OLYMPUS DIGITAL CAMERAArcheologia del Sottosuolo: la conoscenza del Mondo Ipogeo®

Testo di Roberto Basilico e Gianluca Padovan ©

1. Che cos’è una cavità artificiale?

Percorrendo i viottoli di campagna, i sentieri montani o più semplicemente le strade delle città, solitamente non si pensa a ciò che da sotto ci guarda.

Cunicoli, gallerie e spazi sotterranei rimangono ignorati, ma percorribili. Sono le architetture lasciate dai nostri predecessori, silenti monumenti di un differente stile di vita, un mondo ipogeo che pensiamo erroneamente non esista più in quanto cancellato dall’applicazione della moderna tecnologia.

Il linguaggio del mondo ipogeo è sotto i nostri occhi, quotidianamente. Le architetture realizzate nel sottosuolo fanno parte della nostra interpretazione del reale, del nostro modo di concepire lo sviluppo di un insediamento e dei sistemi che ne consentono la vita in ogni suo aspetto, in funzione dello spazio a disposizione.

L’architettura è un linguaggio, una convenzione di segni. L’utilizzo delle forme della natura e delle sue risorse danno luogo ad una serie di architetture ipogee pensate e messe in opera per rispondere alle molteplici richieste di una societas. Oggi le chiamiamo “sottoservizi” e sono la risultante di un processo evolutivo che va indagato per essere capito.

Le forme seguono la funzione, nulla è lasciato al caso, poco al superfluo, al “bello” diremo noi oggi. Ma i volumi creati in negativo emanano un fascino a cui gli uomini di un tempo non hanno potuto sottrarsi e al quale noi oggi soggiaciamo, nell’intento di percepirne gli spazi, di codificarne le forme, di comprenderne le funzioni e di testarne la funzionalità.

Le opere del passato parlano a noi, ci comunicano delle informazioni, ispirano sentimenti, esercitano suggestioni, possiedono un linguaggio proprio. Pochi si sono preoccupati di ascoltarlo, di percorrerlo per renderlo leggibile, anche per trarne una materia di studio.

Con questa dispensa si desidera entrare nel buio delle architetture sotterranee, spiegarne la classificazione e l’approccio metodologico da adottare per poterle studiare: utili piattaforme per l’indagine sistematica, per continuare quel discorso archeologico volto alla comprensione del nostro passato in funzione del presente.

La cavità artificiale detta anche opera ipogea

Talvolta sentiamo parlare di sotterranei, più spesso di fantomatici “passaggi segreti” e questo attira la nostra attenzione. Nulla scatena fantasie fanciullesche nel bimbo che in noi è sopito come le storie che parlano di opere sconosciute, scavate nel sottosuolo. Pensiamo solo ai film di avventura: quanti hanno almeno un accenno al sottosuolo?

Di fatto, in questo XXI secolo camminiamo frettolosi nelle città che pian piano assumono l’aspetto di megalopoli, erroneamente convinti di avere compreso tutto o quasi del passato, ma ignorando quanto poco sappiamo persino del presente.

In effetti sotto di noi, metaforicamente parlando, si nasconde il nostro passato. E se lo scavo archeologico sfoglia, per così dire, a ritroso il depositarsi del tempo e delle tracce dell’Uomo, un pertugio che dà accesso ad un locale sotterraneo, o ad un vero e proprio labirinto di gallerie che potrenno definire “opera ipogea”, da solo ci fornisce l’esempio di una struttura più o meno antica. Ogni struttura, in quanto tale, si rivela essere una vera fonte di informazioni, se si hanno la voglia ed il tempo per leggerla. La sua esplorazione può lasciare persino il gusto dell’avventura, se condotta con criterio e badando alla propria incolumità.

L’opera ipogea, detta anche “cavità artificiale”, è il manufatto ottenuto attraverso l’asportazione, nel suolo e nel sottosuolo, di terreno o di roccia per creare un ambiente sotterraneo destinato a una specifica funzione. Più precisamente può essere ricavata sia al di sotto del piano di campagna, e quindi sotto il classico “piano di calpestìo”, sia perforando i fianchi di rilievi collinari o montuosi. L’opera ipogea possiede almeno due pareti, una volta, un piano pavimentale ed ha dimensioni variabili. Può essere composta da un solo ambiente oppure articolarsi in più vani e su uno o più livelli tra loro comunicanti. Può avere uno o più accessi, una o più prese d’aria e in situazioni particolari essere dotata di finestrature o lucernari a gola di lupo che danno all’esterno.

Se scavata in un materiale coerente, come ad esempio l’arenaria o il tufo, può non necessitare di strutture di contenimento o portanti. Per rispondere a specifiche caratteristiche può essere stata rivestita, completamente o parzialmente, in argilla, legno, intonaco, muratura o calcestruzzo di cemento armato. Si ricordano i tunnel stradali, alcuni particolari cunicoli idraulici privi di rivestimento, oppure tombe e catacombe scavate nel tufo e nella trachite. In altri casi, come ad esempio nelle cosiddette “gravine” delle Murge apulo-lucane in Italia, si sono scavati i fianchi delle valli di erosione fino ad ottenere tombe, luoghi di culto e di abitazione. Le opere militari sotterranee sono spesso rinforzate internamente con muri e pilastri in pietra o in calcestruzzo di cemento armato, per contenere le spinte del terreno e gli effetti delle bombe. In molte miniere abbiamo invece le strutture di sostegno e di contenimento in pietra, in muratura, in legno e, in quelle più recenti, anche in metallo. Questo per evitare i cedimenti strutturali, o per limitarne gli effetti, anche all’incontro con materiali incoerenti.

Altre opere considerabili come ipogee

Si è constatato che circoscrivere le ricerche agli ambienti chiaramente sotterranei, quindi con ben delineate caratteristiche, è riduttivo. Vi sono innumerevoli altri tipi di ambienti che devono essere compresi nel catalogo, anche se talvolta hanno solo una parvenza di sotterraneità.

Si pensi semplicemente a una “fossa” praticata nel terreno. La differenza tra questa “buca” e un pozzo ordinario profondo ottanta metri sta essenzialmente nelle dimensioni: non sempre si avrà la necessità di studiare e censire una “buca” profonda poche decine di centimetri, mentre un pozzo sarà sempre oggetto d’indagine. In ogni caso i pozzi non sono comunemente dotati di volta di copertura e il loro fondo non è assimilabile a un piano di calpestìo. Lo stesso dicasi di particolari cisterne, costituite da una semplice perforazione del terreno di forma cilindrica o subcilindrica, come ne sono state rinvenute presso la Civita di Tarquinia (Viterbo), antica città della Dodecapoli etrusca.

Gli scavi a giorno che si evolvono nel sottosuolo, come in talune cave e miniere, occorrerà considerarli nella loro totalità e non limitarsi alla sola parte sotterranea. Diversamente, si rivela utile l’indagine anche in coltivazioni essenzialmente a giorno: si tratta pur sempre di asportazioni di suolo e sottosuolo. Acquedotti, fognature, opere di percorrenza, cunicoli e gallerie di contromina, possono essere stati realizzati in trincea e poi ricoperti con terra o materiale di riporto, risultando oggi, a tutti gli effetti, sotterranei. Inoltre, taluni canali, rogge e fossati, posti a protezione di cinte murarie, a seguito di mutate esigenze ed espansioni del tessuto urbano, vengono generalmente dotate di volta di copertura e relegate al di sotto dei nostri sguardi.

Varie fortificazioni bastionate, costruite tra XVI e XVIII sec., conservano al loro interno ambienti assai articolati con casematte, sortite, depositi, cisterne e gallerie di collegamento. Un esempio eclatante è dato dalla struttura difensiva di Bergamo, realizzata dalla Serenissima Repubblica di Venezia a partire dal XVI sec. Seppure si tratti generalmente di costruzioni in elevato i loro ambienti presentano le caratteristiche proprie delle cavità artificiali. Inoltre tali manufatti possono essere oggi totalmente ricoperti di terra, come nel caso del cinquecentesco Bastione dell’Acquasola a Genova, e non più riconoscibili dall’esterno. In altri casi, come presso la fortezza di Verrua (Torino), i bastioni sono stati spianati, ma in un caso si sono conservati i tratti di una galleria di collegamento. Non è raro osservare come in qualche costruzione militare siano stati ricavati a posteriori cunicoli di contromina per potenziarne la capacità difensiva, oppure di mina per la demolizione: angusti e bui, sono tranquillamente oggetto d’indagine.

Nel campo delle cavità naturali si osserva come varie grotte siano state interessate da attività estrattive. Studiando le cave e le miniere non si può non considerare ogni genere di coltivazione, dunque includendo quelle operate in grotta e senza quantificare l’entità dell’intervento. Non si terrà in considerazione il sistema di catalogazione speleologico, in base al quale solo le cavità naturali aventi le superfici interne modificate artificialmente in misura superiore al 50% sono da considerarsi artificiali. Anche poche tracce risultano talvolta sufficienti a fornire dati, i quali rimangono sempre e comunque informazioni valide soprattutto se inserite in contesti più ampi. Per estensione, tutte le grotte che rechino tracce di lavoro umano possono essere catalogate tra le cavità artificiali.

S’includerebbero così anche le sepolture: si lascia chiaramente al senso pratico, e soprattutto alle competenze di chi indaga, l’operare una consona selezione. Una semplice deposizione non fa necessariamente della grotta una “cavità artificiale”. Di contro, l’erezione di murature per la costruzione di un sacello, oppure di una fortificazione, danno luogo ad una catalogazione in tale senso.

Le stesse “vie cave” (strade in trincea) costituiscono un motivo di studio, soprattutto in considerazione del fatto che lungo tali percorsi si aprono sovente delle cavità artificiali. Lo stesso dicasi per le trincee militari. Alla luce dei lavori condotti, si può constatare come le operazioni di ricerca e di studio siano state svolte anche in ambienti non propriamente sotterranei. Tornando agli acquedotti ipogei, questi possono presentare anche parti a giorno il cui condotto interamente in muratura correrà su arcate o sostruzioni: sovente: nello studio del manufatto non si potrà prescindere dal suo totale esame. Questo vuol dire che l’analisi di una semplice cavità può comportare l’estensione delle ricerche nel senso più ampio del termine.

Opere da considerare ipogee

La funzione assolta da un manufatto ne determina l’appartenenza a una specifica tipologia. Occorre considerare che l’opera non è sempre il frutto di un intervento unico e, al momento della nostra indagine, può risultare articolata in più fasi distribuite lungo un variabile arco temporale. In linea di massima la cavità artificiale può essere stata soggetta anche a interventi che ne hanno mutato sia la struttura sia l’originaria funzione.

Si riconoscono e si censiscono come opere ipogee i tipi di manufatti sotto elencati, considerandoli senza operare altra distinzione se non quella che li classifica in una ben precisa tipologia e nella relativa sottotipologia.

  1. Opere realizzate dall’Uomo che s’inoltrano nel suolo, nel sottosuolo, nei fianchi di rilievi.
  2. Opere che genericamente incidono il suolo e il sottosuolo come strade in trincea e trincee.
  3. Opere costruite all’interno di trincee e coperte a lavoro ultimato come, ad esempio, taluni acquedotti oppure alcune opere difensive.
  4. Opere realizzate a cielo aperto e successivamente dotate di copertura come, ad esempio, i corsi d’acqua e i canali artificiali dotati di volta, sia essa coeva o posteriore all’impianto idraulico stesso.
  5. Opere costruite fuori terra e successivamente ricoperte sia artificialmente che a seguito di eventi naturali.
  6. Particolari ambienti come i locali “alla prova di bomba”, le casematte ed i forti corazzati moderni, nonchè le opere di mina e contromina realizzate anche all’interno degli alzati, sia in fase con il manufatto che ricavati successivamente mediante uno scavo, anche in rottura di muro.
  7. Opere realizzate sfruttando nicchioni e sottotetti rocciosi.
  8. Cavità naturali antropizzate, ovvero le grotte interessate da attività estrattive, oppure che recano tracce di ampliamento o semplice adattamento per mano dell’Uomo, comprendendo le costruzioni a carattere cultuale, insediativo, difensivo, ecc.

Testi di riferimento:

Roberto Basilico et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1 (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007.

Gianluca Padovan (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005.

 

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 Cisterna del Lantro (Bergamo).