Leonardo da Vinci al Castello di Milano: ventesima parte

Marzo 9, 2021 Off Di Archeologia del sottosuolo

TORRE CILINDRICA E ARTICOLAZIONE DELLA DIFESA INTERNA

Ancora nel Manoscritto B abbiamo un torrione angolare con due casematte che tengono sotto tiro le facce esterne delle cortine.

Dalla stanza interna della torre una feritoia consente di controllare lo spazio tra il cammino di ronda e il pozzo contrassegnato con la lettera A: «sia uno pozo sopra il quale sicchali uno ponte chessichali da b. A. effallo dentro alla tore accio che chi fussi dentro nonmi rompessi la via chonum cortaldo chome potrebbe intervenire acquel che qui daman destra cioe inanti del chastello di milano» (Leonardo da Vinci, Manoscritto B, f. 18 v.in Luca Beltrami, Il Castello di Milano, op. cit., p. 468).

Dopo il chiaro riferimento al Castello di Porta Giovia, si osservi il corridoio che corre lungo la parte di torre rivolta al corpo di piazza: è dotato di tre feritoie che controllano lo spazio interno tra le cortine. Inoltre l’arco di cerchio è sporgente rispetto ai restanti tre quarti di cerchio della torre. Il sistema ricorda le capponiere addossate alle torri del Piombo e della Colubrina, le quali tengono sotto tiro lo spazio tra la Ghirlanda e il fossato interno.

Anche in questo caso rimane chiaro che gli studi, tanto al Castello di Milano, quanto nelle opere difensive in generale, non possono prescindere dalle indagini sul campo e soprattutto da quelle indirizzate alla conoscenza degli impianti sotterranei o divenuti tali nel tempo.

Gianluca Padovan (Ass.ne S.C.A.M. – F.N.C.A.)