Leonardo da Vinci al Castello di Milano

Febbraio 2, 2021 Off Di Archeologia del sottosuolo

Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze, 1452 – Castello di Cloux -odierno Clòs-Lucé- 1519) si presenta al futuro duca di Milano Ludovico Sforza detto “il Moro” (Vigevano 1452 – Loches, Turenna, 1508) con una lunga lettera in cui elenca le cose che sa fare in qualità di ingegnere militare e civile. L’offerta al Duca è di svelargli “i suoi segreti”, ovvero di renderlo partecipe delle sue conoscenze nell’arte della guerra a patto di poterle realizzare. Può progettare ponti da usarsi in battaglia, sistemi per distruggere col fuoco i ponti avversari, svuotare i fossati dall’acqua, scavarne di nuovi. In un territorio ricco di canali, rogge, fontanili e caratterizzato dai Navigli, come lo è il Ducato di Lombardia, il Maestro coglie immediatamente nel segno catturando l’attenzione e l’interesse del Duca. Ma non solo. Dichiara d’essere in grado di progettare le temibili opere di mina, ovvero i cunicoli e le gallerie scavate nel sottosuolo, per giungere al di sotto della fortezza da conquistare facendone crollare le mura.

E ancora sulla “guerra sotterranea” afferma di avere «modi per cave e vie secrete e distorte, facte senza alcuno strepito», ovvero di saper realizzare gallerie segrete senza che l’avversario se ne accorga, anche per passare al di sotto dei fossati delle fortezze o sotto i fiumi. Sa inoltre progettare e fabbricare le armi da fuoco. Ecco la trascrizione della lettera, collocata cronologicamente all’incirca al 1483(Codice Atlantico, f. 391 r.a):

«Havendo, Signor mio Illustrissimo, visto e considerato oramai ad sufficienza le prove di tutti quelli che si reputano maestri e compositori de instrumenti bellici, e che le invenzione e operazione di dicti instrumenti non sono niente aliene dal comune uso, mi exforzerò, non derogando a nessuno altro, farmi intender da vostra excellenzia, aprendo a quella li secreti miei, e appresso offerendoli ad ogni suo piacimento, in tempi opportuni operare con effecto circa tutte quelle cose, che sub brevità in parte saranno qui disotto notate

(e ancora in molte più, secondo le occurrenzie de’ diversi casi).

1 Ho modi de ponti leggerissimi e forti, e atti a portare facilissimamente, e con quelli seguire, e alcuna volta (secondo le occurrenzie) fuggire li inimici, e altri securi e inoffensibili da foco e battaglia, facili e commodi da levare e ponere, E modi de ardere e disfare quelli de l’inimico.

2 So in la obsidione de una terra toglier via l’acqua de’ fossi, e fare infiniti ponti, gatti, e scale, e altri instrumenti pertinenti ad dicta expedizione.

3 Item, se per altezza de argine o per fortezza di loco e di sito, non si potesse in la obsidione de una terra usare l’officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni (forte) rocca o altra fortezza se già non fusse fondata in su el saxo.

4 Ho ancora modi de bombarde comodissime e facile a portare, e con quelle buttare minuta (sassi a di similitudine quasi di) tempesta; e con el fumo di quella dando grande spavento all’inimico, con grave suo danno e confusione.

5 Item, ho modi per cave e vie secrete e distorte, facte senza alcuno strepito per venire (ad uno certo) e disegnato, ancora che bisognasse passare sotto fossi o alcuno fiume.

6 Item, farò carri coperti, securi e inoffensibili, e quali intrando intra (in) li inimici con sue artiglierie, non è sì (grossa) grande multitudine di gente d’arme che non rompessino. E dietro a questi poteranno seguire fanterie assai illese e senza alcuno impedimento.

7 Item, occurrendo di bisogno farò bombarde, mortari e passavolanti di bellissime e utili forme, fora del comune uso.

8 Dove mancassi la operazione de le bombarde, componerò briccole, mangani, trabucchi, e altri instrumenti di mirabile efficacia e fora dell’usato; e, in somma, secondo la varietà de’ casi, componerò varie e infinite cose da offender e di(fendere).

9 E quando accadesse essere in mare, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender e defender e navili che faranno resistenzia al trarre de omni grossissima bombarda, e polvere e fumi.

10 In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de onni altro in architectura, in composizione di edifici e pubblici e privati, e in conducer acqua da un loco ad un altro (acto ad offender e difender).

Item, conducerò in sculptura di marmore, di bronzo, e di terra similiter in pictura, ciò che si possa fare a paragone de onni altro, e sia che vole.

Ancora si poterà dare opera al cavallo di bronzo che sarà gloria immortale e eterno onore de la felice memoria del Signor vostro patre e de la inclita casa Sforzesca. E se alcuna de le sopra dicte cose ha alcuno paresse impossibile e infactibile, me offero paratissimo a farne experimento in el parco vostro, o in qual loco piacerà a vostr’Excellenzia, a la quale, umilmente quanto più posso, me recomando».

A Leonardo da Vinci sono legate alcune storie e leggende riguardanti i sotterranei e i così detti “passaggi segreti” del Castello di Milano, il più noto dei quali parrebbe, o dovrebbe, condurre alla chiesa di Santa Maria delle Grazie. Nella lacunosa storia edilizia del Castello d’epoca medievale vi è un punto fermo, indiscutibile, lasciatoci proprio dallo stesso Leonardo: la visione assonometrica di una parte del Castello stesso con la sua cinta difensiva esterna, la così detta Ghirlanda, e delle sue opere “segrete”. Si tratta della fortificazione che proteggeva il Castello oltre le mura urbane ed era dotata di quattro torri angolari probabilmente tutte a pianta circolare, della Porta Centrale della Ghirlanda e una porta secondaria denominata Porta del Soccorso, entrambe protette da un rivellino. Data la sua complessità, la Ghirlanda può essere considerata la parte architettonica più importante della formidabile macchina da combattimento viscontea-sforzesca.

Il disegno del Maestro, corredato da una descrizione e collocato anteriormente al 1515, mostra l’angolo nord-est della fortezza nella parte che noi conosciamo, con la torre a pianta quadrata d’epoca viscontea che protegge l’angolo nord della Corte Ducale. A seguire, alla sinistra, abbiamo il fossato tutt’oggi esistente, la controscarpa con la sua strada coperta in galleria, la “cimata” Ghirlanda con le casematte, la cortina e la scarpa. Oltre abbiamo un altro fossato, la controscarpa con la strada coperta, ma non in galleria, bensì all’aperto, e lo spalto. Per quanto concerne la sola altezza delle mura di cortina del Castello occorre ricordare che, in base alle opere sotterranee esplorate e rilevate, il fondo del fossato odierno è sensibilmente più alto di come si presentava ai tempi di Leonardo. Sostanzialmente così ci dice lo scritto a proposito della Ghirlanda e delle migliorie che Leonardo da Vinci suggerisce di apportarvi:

«El foso del casteli de Milano de dentro. I fosi del Castello di Milano, di dentro alla ghirlanda, è braccia 30; l’argine sua è alta braccia 16 e larga 40; e questa è la ghirlanda. I muri di fori sono grossi braccia 8 e alti 40; e le mura del Castello sono braccia 60. Il che tutto mi piace, salvo che io vorrei vedere le bombardiere che sono in nei muri della ghirlanda non riuscissino in nella strada segreta di dentro, cioè in s, anzi / si calasse per ciascuna, come appare in m f. Imperocchè sempre i buoni bombardieri traggono alle bombardiere delle fortezze, e se rompessero in detta ghirlanda una sola bombardiera, possono poi, con via di gatti, entrare per detta rottura e farsi signori di tutte torri, muri e cave segrete di detta ghirlanda. Onde, se le bombardiere saranno come m f, e che lì accadesse che una bombarda rompesse una di dette bombardiere e che i nemici entrassero dentro, non possono passare più avanti, anzi sieno dal piombatoio di sopra ribattuti e scacciati. E la cava f vuole essere continuata per tutti i muri dai ¾ in giù e da lì in su non abbia uscita alcuna né in sui muri né in torri, salvo quella donde s’entra, che avrà principio nella rocca. E detta via segreta f non deve avere alcuno spiracolo di fuori, anzi pigli i lumi di verso la rocca, per le balestriere spesse» (Leonardo da Vinci, Manoscritto B, f. 36 v.).

 

            

 

A proposito della Ghirlanda occorre ricordare che alla fine del XIX secolo è stata cimata, ma al di sotto della quota di campagna rimangono tre ordini di opere che oggi, a tutti gli effetti, sono sotterranee. Le architetture sono visibili e visitabili, solo che nelle parti più recondite vi si accede mediante l’apposita attrezzatura speleologica.

Tutti i dati, comprensivi anche delle ultime scoperte avvenute nel 2019, sono stati resi pubblici nel recente libro: “Gianluca Padovan, Castrum Portae Jovis Mediolani. Il Castello Visconteo – Sforzesco di Milano dai disegni di Leonardo da Vinci all’Archeologia del Sottosuolo, Hypogean Archaeology Research and Documentation of Underground Structures N° 14, British Archaeological Reports, International Series 2949, Oxford 2019”.

 

IL MANTENIMENTO E LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHITETTONICO E MONUMENTALE

La nota dolente è la seguente: nell’ottobre del 2019 la Soprintendenza Archeologica di Milano ha autorizzato uno scavo con la ruspa nel Castello Visconteo – Sforzesco.

Motivo? Fare passare delle tubature.

Risultato: la ruspa ha aperto una trincea proprio sopra la cinta esterna del Castello, ovvero sulla “Ghirlanda. Questo ha comportato lo sfondamento della volta della sottostante galleria e lo scoperchiamento di un condotto d’aerazione.

Si rammenta che gli unici disegni oggi noti del Castello di Milano e della Ghirlanda sono di Leonardo da Vinci: il fatto che nel cinquecentesimo anniversario della sua morte si vada a compromettere ciò che ha documentato è a dir poco surreale.

Dispiace che certe “sviste” di pochi, per altro preposti alla tutela del patrimonio archeologico, architettonico e storico, compromettano irreparabilmente un grande patrimonio architettonico, storico e culturale che è di tutti.

 

SFONDAMENTO DELLA VOLTA DELLA GHIRLANDA

 

            

 

            

 

                        

COMPLIMENTI, VERAMENTE UN BEL LAVORO!

Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM-FNCA)