In tema di canalizzazioni vediamo che il Naviglio Grande è il canale artificiale più importante della città di Milano e deriva le sue acque dal fiume Ticino. Stando ad alcune cronache medievali il suo scavo principierebbe nel 1177 o nel 1179. Le vicende milanesi non lo fanno procedere rapidamente e, vuoi per la mancanza di denari, vuoi a causa dei numerosi episodi bellici, il canale è ultimato solo nel XIV secolo. Serviva all’irrigazione dei campi, al funzionamento dei mulini, degli opifici e soprattutto al traffico idroviario, mettendo la città in diretta comunicazione con il lago Maggiore, il lago di Mergozzo e le famose Cave di Candoglia, da dove si estraeva, e si estrae tutt’oggi, il pregiato marmo rosato per il Duomo.

Nel 1288 Bonvesin da la Riva (1240 c.a – 1315 c.a), scrittore e poeta milanese, nel suo impareggiabile De magnalibus Mediolani (Le meraviglie di Milano) ci lascia una bella descrizione del fossato, o meglio del canale, realizzato a difesa esterna delle mura urbane: «Un fossato di sorprendente bellezza e larghezza circonda questa città da ogni parte e contiene non una palude o uno stagno putrido, ma l’acqua viva delle fonti, popolata di pesci e di gamberetti. Esso corre tra un terrapieno all’interno e un mirabile muro all’esterno, il cui circuito, misurato con estrema accuratezza, è risultato corrispondente a diecimilacentoquarantuno cubiti. La larghezza del fossato, lungo l’intero circuito intorno alla città, è di trentotto cubiti. Al di là del muro del fossato vi sono abitazioni suburbane tanto numerose che basterebbero da sole a formare una città» (Bonvesin da la Riva, Le meraviglie di Milano, Giuseppe Pontiggia -traduzione di-, Bompiani, Milano 1997, pp. 51-52, 2, V).

Così ci dice Felice Poggi degli altri canali: «Nel 1439 il duca Filippo Maria Visconti, allo scopo di migliorare la comunicazione del Naviglio Grande col Fossato fa costruire il tronco di Naviglio detto di Viarenna (forse più giustamente Via Arena) e la conca che ivi tutt’ora esiste; esecutori di questa opera furono Filippino da Modena e Fioravanti da Bologna. Fu poi nel 1457 che per ordine del duca Francesco I Sforza, venne iniziato il Canale della Martesana allora detto Naviglio Piccolo od anche Naviglio Ducale, per distinguerlo dall’altro. Esso fu in brevi anni condotto dall’Adda presso Trezzo fino in prossimità di Milano, cosicché fino dal 1471 servivano le sue acque all’irrigazione del giardino del Castello di Milano che comprendeva ben 5000 pertiche di terreno. E pure in quel tempo le acque di Martesana non devolute al Castello entravano nella fossa della città la quale ridotta poi a canale navigabile congiunse il Naviglio Martesana alla Conca Viarenna e quindi al Naviglio Grande» (Felice Poggi, Le fognature di Milano, Municipio di Milano, Antonio Vallardi, Milano 1911, pp. 231-232).

Dell’antico impianto dei canali urbani sopravvivono visibili e in funzione il Naviglio Grande, il Naviglio Pavese e la Darsena di Porta Ticinese (un tempo Darsena di Sant’Eustorgio) e qualche tratto di canali minori. Se poi andiamo a vedere quanto sono lunghi ci rendiamo conto che si è trattato di opere eccezionali: «Il Naviglio Grande ha una lunghezza di 49 chilometri e 982 metri. Seguono quelli della Martesana (38,689), di Pavia (33,329), di Bereguardo (18,848), la Fossa interna dalla Martesana alla Darsena (5,090) e i Navigli minori: quello di Paderno (2,605) e quello di San Girolamo (1,195) e quello di San Marco (0,299); in tutto 150 chilometri e 37 metri» (Giuseppe Grazzini -redazione-, Naviglio Grande, Giorgio Mondadori, Milano 1995, pp. 40-42).

Ma non è finita qui, perché vanno aggiunti a questa già notevole viabilità d’acque altri tratti resi navigabili nel tempo: «sul Ticino tra Tornavento e Sesto Calende (23 chilometri e 202 metri) e da Bereguardo al Po (22,38), con quelli sull’Adda da Lecco a Paderno e di qui a Trezzo (36,436), cioè ancora 81 chilometri e 976 metri per uno sviluppo totale di 232 chilometri e 13 metri» (Ibidem, p. 42).