Macconago: ospedale o bomba ecologica

Gennaio 5, 2026 Off Di Archeologia del sottosuolo

Macconago: ospedale o bomba ecologica

Il giorno 31 dicembre 2025 si è chiuso il primo quarto di secolo, il Ventunesimo. Ma prima di voltare pagina, nel calendario ovviamente, ho avuto il piacere e il privilegio di visitare il Castello di Macconago: dopo il Castello di Porta Giovia è l’unico castello medievale “superstite” della Metropoli.

Ringrazio il castellano, dr. Franco Ferrario Gavana, proprietario del Castello e che suo tempo ha salvato dal totale abbandono facendolo restaurare.

Ringrazio inoltre gli amici, i quali hanno fatto in modo che l’incontro potesse avere luogo.

Macconago è uno degli antichi borghi che hanno composto l’attuale Milano nel corso del tempo. Merita senza dubbio una “presentazione” e una lunga descrizione. Non qui, ma sicuramente in prossimi articoli. Ora espongo ciò che mi hanno colpito: la situazione attuale di Macconago e l’intento del Castellano di preservare l’antico borgo dalla totale depauperazione. Ed ecco quanto ha scritto, nell’intento di non rimanere in silenzio e “con le mani in mano”, e che noi solidali a nostra volta facciamo “circolare”.

Castello di Macconago a Milano

Castello di Macconago a Milano

«OSPEDALE O BOMBA ECOLOGICA?

C’era una volta una bella campagna verde, ricca di fontanili e risorgive, di filari di pioppi lungo gli argini dei fossi, una fitta rete di canali che alimentavano le marcite, diverse cascine, stalle con le mucche, galline e anatre razzolanti indisturbate, un laghetto per la pesca sportiva, un centro ippico, una chiesetta del seicento e un castello del quattordicesimo secolo.

Questa oasi verde era, è, in Milano; il cippo in pietra sulla via Macconago indica i quattro chilometri di distanza dal Duomo.

Se fossimo a Londra, ma purtroppo siamo in Italia, tutto ciò sarebbe diventato lustro di tutta la città, meta di gite domenicali appena fuori porta, preziosità curata, rispettata e preservata da ogni ingiuria. E, difatti, parco lo è già e precisamente “Parco Agricolo Sud”, nome con il quale si designa qualcosa di indefinito, luogo dove le eccezioni superano di gran lunga le regole di salvaguardia che possono bellamente essere aggirate senza che il preposto Ente Parco, né tantomeno il Comune di Milano, battano ciglio.

In questa oasi, dicevamo, un bel giorno alcuni campi coltivati vennero distrutti per costruirvi un centro di studio e di ricerca contro il cancro. Si dirà: giusto derogare per motivi di salute pubblica…

Ma la cosa non si fermò lì, allo IEO 1 si aggiunse il 2 e, mentre è ancora in costruzione il 3, già si parla di IEO4 e di prolungamento della linea del tram 24 al loro servizio.

La via Ripamonti, da poco tempo molto ben risistemata a verde sarà nuovamente messa sottosopra: dovranno essere eliminate le rotatorie, installati impianti semaforici per gli incroci promiscui, banchine e binari nello spartitraffico, pali di sostegno delle linee elettriche di alimentazione, passerelle sopraelevate, ecc. Un delirio!

E poi, dato che il traffico veicolare arriva quasi tutto da fuori città, il tram, con capolinea in via Macconago, non lo alleggerirà affatto ma semmai contribuirà ad intralciarlo. Il tram sarà un bene pubblico ma a beneficio del solo IEO, che, invece di incrementare il proprio servizio di navetta, farà pagare tutto questo al Comune, cioè a tutti noi (ben 25/26 i milioni di spesa previsti) e sfrutterà il personale ATM invece di pagare di tasca propria gli autisti delle navette. Mossa oculata economicamente, dal loro punto di vista…

Ma quanti autobus, magari elettrici, si potrebbero invece avere e utilizzare con 25 milioni di euro?

Certo all’interno si cercano di curare i tumori, forse, dato che la mortalità per cancro è in continuo aumento. Ma fuori? Nessun ospedale dovrebbe costituire una ambigua questione ecologica. E non è solo, e già basterebbe, per le centinaia di auto dei dipendenti e degli utenti che assediano quotidianamente la zona parcheggiando ovunque in ordine sparso, spesso con i motori accesi per ore e lasciando scie di rifiuti lungo la strada e sul verde.

E’ l’ospedale stesso, ingigantitosi a dismisura, a rappresentare un grave problema ambientale ormai irreversibile.

Si pensi solo alla bolla di calore che esso produce, proprio in questi tempi dove tutti si riempiono la bocca di riscaldamento globale, edifici green a emissioni zero e altro. Si pensi alla recente aggiunta degli imponenti impianti di condizionamento piazzati sui tetti (quindi di fatto superando le altezze previste nelle quote di progetto iniziale) che non fanno altro che riversare in ambiente enormi quantità di calore sia d’estate per il raffrescamento degli ambienti, sia d’inverno per il riscaldamento, oltre ai fumi acidi delle caldaie.

Qui c’erano almeno 3 gradi di temperatura in meno rispetto alle prime case della periferia e ancora di più rispetto al centro. Questo equilibrio termico è ormai compromesso e lo sarà ancora di più con i futuri ampliamenti.

Ma sembrano, sembrate, tutti contenti, a partire dal sindaco Sala, il cementificatore.

Franco Ferrario Gavana».

A nostra volta possiamo dire: “chi tace acconsente”.

Vogliamo perdere anche questo tassello di paesaggio, di storia e di cultura milanese?

Milano: Castello di Macconago

Milano: Castello di Macconago