Il fascino del Mondo Sotterraneo
Il fascino del Mondo Sotterraneo
di Gianluca Padovan (Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano – Federazione Nazionale Cavità Artificiali).
Tra leggende e tesori.
Un’antica leggenda riguarda i piccoli abitatori del sottosuolo: gli gnomi. Si dice che migrarono da est e tra i monti di pietra tagliente come lama s’insediarono indisturbati grazie al trattato stipulato con il re. Difatti il territorio era impervio, ricco di grotte, e loro non si facevano vedere. E così gli esseri umani non avevano di che impensierirsi.
A seguito di lunghe vicende e per il figlio del re una notte filarono i raggi lunari come fossero lana e ne ricoprirono quei monti che ancora oggi brillano di una luce particolare: le Dolomiti.
Se si vuole “condire” una storia, tanto per piccini quanto per adulti, sovente si ricorre al fascino emanato dai mondi sotterranei.
D’altra parte, vere o tranquillamente inventate, le leggende che riecheggiano dal passato sono numerose. A me, così su due piedi, viene in mente il racconto del tesoro di Narsete e di come Tiberio Costantino, imperatore del Sacro Romano Impero d’Oriente, lo poté rinvenire.
Generale bizantino eunuco, Narsete è ricordato come colui che nell’anno 555 sconfisse definitivamente gli Ostrogoti stanziati in Italia. Si dice che per merito suo, o a causa sua, i Longobardi vennero in Italia. Oltre alle altre storie, vero o meno che siano, rimane il probabile fatto di avere accumulato una fortuna in denaro e in preziosi nel corso della sua carriera come esarca bizantino d’Italia, ovvero come governatore.
La storia del ritrovamento del suo tesoro l’ha riportata il longobardo Paolo Diacono poco più di un millennio fa. Eccone la traduzione:
«Anche il patrizio Narsete decise, una volta, di trasferire molti tesori in una città italiana dove aveva un grande palazzo: in quest’ultimo fece scavare di nascosto una profonda cisterna e vi ripose diverse migliaia di centenari d’oro e d’argento. Ammazzati poi tutti coloro che erano al corrente del segreto, lo confidò soltanto a un vecchio da cui prima aveva ottenuto solenne giuramento.
Morto Narsete, questo vecchio si presentò a Tiberio.
“A patto d’averne qualche vantaggio”, egli disse, “io potrei rivelarti, o Cesare, un grosso segreto”.
E Tiberio: “Parla pure liberamente. Ti gioverà, se mi dirai qualcosa di utile”.
“So dov’è nascosto il tesoro di Narsete”, continuò il vecchio. “E ora, all’estremo della mia vita, non intendo continuare a tacere”.
Tiberio, rallegratosi, invia sul posto alcuni servi che, tra sbigottimento e meraviglia, seguono il vecchio. Giunti alla cisterna e apertala, vi si calarono trovandovi tanto di quell’oro e di quell’argento da poterla vuotare solo dopo parecchi giorni di lavoro. E Tiberio, com’era da lui, distribuì con grandi elemosine quasi tutto quel tesoro tra i poveri» (Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Bartolini Elio -a cura di-, Tea Editori Associati, Milano 2002, pp. 111-113, III, 12).
Milano e il tesoro sotterraneo.
Le storie di esseri fiabeschi, come gli gnomi, e di tesori clamorosi, come quello celato nella cisterna sotterranea, mi sono serviti ad introdurvi l’accenno ad un ipogeo moderno, ma egualmente affascinante.
Nella vecchia capitale della “Longobardia” si è messo in atto un progetto architettonico per custodire anche nel sottosuolo un tesoro culturale. E questo è oggi una realtà.
Dalla scienza e dalla passione di Luigi Rovati è sbocciato un museo milanese nuovo e coinvolgente. La Fondazione Luigi Rovati è presentata dalla Presidente, Giovanna Forlanelli, come la combinazione di esperienze manageriali e imprenditoriali “di alto contenuto scientifico”, miscelate al percorso cognitivo nei campi artistici, editoriali e della così detta “industria culturale” (Forlanelli Giovanna, La Fondazione Luigi Rovati, in AA. VV., Fondazione Luigi Rovati, 2022, p. 10).
Nel Museo Luigi Rovati si è creato, inferiormente allo storico restaurato palazzo, uno spazio ipogeo che affascina e attira lo sguardo anche di coloro che sono interessati alla sola dinamica delle forme architettoniche.
Il così detto “piano interrato” è stato pensato, progettato e costruito sull’onda emozionale trasmessa dalle tombe “a tholos” etrusche di Cerveteri. Il percorso ipogeo attraverso tre cupole circolari e una ellittica offre la visione di reperti archeologici di proprietà della Fondazione su cui s’innestano, di volta in volta, gli oggetti delle mostre tematiche.
Ad esempio, dal primo Aprile al quattro Ottobre vi è la mostra “Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei Bronzi Corazzi”.
Al di là di tante parole le immagini chiariscono l’interesse non solo per il contenuto artistico, ma anche per l’architettura che affascina e invita alla visita.
Il palazzo-museo della Fondazione Rovati si trova a Milano, in Corso Venezia n. 52.

Il palazzo-museo della Fondazione Rovati si trova a Milano, in Corso Venezia n. 52: la figura in azzurro lo indica nel Catasto di Carlo VI (Giovanni Filippini, Veduta di Milano, 1722, Catasto Teresiano, mappe arrotolate prima serie, Archivio di Stato di Milano).




