Costruito nel 1938, il bel palazzo s’affaccia su di una nota piazza milanese. Il proprietario ci accompagna cortesemente a visitare le sue cantine laddove vi è ancora oggi il rifugio antiaereo.

La porta in ferro e cemento della SISTI ha una data timbrata con l’inchiostro, perfettamente leggibile: SET 1939. Un’altra scritta, a vernice nera, all’interno di una successiva porta blindata recita: USCITA.

Tra le classiche cose che possono ingombrare uno spazio oggi adibito a cantina si scorge, un po’ “seppellita”, una panca in muratura, la classica “seduta” per gli occupanti del rifugio.

La cosa curiosa è che nel 1943 si era installato nel palazzo un non ben identificato “comando” tedesco e parte o tutto il rifugio antiaereo era stato da loro occupato. Nel 1945, a guerra conclusa, nel palazzo e quindi anche nel rifugio si era installato un altro non ben identificato “comando”, stavolta americano.

Su di una porta in legno d’epoca leggiamo: Beer Bottles.

Difatti, come rammenta il proprietario dello stabile, nello spazio cantinato gli americani tenevano le casse contenenti le bottiglie di birra.

Si ricorda anche come tutta la cantina, rifugio compreso, fossero stati lasciati perfettamente puliti e in ordine dai tedeschi, mentre gli americani lasciarono il posto decisamente sporco.

Se gli aneddoti curiosi e simpatici si susseguono tra una stanza e l’altra, emerge comunque dai ricordi il dramma della guerra, di una Milano parzialmente rasa al suolo e abbandonata perché buona parte della popolazione civile (soprattutto i bambini) era stata “sfollata”.

«Ricordo che quella via aveva le case sul lato destro tutte demolite, mentre quelle sul lato opposto si erano salvate…», racconta il distinto signore prima di chiudere alle spalle l’ultima porta blindata.

Un altro tassello si è aggiunto all’indagine sui rifugi antiaerei di Milano.

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