Nel corso delle indagini si possono incontrare opere ipogee di controversa interpretazione e di cui non è possibile stabilire con precisione la destinazione originaria. Questo a causa del continuo utilizzo nel tempo dell’ipogeo, magari con la conseguente mutazione della struttura originaria, e unitamente all’assenza di documentazione scritta, testimonianze orali, ecc.

Talvolta alcune opere non sono invece collocate in una specifica tipologia per ricerche insufficienti o comunque limitate, rimanendo così ascritte all’albo delle cose non identificate, “strane” o, peggio, “misteriose”.

Alle porte di Tarquinia (VT) vi sono due tumuli definiti “orientalizzanti” e nel tamburo del maggiore si apre l’accesso a un cunicolo che scende al di sotto del monumento funebre per condurre a un pozzetto quadrangolare, profondo poco meno di 2 m. Oltre prosegue per qualche metro ancora, descrivendo una curva. Parte del tamburo è stato restaurato in tempi relativamente recenti rifacendo in mattoni anche l’accesso al cunicolo, togliendo così la possibilità di capire se l’opera sia o meno in fase con il monumento. Solo la completa rimozione dell’interro, unitamente allo scavo di tipo stratigrafico (almeno dello spazio antistante l’accesso), fornirebbero elementi per la comprensione dell’insieme. In ogni caso, allo stato attuale, il cunicolo rimane classificato come “opera non identificata”.

A Cattolica (Rimini) la Grotta Paparoni è articolata in modo particolare: «Si accede alla galleria voltata a botte tramite una ripida scala, cui segue un portale che dà su una rampa in discesa orientata parallelamente a v. Cattaneo, a metà della quale è posto un incrocio con volta a vela (su cui è identificabile un disegno a forma cruciforme dei laterizi) da cui si dipartono due brevi bracci con terminazione a pianta semicircolare e copertura a semicatino; il percorso prosegue in discesa fino ad un innesto a T posto a quota -5,00 (rif. soglia ingresso v. Cattaneo) con incrocio con volta a crociera, da cui rami si aprono -formando nei punti d’incrocio delle volte a vela- sei brevi bracci identici a quelli sopra indicati, con esclusione di quello posto a sinistra della rampa il quale continua con un percorso che attraverso una piegatura del percorso con volta anulare, sfocia in una sala a pianta ottagonale con pilastro centrale -orientata secondo gli assi cardinali- dalle cui facce si dipartono le costolature delle arcate a tutto sesto, che determinano nel loro interspazio volte a vela su base triangolare; sui lati dell’ottagono si aprono sette brevi bracci identici a quelli sopra descritti, con arcate a tutto sesto. Lungo il percorso della galleria si aprono 8 piccole nicchie con arco a tutto sesto; due prese d’aria a sezione semicircolare si aprono nella sala ottagonale sopra il braccio in direzione Nord, ed alla estremità lato Mare del braccio a T (ora murata, originariamente affacciata ad un pozzo)» (Castelvetro M., Schede delle gallerie esistenti o rinvenute, in Gallerie sotterranee a Cattolica, Catalogo della Mostra, Comune di Cattolica – Assessorato alla Cultura, Quaderni dell’Antiquarium IV, Cattolica 1997, pp. 52-58).

Le conclusioni sono che forse si tratti di un ambiente legato a riti iniziatici. In ogni caso, pur riutilizzato come cantina, la sua originaria destinazione rimane al momento sconosciuta.

La Grotta Paparoni non è un esempio isolato: in altri centri quali Gradara, Trebbio Antico, Santarcangelo di Romagna, Sirolo, Osimo, Camerano, nonché in altri ancora e compresi in questa estesa fascia di territorio, abbiamo opere analoghe. Sono dotate di scalinate, e in alcuni casi di discenderie, che s’inoltrano nel sottosuolo per poi proseguire in piano con un impianto principale generalmente è costituito da:

– unica galleria rettilinea da cui ortogonalmente si staccano brevi bracci;

– unica galleria che si sviluppa con angoli generalmente retti od ottusi, da cui ortogonalmente si staccano brevi bracci;

– due gallerie rettilinee, più raramente tre, da cui ortogonalmente si staccano brevi bracci, collegate tra loro.

Molte presentano una stanza terminale a pianta circolare o quadrangolare, più raramente poligonale o dal perimetro irregolare. Le stanze più grandi hanno la volta sorretta da colonne. Molti sotterranei sono rivestiti in mattoni e hanno la volta a botte, con varie risoluzioni architettoniche negli incroci e nelle sale. Non tutte sono interamente percorribili, presentando talvolta tamponamenti o interri.

Testi di riferimento:

Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005.

Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including introductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007.

Basilico Roberto et alii (a cura di), Archeologia del rifugio antiaereo: utilizzo di opere ipogee antiche e moderne per la protezione dei civili, Atti III Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo, British Archaeological Reports, International Series 2218, Oxford 2011.

 

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