Lepanto 7 ottobre 1571
Lepanto 7 ottobre 1571.
di Gianluca Padovan
Tra Medioevo e Rinascimento.
Tra XV e XVI secolo il Mediterraneo è un campo di battaglia e le alleanze tra paesi europei sono quanto mai labili e opportunistiche, vedendo spesso il regno di Francia tendere una mano all’Islam nordafricano. L’Impero turco preme alle porte dell’Europa per mare e per terra, tant’è che nel volgere di pochi decenni abbiamo, a partire dall’Italia, uno sviluppo impressionante nell’arte fortificatoria e gli ingegneri militari italiani fanno scuola ovunque. Tale nuova scuola dà luogo alla così detta Fortificazione all’Italiana o “alla moderna”. Fino alle soglie del XVII secolo i nomi più noti sono quasi esclusivamente italiani e successivamente, per tutto il XVII secolo, soprattutto gli ingegneri francesi attingeranno dagli scritti lasciati da persone capaci, ma oggi poco conosciute in patria, come ad esempio Francesco de Marchi (1504-1576): un autodidatta divenuto architetto, ingegnere, alpinista e speleologo.
L’Arsenale.
Sempre nel periodo tra XV e XVI secolo l’Arsenale di Venezia è il primo e più grande impianto industriale moderno del Mondo. Nei momenti di massima richiesta dai suoi cantieri prendeva il mare, armata di tutto punto, una galea al giorno. Perché? La Serenissima Repubblica di Venezia era certamente una potenza marinara e come tale doveva mantenere in efficienza la flotta mercantile e militare. Non si scordi che anche i legni destinati al commercio erano bene armati, dal momento che i nostri mari erano perennemente solcati dai pirati e dai corsari: turchi, arabi, slavi, italiani, spagnoli, francesi e inglesi trasferitisi soprattutto a Livorno.
Come Editrice SCAMP abbiamo pubblicato a settembre 2025 il libro Guida a Venezia Città del Drago Bianco, parlando anche dell’Arsenale di Venezia e della Darsena delle Galeazze: https://www.amazon.it/dp/B0FRMX9RP8/ref=sr_1_12?dib=eyJ2IjoiMSJ9.8D_dHtk2EBXG8J9e0Qo2TrkZw16Z-_uNW19I5F7KAjBKJ71mpz5gA23-FFkbMBra2IEvxySh7i74qunUJRXJyduboqNIh3YiMfY9dj7Ajqj18Yc9Hw2sdylTK5WjHnNA7nxkrO40qeQYfFQQGEg_51bMVSpDy4LLiVqK1JQ51xZwsqhgE3Aj9_tivoN-wmKlPuofCuj9HxziyKGng2u7bfL86yDioHvYfrWFctB0EOo.UwrJ57qAXrJj7XGpAO3xrR6VyRA9aP3V1b7Cu839cNo&dib_tag=se&qid=1759733341&refinements=p_27%3AGianluca+Padovan&s=books&sr=1-12
“Tezoni Acquatici a le canne”.
Oggi l’Arsenale è visibile solo in parte e comunque una sola giornata non basterebbe per visitarlo tutto. Trai i vari bacini il più caratteristico rimasto è quello dei “Tezoni Acquatici a le canne”, accanto ai terrestri “Tezoni a le Gagiandre”. Inserito nelle murature del primo Tezon a le Gagiandre si scorge un bassorilievo con incisa una data: 1566. Ma cos’era questo tezon?
Il tezon, derivato dal greco “tettoia” o generica “copertura”, era anche e soprattutto dove si tenevano esattamente duecento pecore al coperto. Lo scopo è presto detto: dagli escrementi si poteva produrre il salnitro, elemento fondamentale per la composizione della polvere da sparo. Il tezon è quindi una grande tettoia e serviva a tenere al coperto e pronte le navi e il tezon acquatico ricoverava quelle già pronte alla pugna o bisognose solo degli ultimi ritocchi.
Invece, derivate dalla greca e vetusta chelandria, le gagiandre erano legni da guerra che qualcheduno associa a una pesante nave: il “galleggiante stazionario” che sosteneva la catena a chiusura del Porto di San Nicolò del Lido. Sia come sia, i Tezoni Acquatici a le canne, sorti accanto ai Tezoni alle Gaggiandre, sono architetture che ancor’oggi destano meraviglia.
La Galeazza.
Se le navi da trasporto e commercio erano prevalentemente mosse dalla forza eolica e in misura minore da quella umana al remo, per le navi da guerra, decisamente più maneggevoli come le galee, era il contrario: le vele erano spiegate per la navigazione ordinaria, ma nello scontro tutto dipendeva sia dalla perizia sia dalla forza impressa nella voga.
Alla metà del XVI secolo la Serenissima capisce che deve mettere in campo navi più potenti da contrapporre alla crescente marineria turca. Nell’Arsenale di Venezia si crea un reparto destinato alla costruzione della Galeazza, la nuova nave da battaglia. Ma nel 1569 esplode, a seguito di sabotaggio turco o per mero incidente, il Deposito delle Polveri dell’Arsenale, distruggendo i prototipi delle nuove navi. L’Impero turco preme alle porte e si deve ovviare in fretta, mettendo così in campo sei “Galee Grosse da mercanzia”, ovvero semplici navi mercantili, ma con il castello di prua modificato e dotate di numerosi pezzi d’artiglieria di vari calibri.
Senza scendere in dettagli si può ricordare che queste antesignane delle corazzate del XX secolo, denominate Galeazze, avevano tre alberi con vele latine, i banchi da remo, 25-30 bocche da fuoco esclusi gli archibugi di dotazione individuale, 450-500 uomini d’equipaggio tra rematori, marinai e soldati.
L’acqua non si comprime.
I prodromi della Battaglia di Lepanto sono la caduta di Rodi in mani ottomane nel 1522, l’assedio di Malta del 1565, la conquista ottomana di Cipro con la presa di Famagosta dopo quasi un anno d’assedio nell’agosto del 1571. Grande raccapriccio causò l’eccidio della guarnigione di Famagosta comandata dal veneziano Marcantonio Bragadin. Per inciso, il generale mussulmano Lala Mustafà a capo dell’esercito d’invasione aveva garantito, mentendo, la concessione della resa con l’onore delle armi.
A questo punto si muovono la Repubblica di Venezia, lo Stato Vaticano con Papa Pio V, l’impero di Spagna. La flotta della Lega Santa si raduna a Messina e il comando è assegnato nominalmente a Don Giovanni d’Austria, fratellastro di Filippo II di Spagna e figlio illegittimo di Barbara di Baviera e di Carlo V d’Asburgo. Gli sono affiancati il principe Marcantonio Colonna e Sebastiano Veniero, futuro Doge di Venezia, nonché Agostino Barbarigo “Capitano Generale da Mar” (Venezia 1516 – Lepanto 1571).
La Battaglia di Lepanto: 7 Ottobre 1571.
Lo scontro avviene verso mezzogiorno all’imboccatura del Golfo di Patrasso, nelle acque greche in faccia alle isole Itaca, Cefalonia e Zante. Lo schieramento iniziale vede contrapposti i seguenti settori:
-Ala sinistra (Settore nordest), comandato da Agostino Barbarigo con una cinquantina di navi a cui si contrappone l’ammiraglio turco Mehmet Shoraq Pascià (Scirocco), con una sessantina di navi.
-Settore centrale, comandato da Don Giovanni d’Austria con una sessantina di legni e alle cui spalle vi è la retroguardia comandata da Alvaro de Bazan marchese di Santa Cruz con una quarantina di navi; gli si contrappone Mu’edhdhin-Zadeh (ricordato come Alì Pascià), comandante della flotta ottomana, con una novantina di navi e una riserva composta da una trentina di legni.
-Ala destra (Settore sudovest), comandato da Andrea Doria con una cinquantina di legni a cui si contrappone Occhiali (o Lucciali alias Ulug Alì o “Alì il rinnegato”) con una novantina di unità.
-Avanguardia, comandata da Giovanni de Cardona, giunge in ritardo ma ugualmente si scontra e con le navi di Occhiali.
La Lega Santa schiera galee veneziane, pontificie, napoletane, spagnole, genovesi, siciliane, sabaude e dei Cavalieri di Malta. Attenzione: la flotta della Lega Santa era preceduta dalle già menzionate sei Galeazze, le quali assolvono egregiamente il compito di scompaginare a cannonate lo schieramento avversario.
Attorno alle ore 16 la Lega Santa ha già schiacciato la flotta mussulmana. Le stime delle perdite sono “fluttuanti”: la flotta mussulmana patirebbe dalle 30 alle 60 navi affondate e dalle 100 alle 120 catturate, con migliaia di perdite tra morti e presi prigionieri; la Lega Santa ha 15 galee affondate, circa 8000 morti e almeno il doppio di feriti. Centinaia di schiavi cristiani costretti al remo dagli ottomani sono liberati e rimpatriati. Una sola nota negativa: Andrea Doria verrà tacciato di tradimento e di codardìa. La vittoria della battaglia navale per eccellenza segna una battuta d’arresto nell’avanzata mussulmana e al contempo si profila come la prima battaglia dell’era moderna, dove la nave a vela armata di cannoni dominerà i mari fino alla prima metà del XIX secolo.
Concludendo…
Oggi, adesso, guardiamo e guardate il Mediterraneo, o “Mare Nostrum”, con altri occhi… o con antico sguardo. E traete le vostre considerazioni.
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