Costruito a cavallo delle mura urbane nella seconda metà del XIV secolo, il Castello di Porta Giovia è stato oggetto di restauri, riedificazioni e di drastiche riduzioni. Ad esempio, la cinta protettiva esterna, denominata Ghirlanda, è stata abbattuta alla fine dell’Ottocento, ma al di sotto sono rimaste integre e percorribili numerose strutture medievali. I sotterranei sono realizzati in mattoni a vista e gli elementi lapidei, prevalentemente in serizzo, servivano soprattutto all’alloggiamento dei cardini e dei paletti per la chiusura dei portoni interni, per serrare le grate di chiusura dei condotti sia d’aerazione sia idraulici e per riquadrare le numerose feritoie (G. Padovan, Castrum Portae Jovis Mediolani. Il Castello Visconteo-Sforzesco di Milano dai disegni di Leonardo da Vinci all’Archeologia del Sottosuolo, Hypogean Archaeology -Research and Documentation of Underground Structures- N°14, British Archaeological Reports International Series 2949, Oxford 2019).
Alcune parti della Ghirlanda sono state utilizzate come rifugio antiaereo, forse già nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Stando invece all’elenco stilato dal Comune di Milano nel 1940 nella Galleria di Controscarpa e nella Ghirlanda erano stati ricavati i rifugi n. 31 e n. 32. In particolare, dalla Torre del Piombo, che si affaccia su Viale Bartolomeo Gadio, un tempo si poteva accedere tramite una sinuosa scalinata ad uno dei rifugi antiaerei.
Nella Galleria Vercellina, nei primi anni del nuovo millennio, è stato rinvenuto un frammento di targa cartonata con i resti di lettere in colore azzurro sbiadito che ingiungeva: VIETATO FUMARE. I recenti interventi manutentivi del complesso, durati un paio d’anni e conclusi nel 2008, hanno rimosso quasi ogni traccia di tali apprestamenti.
In previsione della guerra, o durante i primi mesi di ostilità, era stato installato, o semplicemente potenziato, il sistema d’illuminazione interno ed erano stati creati dei gabinetti che in alcuni casi smaltivano i rifiuti in ambienti ulteriormente sotterranei e ad oggi ancora inesplorati. Ma dopo i primi bombardamenti ci si era resi conto che i locali non erano poi così sicuri e pare che siano stati chiusi al pubblico. Si è provveduto, inoltre, a fare realizzare dei rifugi nei sotterranei del Castello e per l’esattezza nei locali inferiori delle torri angolari a base quadrata, d’epoca viscontea. Presso l’Archivio del Comune di Milano sono conservati alcuni documenti relativi ai rifugi antiaerei realizzati nel Castello di Porta Giovia; nel «Contratto avente per oggetto “Esecuzione di opere di protezione antiaerea nei locali sotterranei del castello Sforzesco”» si può leggere: «L’anno millenovecentoquarantuno XIX E.F. ed il 5 novembre negli Uffici del Comune di Milano. Premesso che con delibera podestarile 22 luglio 1941 XIX, resa esecutiva dalla R. Prefettura con atto n. 46191 Div. IV in data 5 agosto 1941 XIX, stabilivasi di procedere per trattativa privata all’appalto delle opere di protezione antiaerea nei locali sotterranei del Castello Sforzesco adibiti a custodia delle opere d’arte; ecc.» (Cittadella degli Archivi, Archivio Civico di Milano, Fascicolo n. 150 del 1955, Ripartizione Servizi e Lavori Pubblici).
Si ricorda che le ali della fortezza sono state colpite e distrutte dalle bombe e un paio di foto al riguardo si possono vedere nella pubblicazione Storia illustrata del Castello (G.G. Belloni, Storia illustrata del Castello, Ufficio Stampa del Comune di Milano -a cura di-, Milano 1968, p. 87).

 

       

La documentazione del lavoro d’indagine svolto dall’Ass.ne SCAM-FNCA è stata pubblicata anche in: Maria Antonietta Breda, Claudia Ninni, Gianluca Padovan, Catalogazione archeologica di una realtà sommersa: i rifugi antiaerei di Milano nelle strutture antiche e moderne, in R, Basilico, M.A. Breda, G. Padovan (a cura di), Atti III Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo: Massa 5-7 ottobre 2007. Archeologia del rifugio antiaereo: utilizzo di opere ipogee antiche e moderne per la protezione dei civili, Hypogean Archaeology N. 6, B.A.R. International Series 2218, Oxford 2011, pp. 65-194.