (Sergeant 1914, pp. 248-251).

Chiesa rupestre: edificio dedicato al culto cristiano ricavato in un fianco roccioso, o adattando una grotta, oppure costruito all’interno della grotta stessa. Nel territorio di Mottola, in Puglia, si contano una trentina di chiese rupestri, scavate secondo un preciso schema liturgico con l’abside rivolto verso oriente; molte conservano interessanti affreschi. Anche nella zona di Matera si contano varie chiese scavate nei fianchi delle gravine. La chiesa di San Pietro in Princibus si trova al di sotto del villaggio trincerato di Murgia Timone ed è interamente scavata nella roccia calcarea; in un ambiente con volta a botte vi sono alcuni graffiti, tra cui un cavallo (Belmonte 2001, pp. 64-66). Ricavata all’interno di una grotta è invece la chiesa del SS. Salvatore a Serino (Salerno), dove si può vedere un grande volto abbozzato a scalpello in una colata calcarea (D’Alessio 1993, pp. 57-69). Nella regione della Cappadocia, in Turchia, la particolare conformazione geomorfologica ha consentito lo sviluppo di architetture rupestri e sotterranee; nella zona compresa tra Gulsehir, Kayseri e Nigde si conservano i resti di centinaia di chiese rupestri, per lo più di origine bizantina.

Occorre ricordare che molte grotte, dedicate o meno al santo, erano state sede di culti precristiani, successivamente “demonizzati” dal cristianesimo. Varie cavità sono state dedicate a San Michele Arcangelo, il cui culto nasce in oriente ai primi tempi del cristianesimo e si diffonde in Occidente ad opera dei Bizantini. I Longobardi lo elessero a protettore delle loro milizie. Il culto del santo è legato a zone montuose e a numerose grotte, a ricordo della leggenda che vede Michele sconfiggere Lucifero relegandolo in una grotta (Lucrezi Berti 1973, pp. 185-194). «La presenza di santuari rupestri, dedicati all’arcangelo, è ampiamente testimoniata anche più a nord, come provano nel Lazio le strutture della grotta di San Michele del Monte Tancia, documentata fin dall’VIII secolo quando viene ceduta dal duca Ildebrando di Spoleto all’abate di Farfa Probato» (Righetti 1987, p. 490).

6 - Luogo di culto sotterraneo

Ambiente destinato al culto ricavato nel sottosuolo.

Vari culti venivano officiati in ambienti preferibilmente ipogei; oppure taluni potevano trovare nel sottosuolo un luogo adatto e sicuro, per vari fattori contingenti. Non sempre è possibile sapere cosa nello specifico si officiasse, comprendendone tuttavia il carattere particolare (fig. VII.18). In Sardegna si hanno varie grotte destinate ad uso cultuale: «Sacra era anche la grotta di Sa Domu e s’Orku-Urzulèi, nell’Ogliastra. Qui, in passato, in diversi tempi, furono rinvenuti tre bronzetti figurati, una forma per fondere oggetti e la statuina detta “Madre dell’Ucciso”, da altri identificata come una sorta di “Madonna nuragica” col figlio morto in grembo, una “Pietà”. È un prodotto di piccola plastica paleosarda, di alta qualità artistica e di intensa forza psicologica» (Lilliu 1980, p. 110)

A Roma, nel 1917, è venuto alla luce un ipogeo oggi conosciuto con il nome di Basilica Neopitagorica, per quanto non sia ancora ben chiara la sua funzione. Il monumento è del I sec. d.C. e si compone di un lungo dromos sotterraneo che dà accesso a un impianto basilicale a tre navate e abside di fondo. Lo schema basilicale diviene prevalente nell’architettura sacra cristiana dal IV secolo in poi. Il pavimento è decorato con mosaico a tessere bianche e nere, mentre le pareti e le volte sono intonacate e recanti numerosi riquadri con stucchi che rappresentano scene mitologiche (Pavia 1999, p. 114). Sempre a Roma si ha il “Dolocenum”, il luogo di culto dedicato a Giove Dolicheno e situato sul colle Aventino. In origine aperto, e probabilmente senza volta di copertura, successivamente è modificato, per rimanere interrato a seguito della decadenza della città, analogamente ad altri edifici sia pubblici che privati.

Presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria in Stelle (Verona) vi è un ipogeo inquadrabile tra il I e il III sec. «collegato ad una sorgente d’acqua nella collina retrostante da un condotto a volta di circa 75 metri di lunghezza, m. 1.63 di altezza e m. 0.75 di ampiezza, interrotto da tre pozzetti di decantazione» (Tamaro 1962, p. 245). Si compone di un ingresso (con statua di togato) con galleria che condice ad un atrio quadrangolare su cui si aprono, contrapposte, due celle di forma semiellittica precedute da un arcione, illuminate dall’alto da due aperture (chiuse). Entrambe conservano affreschi, uno probabilmente del III sec., altri più recenti raffiguranti scene a carattere cristiano; quella di destra ha il pavimento a mosaico. «Che si tratti in origine di un tempietto pagano è abbastanza evidente sia per la presenza delle acque sia per l’iscrizione che si trova sull’architrave della galleria ove esse corrono verso la parte dell’ingresso e che ci conserva il nome di quelli che lo costruirono. Infatti essa suona: P. Pomponius Cornelianus et Julia Magia cum / Iuliano et Magiano filiis a solo fecerunt» (Tamaro 1962, p. 254).

Chiesa sotterranea: edificio dedicato al culto cristiano, la chiesa può essere costruita o ricavata, nel sottosuolo. Ad esempio, la chiesa Sotterra di Paola, in Calabria, è completamente sotterranea. Inquadrabile attorno al IX-X secolo, si presenta con pronao, navata con due nicchie laterali, iconostasi, presbiterio e abside, nel quale è raffigurato Cristo con gli Apostoli. Attualmente vi si accede dalla soprastante Chiesa del Carmine (Verducci 1991). Al di sotto della chiesa di San Domenico a Narni (Terni), costruita attorno al XII sec. ed oggi ospitante la Biblioteca comunale, si conserva una chiesa ad unica navata con abside semicircolare che ha riutilizzato strutture romane. Il locale presenta vari cicli d’affreschi, realizzati da mani diverse e in differenti periodi storici (Nini 1997, pp. 345-347). Non si può non ricordare la chiesa sotterranea di Vielitcha, in Polonia, scavata all’interno delle miniere di sale: «Une des curiosités de ces immenses èscavations, qui réfléchissent de tous côtés comme le cristal la clarté des lampes et des torches, est la chapelle Saint-Antoine, située au premier étage: cette chapelle est creusée dans la mine même et ne se compose que de sel; l’autel, les statues, les colonnes, le chaire, les ornements, tout est en sel» (Badin 1876, p. 160).

Sono considerabili come luoghi di culto sotterranei anche gli edifici ricavati nel sottosuolo tagliando e scolpendo la roccia; un esempio eclatante sono le chiese monolitiche etiopi di Lalibela. Nicoletti suddivide questi edifici cultuali, che chiama “monoliti”, nelle seguenti categorie: monoliti, monoliti in grotta, monoliti semirupestri, spazi ipogei e rupestri, costruzioni dentro caverne (Nicoletti 1980, pp. 331-332). Tra gli ambienti sotterranei legati al culto si potrebbe ascrivere anche quello esistente all’interno della Sfinge di El-Giza, in Egitto. Seppure l’originaria funzione non sia chiara, con ogni probabilità rivestiva un carattere sacro, dato dal monumento che la conteneva.

7 - Mitreo

Luogo generalmente sotterraneo, dove si officiava il culto dedicato al dio iranico Mithra.

In latino viene denominato spelaeum (grotta) poiché Mithra nasce in una grotta e il culto originario doveva essere officiato in una cavità naturale. In ambito urbano, o in assenza di cavità naturali, la grotta è sostituita da un ambiente sotterraneo o semisotterraneo, privo di finestre o dotato di piccoli lucernari.

Generalmente di forma rettangolare allungata, con ingresso anche sfalsato rispetto all’asse longitudinale, lungo le due pareti ha le panchine su cui prendevano posto gli iniziati. Sul fondo è collocato un piccolo altare a forma di edicola, di ara o a scalini, con l’immagine del dio Mithra solitamente rappresentata da un giovane con berretto frigio nell’atto di uccidere un toro (tauroctonìa) con il pugnale, come visibile nel mitreo di San Clemente a Roma (Della Portella 1999, p. 20 e p. 43). L’animale è imolato per la salvazione cosmica e individuale. Possono essere presenti altri elementi quali sculture, bassorilievi, nicchie con affreschi e mosaici, come nel Mitreo delle Sette Porte a Ostia dove le simbologie musive si riferiscono a riti iniziatici. Un esempio di mitreo in grotta si trova a Duino (Trieste).

8 - Pozzo sacro

Perforazione ad asse verticale del terreno che rivestiva caratteri di sacralità.

Con il termine di pozzo sacro s’identificano una serie di manufatti legati a particolari luoghi di culto che hanno la forma di una perforazione ad asse verticale del terreno. Potevano raggiungere una fonte d’acqua ritenuta sacra o salutifera o raffigurare la congiunzione con la Madre Terra o con “dimensioni sotterranee”. «E c’è una prova decisiva che fu un dio a dare alla stoltezza umana la divinazione: infatti nessuno che sia in sé raggiunge la divinazione ispirata e reale, se non quando il suo controllo razionale sia impedito dal sonno o da una malattia o fuori di sé per una forma di follia divina. Tocca invece all’uomo di buon senso riflettere e ricordare le cose dette in sogno o nella veglia dalla divinazione e dalla natura ispirata, e distinguere razionalmente tutte le apparizioni che ha visto nel loro significato e come e in relazione a chi possano indicare un male o un bene futuro o passato o presente» (Platone, 71 e).

Pozzo delle sorti: presso la Terrazza degli Emicicli, facente parte della struttura inferiore del santuario della Fortuna Primigenia dell’antica Praeneste (Roma), vi è la tholos con il pozzo sacro, da cui parrebbe venissero estratte le sortes. «Il pozzo è profondo complessivamente 7,50 m e rivestito per i primi 5,40 da una parete in opera incerta. Il tratto inferiore, profondo circa 1,10 m, presenta un rivestimento in opera quadrata di blocchi di tufo bugnati, che rivestono la roccia: i sei filari sono conclusi, in alto, da una fascia di lastre più sottili, che rappresentava in origine l’imboccatura del pozzo: non c’è dubbio infatti che si tratti di una fase più antica di questo, in seguito prolungata verso l’alto con una parete in cementizio quando la trasformazione monumentale del santuario alterò totalmente i livelli precedenti» (Coarelli 1987, p. 50). Per quanto riguarda le sortes, tagliate nel legno di quercia e recanti antiche iscrizioni ce ne parla Cicerone, nel De divinatione (Cicerone, II 41, 85-6).

Tempio a pozzo: si tratta di un pozzo a gradoni d’epoca nuragica utilzzato per officiarvi particolari riti legati al culto delle acque. Uno dei migliori esempi è il “Tempio a pozzo” di Santa Cristina di Paulilatino (Oristano), che attraverso una lunga scalinata conduce alla polla sorgiva (Lilliu 1980, pp. 108).