Si tratta di uno dei pochi esempi di rifugio antiaereo a torre (“rifugio antiaereo di tipo speciale in elevato”) ancora esistenti sul suolo nazionale. Con ogni probabilità è l’unico del suo genere per quanto riguarda l’architettura e la funzione: un piano ospitava la centrale di comando delle sirene d’allarme della città e da qui il nome di Torre delle Sirene.
Nel 1939 viene eretta nel piccolo cortile situato tra Palazzo Isimbardi e Palazzo Diotti e ci si preoccupa del fatto che non stoni tra i due edifici storici. Difatti è attorniata da sculture e realizzata come una gigantesca colonna dorica, ricoprendo il cemento armato mediante “membrature”, ma per i primi sei metri in elevato è rivestita di marmo pregiato.
Inizialmente doveva servire a proteggere il Prefetto, la sua famiglia e il personale presente in Prefettura. Nel 1940 il Sindaco requisisce d’autorità due piani della Torre per farvi installare la centrale di comando delle sirene di allarme antiaereo della città di Milano e l’apposito posto-comando della “difesa antiaerei”.
Nel catalogo Bombe sulla città. Milano in Guerra 1942-1944 vi è la riproduzione dello schema del progetto della «torre blindata della direzione della difesa antiaerei di Milano. Roma, Archivio Ussme» (Castellaneta C., Milano sotto i bombardamenti, in Auletta Marrucci A., Negri M., Rastelli A., Romaniello L. (a cura di), Bombe sulla città. Milano in guerra 1942-1944, Catalogo della Mostra (Rotonda di via Besana 21 febbraio – 9 maggio 2004), Skira, Ginevra-Milano 2004, p. 105).
La struttura leggermente troncoconica e con punta conica ha uno sviluppo complessivo di 28 m, di cui 22 m in elevato. Si compone di due stanze sotterranee e sei in alzato, mentre sotto la punta vi è un ulteriore, ma piccolo vano.
Gli accessi principali erano costituiti da due passerelle metalliche, oggi rimosse, che staccandosi dalla facciata interna di Palazzo Diotti raggiungevano due piani della Torre. Esternamente erano dotati di porte blindate antiscoppio e internamente antigas. L’unico accesso oggi praticabile è una galleria che giunge al primo piano sotterraneo.
La comunicazione interna tra i piani era garantita da scale presumibilmente lignee e amovibili, mentre ogni piano doveva essere sigillato a pavimento mediante portelli metallici a tenuta stagna, non tutti installati. In seguito sono state posizionate scale metalliche fisse, le quale, avendo preso male le misure, hanno bloccato contro parete ogni portello metallico rendendolo inutile.
Il rifugio era dotato d’impianto di ventilazione forzata e sistema di filtraggio dell’aria, ma non di servizi igienici, eccettuato il piano che serviva a proteggere la famiglia del Prefetto, dove vi era almeno un lavandino con acqua corrente.