FORTE DI DEMONTE IN VALLE STURA (PIEMONTE)

Novembre 20, 2020 Off Di Archeologia del sottosuolo

Forte di Demonte in Valle Stura (Piemonte)

di Gianluca Padovan

La Valle Stura di Demonte segna la cesura tra le Alpi Marittime a sud e le Alpi Cozie a nord, restringendosi in corrispondenza delle gole di Vinadio; il solco prosegue in direzione del Colle della Maddalena che mette in comunicazione il Piemonte con la Valle dell’Ubayette e la Francia.
Oramai da anni gli abitanti di Demonte (Cuneo) vedono la strada principale del proprio borgo (Strada Statale della Maddalena SS21) quotidianamente percorsa dai Tir che trasportano l’acqua in bottiglia dalle vicine Fonti di Vinadio, situate a ovest. Pertanto (ve la faccio breve) per ovviare alla congestione dell’arteria di Demonte e all’aria inquinata dallo scarico continuo dei mezzi pesanti, da un paio d’anni si vuole costruire un nuovo nastro d’asfalto che aggiri Demonte e che passi in galleria sotto il colle su cui è stato costruito il cinquecentesco Forte della Consolata, completamente trasformato in estesa fortezza bastionata a partire dal 1733. Nel corso dei decenni i lavori sono stati diretti anche dall’ingegnere militare Lorenzo Bernardino Pinto conte di Barri.
Il Forte di Demonte è strutturato su più livelli, in modo da prestare all’eventuale assediante più ordini di fuoco sovrapposti. Si tratta di una soluzione costruttiva e difensiva applicata dagli ingegneri e architetti sabaudi del XVIII secolo, per ottenere la massima potenza di fuoco in un settore comunque relativamente ristretto. Un esempio lo si poteva già riscontrare nella fortezza di Verrua Savoia (Torino) in buona parte demolita nel XX sec. dall’improvvida azione di una cava privata.
La parte più articolata del Forte di Demonte che digrada fin quasi al fondovalle è orientata a ovest, proprio dove la nuova strada con galleria intenderebbe transitare forando trasversalmente l’area della Fortezza.
Se accedete a Google Maps potrete farvi un’idea del territorio, ma attenzione: tra la Strada Statale della Maddalena SS21 e il Fiume Stura di Demonte e la Strada Provinciale 337 più a sud, sono segnate una “casa-vacanze”, posti di ristoro, una sorgente e non vi è traccia della Fortezza. In pratica l’hanno tranquillamente ignorata. E il tunnel dell’ignoranza è una gran brutta via da percorrere!
Ciò è assolutamente incomprensibile dal momento che la poderosa opera occupa un’area che in pianta, comprese le strutture accessorie, ha un’estensione di circa 900 x 400 metri. Si pensi che la copertura dello Stadio Meazza di Milano (già San Siro) ha una superficie di 255×200 metri circa. La sola parte sommitale della fortezza misura in lunghezza circa 130 metri, ovvero più dell’estensione di un campo da calcio.

Riporto un pezzo d’apertura del 2019 tratto dal sito web: laguida.it

«Demonte– Un Consiglio comunale aperto per discutere della variante. L’appuntamento, richiesto dai consiglieri dei due gruppi di minoranza, è stato fissato per venerdì 5 luglio alle 21.30, in coda al normale Consiglio che inizierà alle 20.30. Inoltre, nel merito della variante è stata presentata, dal senatore Mino Taricco in Palazzo Madama a Roma, una nuova interrogazione sulla questione del progetto della Variante, a seguito del parere negativo espresso direttamente dal MIBAC, in merito alla possibilità che il tracciato della nuova strada passi in galleria sotto la Collina del Podio per motivi paesaggistici».

In CUNEODICE.IT (quotidiano online), al giorno 6 agosto 2020, si trova scritto:
«Si tratta di progetto già finanziato (per un importo di 50 milioni di euro) che occorre solo ‘sbloccare’” spiega Arata nel testo della sua missiva, poi ripresa dalla pagina Facebook della lista Progetto Demonte. Lo scorso dicembre a Roma c’è stato un incontro presso gli uffici della Presidenza del Consiglio, con la presenza di tutti gli organi istituzionali interessati al tema: “A fronte di una corale, quasi unanime, adesione, all’ultimo progetto Anas, i soli interventi contrari sono riconducibili ai rappresentanti del Ministero dei Beni culturali (posizione, quest’ultima, per la verità successivamente ribadita)”. Il Mibac, infatti, teme che la prevista galleria sotto la collina del Podio metta a rischio i resti archeologici del Forte della Consolata».

https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/variante-di-demonte-il-sindaco-scrive-a-conte-dopo-trentanni-di-discussioni-e-tempo-di-decidere_39354.html

Vedere inoltre:
https://www.stradeanas.it/it/le-strade/progetti-avvisi-al-pubblico/ss-21-%E2%80%9Cdella-maddalena%E2%80%9D-variante-di-demonte-aisone-e-vinadio

Oggi, sul finire di questo 2020, si sta premendo sempre di più anche presso i “politici di Roma” affinché la così detta “variante”, ovvero la strada che aggirerà il borgo passando al di sotto della storica fortificazione, venga realizzata e in tempi brevi. Importo complessivo dell’intervento? “Solo” 55.944.096,87 Euro.
Nel sito web del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare potete trovare e scaricare, per leggervelo con comodo, ogni dettaglio.
Consultare utilmente anche nel sito web dell’A.N.A.S.: “ANAS GRUPPO FS ITALIANE SS 21 “DELLA MADDALENA” VARIANTE DI DEMONTE, AISONE E VINADIO. LOTTO 1 – VARIANTE DI DEMONTE”:
«AVVISO AL PUBBLICO. Avvio della Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell’art. 23 D.Lgs. 152/2006, integrata ai sensi dell’art. 10 co. 3 D.Lgs. 152/2006 con la procedura di Valutazione d’Incidenza di cui all’art. 5 D.P.R. 357/1997, approvazione PUT ai sensi DM 120/2017 e s.m.i. nonché per la localizzazione dell’opera e contestuale apposizione del Vincolo preordinato all’Esproprio ai sensi dell’art. 7 L. 241/1990 e s.m.i. e dell’art. 11 co. 2 del DPR 327/2001. La Società ANAS S.p.A. con sede legale in Via Monzambano, 10 – 00185 Roma, comunica di aver presentato in data odierna, alle Amministrazione ed Enti Competenti, ai sensi delle norme richiamate, istanza per l’avvio del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale e localizzazione del progetto: SS 21 “della Maddalena” Variante di Demonte, Aisone e Vinadio. Lotto 1. Variante di Demonte».

Maleducazione
Il mio pensiero è il seguente: dalle Fonti di Vinadio l’acqua in bottiglia, la “Sant’Anna”, potrebbe essere scarrozzata su gomma attraverso il potenziamento dell’ex strada militare oggi SP255 che finisce nella SP337, le quali corrono a lato sud della valle e fuori dai centri abitati, come Demonte. Se domani fanno il tunnel sotto il colle che conserva i resti medievali, rinascimentali, seicenteschi e settecenteschi del Forte (e nelle circostanze paiono esserci insediamenti ben più antichi, perfettamente ignorabili), dopodomani faranno un altro tunnel per un altro paese situato sulla Strada della Maddalena che attraversa i Comuni della Valle Stura.
Ergo: non è di gran lunga meglio potenziare, ovvero allargare, la ex strada militare oggi SP255 e SP337?
In ogni caso, fosse per me solo, imporrei al proprietario delle acque di Vinadio di costruirsi a proprie spese una tubatura che, debitamente interrata, porti la sua acqua al di fuori della Valle e senza incidere ulteriormente sulla vita e sulle risorse storiche, monumentali ed ecologiche dell’amena località.
Siccome so che il concetto sopra esposto potrebbe risultare tutt’altro che chiaro, porterei un esempio stringente per una più utile comprensione.
In un condominio dimora una famiglia con un cane “maleducato”: defeca e orina sulle scale, nei pianerottoli e in ogni altro luogo in comune. Pertanto l’amministratore del condominio decide di spendere una rilevante cifra per fare installare gli ultimi ritrovati tecnico-scientifici della domotica in ogni spazio comune: appena il cane avrà ultimato i propri bisogni i sensori individueranno il punto “spisciazzato-defecato” dando l’azione agli appositi macchinari dotati d’intelligenza artificiale che puliranno perfettamente, igienizzeranno e rinfrescheranno l’aria.
Tutto ciò ha senso?
Certamente! In un condominio abitato da babbei e con un amministratore compiacente ci si guarda bene dal multare i proprietari del cane, oltre a farli pulire dove l’animale si scarica.
Il concetto espresso è così applicabile: in una Nazione civile è inaccettabile che un singolo individuo possa gestire i propri interessi a discapito degli abitanti di un’intera località, con il rischio che la salute e l’ambiente vengano irrimediabilmente compromessi.
Non solo: si dice che in Lombardia la movimentazione della terra dai cantieri sia quasi tutta in mano o comunque controllata da organizzazioni malavitose. Qualcheduno parla di “’ndrangheta”. In Piemonte come si è messi? Quanta terra e roccia si movimenterebbero per la costosissima “variante”?
Fortunatamente il MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) sta opponendo fiera resistenza. Ma per quanto ancora riuscirà a “fare muro”?

L’inestimabile patrimonio storico, architettonico e culturale.
Si rammenti che la smilitarizzazione operata in ottemperanza al Trattato di Pace di Cherasco del 1796 è andata a demolire solo le parti più evidenti del Forte di Demonte, come, ad esempio, la caserma, i parapetti e altre costruzioni. Sono state invece preservate quasi tutte le opere sotterranee e le strutture difensive principali al fine di poterlo successivamente recuperare; parrebbe assodato che in alcun caso siano stati scavati cunicoli di demolizione nella roccia viva per intaccare l’opera nella sua struttura portante.
Tra la fine del XX secolo e gli inizi del successivo il Forte di Demonte era inaccessibile e considerato da vari studiosi di architettura militare un semplice “cumulo di rovine irrecuperabili”. Errato. Anche oggi, a distanza di vent’anni, basterebbe rimuovere le macerie per scoprire che il Forte è sostanzialmente ben leggibile, in quanto tagliato nella viva roccia, e con i vari ordini di bastionature solo seppellite dalle macerie, dalla vegetazione cresciuta, morta e riprodottasi in due secoli di abbandono.
Nel Progetto Definitivo dell’ANAS (S.S. n. 21 “della Maddalena” Variante agli abitati di Demonte, Aisone e Vinadio Lotto 1. Variante Demonte. Integrazioni ID VIP 4107 Richiesta MIBAC Prot. 19834-P del 23/07/2018) che trovate qui in PDF allegato (Allegato n. 1), a pag. 6 abbiamo una pianta d’epoca del Forte con indicati i settori dove si trovano alcune delle opere sotterranee. Nella pagina successiva leggo quanto trascritto da un lavoro inedito (Taricco Riccardo, Il Forte della Consolata di Demonte. Il baluardo della Valle Stura):
«Sempre sul lato meridionale del fossato, più a destra rispetto al precedente (secondo sulla destra nell’immagine precedente), era presente un’altra galleria di contromina e di deflusso delle acque (h). Secondo quanto riporta Padovan (2003), di detta galleria di controscarpa è rimasto un tratto integro di 11,36 metri di lunghezza (etc.)».
In realtà, nel mio citato lavoro “Padovan (2003)”, argomento ben altro e soprattutto documentandolo con fotografie e rilievi planimetrici in pianta e in sezione (Allegato n. 2). E alle pp. 320-324 scrivo a proposito del “lato meridionale”: «Il Bastione di Sant’Ignazio è puntato all’esterno della piazzaforte in direzione sud-ovest, verso il fiume Stura. Come confermato dall’assedio del 1744 questo è il lato più esposto a un attacco, data la meno accentuata pendenza del rilievo rispetto ai fianchi. Il Bastione è protetto da un fossato dotato di galleria di controscarpa, di cui rimane sostanzialmente integro l’ultimo tratto, in direzione nord-est, dotato di sortita (tavola n. 12a, 12 b e 12 c). Il resto è stato demolito e giace riempito di macerie. In ogni caso, un più accurato esame mostra come la galleria si sia conservata fino all’imposta di volta e solo in pochi e circoscritti punti la sommità dei piedritti pare intaccata; in vari altri rimangono poi accenni della volta di copertura (foto n. 4). Dovrebbero quindi essere integre anche tutte le feritoie; si legge inoltre una seconda posterla, ancora dotata di copertura, verso l’estremità del ramo nord-ovest. Il fossato è invece colmo di macerie. Tale galleria di controscarpa è il punto chiave della difesa esterna del settore, da cui si tiene sotto controllo il fossato stesso tramite il tiro di fucileria attraverso le feritoie, con la possibilità di effettuare sortite. Il settore nord-est è inoltre controllato dal fuoco d’infilata portato dal fianco rientrante del saliente sud-ovest del Tenaglione verso Stura: possente e quasi interamente tagliato nella roccia, al punto da essere perfettamente leggibile nonostante l’opera demolitrice, è contornato da un inciso fossato che, nonostante sia parzialmente riempito di macerie, in un punto misura attualmente ben 12 m di profondità. Il tratto di galleria rilevato misura 11.36 m ed è rettilineo; solo i primi 2.2 m hanno un tratto di volta mancante. È parzialmente interrato e i paramenti murari recano in alcuni punti tentativi di demolizione».
Direi che anche solo questa breve parte del mio lavoro dica ben altro rispetto alla “frettolosa” e assolutamente carente menzione contenuta nella relazione dell’ANAS.
In primo luogo non si può parlare di semplici “resti” riferendosi al Forte di Demone. Il perché è semplice: come già chiaramente detto la fortificazione è stata interamente “tagliata”, ovvero scalpellata a mano nella viva roccia. Basti considerare che il lato nord presenta una lunga parete alta una ventina di metri che arriva fino al piano di campagna e che conserva inequivocabilmente i fitti segni degli scalpelli che l’hanno incisa modellandola. Sul lato opposto, come inequivocabilmente mostra la fotografia, il “Tenaglione verso Stura” è anch’esso “modellato” nella viva roccia ed è mancante delle sole parti superiori in muratura. Inoltre, ai piedi di tale opera, vi è il “fosso diamante” (particolare tipo di fossato difensivo) il quale, pur riempito di macerie, misura oggi ben 12 metri di profondità. Praticamente l’altezza di una palazzina di quattro piani!
Ma, lo si ribadisce, di questi “dettagli” non si fa cenno in alcuna relazione… tranne che in un lavoro pubblicato quasi vent’anni fa negli Atti di un incontro speleologico, il citato “Padovan (2003)” di cui si veda utilmente il menzionato Allegato n. 2:
– Gianluca Padovan, Due noci dure da rompere. I forti di Demonte e di Tortona alla fine del XVIII secolo: l’organizzazione della difesa, la rete di contromina e l’approvvigionamento idrico, in Ezio Anzanello, Francesco Dal Cin, Paolo Gasparetto, Silvano Gava (Comitato di Redazione), Atti Montello 2002, Villorba 2003, pp. 293-364.

Successivamente i risultati delle indagini presso il Forte di Demonte, unitamente a quelle sul Forte di Tortona, sono stati pubblicati anche in lingua inglese nei Quaderni di Archeologia Britannica di Oxford e di cui si unisce l’estratto in PDF (Allegato n. 3):
– Roberto Basilico, Luigi Bavagnoli, Stefano Del Lungo, Gianluca Padovan, Klaus Peter Wilke, Italian Cadastre of Artificial Cavities, Hypogean Archaeology n. 1, British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007.
Il lavoro su tali Forti ha riscosso un qualcerto interesse negli stranieri, ben più attenti allo studio della storia dell’architettura militare dei secoli passati e al recupero e allo studio delle opere bastionate… nonché alla conservazione del proprio patrimonio culturale e identitario.

Altre interessanti e oculate “inesattezze”.
Un’ulteriore osservazione per tutte. A pag. 9 del sopra citato Progetto Definitivo dell’ANAS (Allegato n. 1) abbiamo una planimetria d’epoca a cui è stato sovrapposto il tracciato della “galleria-variante” e in colore celeste i punti dove sono state individuate le opere sotterranee. 1 e 2 sono indicati come “ambiente interrato”, ma senza dire che sono due grandi cavità artificiali scavate nella roccia. Inoltre gli accessi non sono posizionati correttamente: difatti le cavità non si aprono nella falsabraga, bensì nella controscarpa. Se si fosse percorso con più attenzione il Forte ci si sarebbe accorti che esistono opere non riportate nelle planimetrie d’epoca utilizzate. E, difatti, basta guardare con attenzione lo spazio tra falsabraga e controscarpa, dove in quest’ultima vi è anche una scalinata tagliata a mano nella roccia che scende nel fossato.
A pagina 337 (Allegato n. 2) scrivo: «3.3.5 Ricovero Maggiore nella Controscarpa dell’Opera a Corno (CA 00005 PI CN). Nella controscarpa del ciclopico fossato tagliato nella viva roccia, a protezione dell’Opera a Corno, si trovano due vani anch’essi scavati nel sasso. Il primo, denominato Ricovero Maggiore, è situato in prossimità della scalinata tagliata nella controscarpa (foto n. 13) e conducente al fondo del fossato (tavola n. 16). Si tratta di un grande ambiente a pianta trapezoidale (4,79×7,32×6,44×7,47), perfettamente agibile e sgombro da macerie».
Essendo alto quasi sei metri, dubito fortemente che dopo soli vent’anni possa risultare “interrato”, vocabolo che nella lingua italiana significa “coperto”, “colmato di terra”.
Infine riporto la mia personalissima conclusione: centinaia di pagine periziali, che personalmente classifico come “trattati sull’inutile dannoso”, possono tentare di obnubilare il cittadino perché nel contraltare vi sono troppo spesso gli apologeti della “poltrona comoda”.
Con “solo” 55.944.096,87 Euro (dei Contribuenti) si realizzerebbe un’opera impattante che irrimediabilmente comprometterebbe un’architettura del passato a dir poco straordinaria, nonché il paesaggio.
Con una cifra decisamente minore si potrebbe, invece, recuperare, studiare e rendere fruibile al pubblico anche e soprattutto dal punto di vista turistico, questo Forte di Demonte frutto delle indiscutibili capacità degli ingegneri e degli architetti italiani e nello specifico piemontesi.
Se anche in questo caso non si è in grado almeno di preservare dalla distruzione il nostro patrimonio storico, artistico, monumentale e culturale, che si abbia l’intelligenza di non fare alcunché. Ovvero che si dirottino, se proprio si deve spenderli, i 55.944.096,87 Euro a beneficio di ogni abitante della cittadina di Demonte affinché tenga la bocca chiusa e indossi, per passeggiare nelle vie del borgo, una maschera con filtri che trattengano il monossido di carbonio e le polveri sottili. Siccome al censimento del 2019 i demontesi risulterebbero essere 1914, potrebbero ricevere a testa la cifra tonda di 29.288 Euro.
La mia è una battuta che vuole essere spiritosa… però pensateci!

 

Allegato 3. Demonte_low

Allegato 3. Demonte B.A.R.

Allegato 2. Atti Montello 2002_low

Allegato 2. Atti Montello 2002

Allegato 1. T01IA00AMBRE01_B (3)