Muso appuntito e malattie
Oramai possiamo affermare che dal 1988, data d’inizio delle nostre indagini ufficiali al Castello di Milano, ad oggi non abbiamo incontrato né topi né ratti nei sotterranei.

Ci sono invece, fortunatamente, i gatti. E chi li cura.

Topo: il peggior “amico” dell’essere umano
Vediamo perché i topi e soprattutto i ratti siano i “peggiori amici” dell’essere umano.
Innanzitutto topo e ratto non sono l’identico animale chiamato con nomi differenti. Difatti, nel Vocabolario, alla parola topo leggiamo: «Nome comune dei roditori della famiglia muridi e di altre famiglie affini (gliridi, cricetidi); in senso più ristretto il nome è riservato alle specie della sottofamiglia murini, che comprende forme dal muso appuntito, occhi rotondi, orecchie grandi, mano e piede provvisti rispettivamente di 4 e 5 dita, coda lunga rivestita di squame e peli corti e radi. Senza altra denominazione si intendono per topo, nell’uso corrente, le due specie commensali Mus musculus e Mus domesticus, di piccole dimensioni, comuni nelle case» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, vol. iv, Roma 1994, p. 879).
Il ratto, specie di topo, è portatore di così tante malattie che nemmeno ce lo s’immagina.
Il così detto “topo delle fogne” o “ratto delle chiaviche” è il Rattus norvegicus, chiamato anche “surmolotto” o “pantegana”. A dispetto del nome scientifico latino è indicato come «specie di origine asiatica, il cui areale di diffusione postglaciale doveva probabilmente coincidere con la Cina settentrionale e la Siberia sud-orientale» (Marco Massetti, Uomini e (non solo) topi, Firenze University Press, Firenze 2008, p. 111).
In città abbiamo anche il “ratto nero”, detto meno comunemente “ratto dei tetti”, ovvero il Rattus rattus. Originario del sub continente indiano, è penetrato in Europa portandovi i germi della peste.
È inutile negare che gli impianti fognari siano l’habitat preferito della pantegana: temperatura costante, casetta già pronta, rifiuti organici in abbondanza, nessun predatore che li contrasti. Alcuni studi hanno stabilito che le pantegane siano affezionate alle architetture d’epoca e difatti prediligono le antiche e vecchie fognature di mattoni piuttosto che le moderne di calcestruzzo e cemento armato. In ogni caso i topi albergano soprattutto dove ci sono aree degradate e accumuli di materiale che invece deve essere trasportato nelle apposite discariche (Ippolito Edmondo Ferrario, Gianluca Padovan, Alla scoperta di Milano sotterranea, Newton Compton Editori, Roma 2018, p. 461).
Se i fattori determinanti per l’insorgenza dei “morbi” sono soprattutto la carenza d’igiene personale e la sporcizia in generale, i topi e soprattutto i ratti sono vettori di pericolose malattie.
La Storia dell’umanità è segnata dalla presenza della così detta “Morte nera: il batterio della peste. Si tratta di una malattia infettiva contagiosa, con grave sintomatologia acuta che determina un alto tasso di mortalità, manifestandosi in “peste bubbonica” o in “peste polmonare”. È causata dal batterio Yarsina pestis, che viene trasmesso all’essere umano dalle pulci del “ratto nero”, ma non da lui solo. Anche la pantegana ospita pulci portatrici della peste, ma queste non si “attaccano” al bipede, o almeno così dicono i testi scientifici. Nel XIV secolo Azario ha parlato della terribile pestilenza che aveva colpito anche la Lombardia: «L’anno scorso, d’estate, la peste ha raggiunto Milano e ha imperversato per il contado, tanto che, nell’inefficacia d’ogni rimedio, in città e nei sobborghi in breve tempo sono morti 77.000 uomini. Nel contado ne sono morti tanti che non si può dirne il numero» (Pietro Azario, Cronaca della Lombardia e dei Visconti (Chronicon), Associazione Culturale Liutprand, Pavia 1997, p. 161).
Alessandro Manzoni ci ricorda della peste a Milano parlando del famoso processo contro Gian Giacomo Mora: «Ai giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a grandi supplizi atrocissimi alcuni accusati d’aver propagato la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili, parve d’aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che, nella sentenza medesima, dopo aver decretata, in aggiunta de’ supplizi, la demolizion della casa d’uno di quegli sventurati, decretaron di più, che in quello spazio s’innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame, con una iscrizione che tramandasse ai posteri la notizia dell’attentato e della pena» (Alessandro Manzoni, Storia della colonna infame, Gianluca Barini (a cura di), R.C.S. Libri, Milano 2002, p. 21).
Se la peste è comunemente nota quasi altrettanto lo sono la rabbia e la leptospirosi, meno altre malattie. Sull’argomento si potrebbe redigere un’intera enciclopedia. Si riporta una semplice elencazione delle malattie che i roditori possono trasmettere sia direttamente sia indirettamente. Il semplice elenco delle malattie sotto riportato è in ordine alfabetico e puramente indicativo, riunendo senza distinzione le malattie batteriche, infettive e virali.

– Anaplasmosi granulocitica umana. Si può trasmettere attraverso le zecche dei roditori.
-Angiostrongilosi. Si contrae attraverso verdura non lavata o lavata male, molluschi infetti, ecc., ma anche mediante generi alimentari contaminati da feci di roditori.
-Arenavirus. Famiglia di virus contraibili attraverso un roditore; conta ventidue specie diverse.
-Babesiosi. Infezione causata dalla Babesia, un parassita dei roditori.
– Borrelliosi di Lyme. Si contrae dal morso di zecche infette e tra gli animali coinvolti nella diffusione vi sono anche i ratti di chiavica.
– Coriomeningite linfocitaria (Arenavirus). Virale, si contrae attraverso il contatto con gli escrementi di roditori infetti o inalando polveri contaminate.
– Febbre bottonosa mediterranea. Nella diffusione vi sono coinvolti topi e ratti.
– Febbre emorragica con sindrome renale (Hantavirus). Attraverso contatto o ingestione di escrementi di roditori oppure aerosol infetti, o da morso.
– Febbre emorragica di Omsk. Il topo ne è il vettore, ma viene trasmessa dalle sue zecche.
– Febbre di Lassa. Trasmessa da topi e ratti mediante le loro feci e la saliva.
– Febbre da ratto. Dovuta a morso o a contatto di roditori infetti, trasmessa anche dalle loro secrezioni.
– Febbre da zecca del Colorado. Trasmessa da roditori, ma soprattutto dai ratti.
– Hantavirus. Serie d’infezioni che producono varie malattie e di cui i roditori possono essere portatori.
– Leptospirosi. La contaminazione di suolo e soprattutto delle acque di rogge e canali avviene attraverso le urine infette di topi, ratti neri e pantegane.
– Salmonellosi. A parte i veicoli di diffusione più comuni, i ratti possono propagare l’infezione se contaminati e diffonderla anche attraverso gli escrementi.
– Tifo epidemico. Si contrae anche attraverso il contato con feci di roditori infetti.
– Tifo murrino. È trasmesso anche da acari, pidocchi e pulci i cui vettori possono essere topi, ratti e talvolta anche i gatti; si contrae anche attraverso il contato con feci di roditori infetti.
– Toxoplasmosi. Malattia che si può contrarre dai cibi e tra i cui vettori figurano anche topi e ratti.
– Tularemia. Infezione batterica derivata dall’ingestione o dal contatto di cibi infetti, puntura d’insetti infetti o direttamente da roditori.

Come è stato scritto nel libro “Alla scoperta di Milano sotterranea”: «non riusciamo a capire come mai i fumetti, i cartoni animati e taluni racconti per bambini con protagonisti i topi abbiano riscosso tanto successo e ancora oggi vadano per la maggiore, o quasi. Il topo e il rattone saranno anche simpatici (forse), ma senz’ombra di dubbio non sono i nostri “animali da compagnia”. Invece ci sentiamo di dovere innalzare un elogio al gatto. Animale strano, legato a molteplici storie e leggende, presenta innato l’istinto di dare la caccia al topo. E già solo per questo fatto meriterebbe la massima attenzione. Senza entrare in polemiche diremo semplicemente che l’istituzione di apposite casette dove albergare le colonie di gatti deve essere diffusa capillarmente su tutto il territorio urbano e suburbano. Se l’essere umano civile lo si vede innanzitutto dal grado di igiene, di ordine e di pulizia, a maggior ragione le “casette per gatti” devono essere igienicamente controllate e altrettanto controllate dovranno esserlo le colonie di felini da veterinari appositamente incaricati dal Comune. Loro, ovvero i gatti, forniscono un servizio a dir poco indispensabile, ma noi dobbiamo meritarcelo!» (Ippolito Edmondo Ferrario, Gianluca Padovan, Alla scoperta di Milano sotterranea, Newton Compton Editori, Roma 2018, pp. 462-464).

 

 

       

 

A proposito dei gatti, ecco un video a dir poco illuminante:
ROSI E LA COLONIA FELINA DEL CASTELLO SFORZESCO DI MILANO

Da quarantadue anni (il video è del 2016) la Signora si occupa dei gatti del Castello. Purtroppo in tempi recenti le hanno rubato la bicicletta ben sei volte… nel Castello!