Denominazione: Pozzo S.C.A.M. (tavv. 25 e 26)
Numero catastale: CA 01013 LA VTUbicazione: Pian della Regina
Cartografia: I.G.M. 142-1-NO; C.T.R. 354100 TARQUINIA NORD; Modus 1:2000 10/1983
Quota: 161.8 m s.l.m.
Posizione: /
Unità geologica: Calcare di Tarquinia; Pliocene Inferiore e Medio
Svolgimento lavori: settembre 1989, marzo 1991
Operazioni condotte: esplorazione anche speleosubacquea, rilievo planimetrico, servizio fotografico e cine-televisivo
Stato di conservazione: buono
Contesto: assente
Interventi: rimozione della terra attorno all’accesso, riapertura del secondo punto di luce, svuotamento, consolidamento accesso cunicolo e svuotamento dello stesso.
Avvertenze: all’atto dello svuotamento tenere sotto controllo la staticità del rivestimento della camera
Collocazione: situata nelle vicinanze del Casale degli Scavi, l’opera è chiusa con un tombino.
Forma: lo scavo ad asse verticale ha sezione rettangolare con i lati minori a semicerchio esterno; dà accesso a un ambiente con parte sommitale a sezione ellittica il quale va ad assumere sezione circolare verso il fondo, che risulta allagato. Dall’ambiente si diparte un cunicolo a forma ogivale.
Destinazione: dovrebbe trattarsi di una cisterna.
Imboccatura: come si può osservare nei rilievi planimetrici in sezione, l’accesso è costituito da una lastra monolitica in pietra, spessa 0,2 m, in cui è stato ricavato un foro circolare del diametro interno di 0,42 m, con una sede esterna del diametro di 0,5 m, in cui è alloggiato un tombino in cemento.
Dimensioni: profondità totale 17 m; alla sommità del cono detritico misura 16 m e a livello dell’acqua 14.2 m (livello a settembre 1989). La sezione orizzontale della canna del pozzo, rettangolare e con i lati corti a semicerchio esterno, misura a 1.4 m dall’ingresso 2.3×1 m. Verso la parte terminale tende ad assumere una sezione ellissoide. L’imboccatura, vista dall’interno (sez. E), doveva dare spazio a due distinti accessi, separati e sorretti da un archetto centrale composto da dieci conci a sezione rettangolare. Il secondo accesso è attualmente obliterato da due lastre di pietra, una delle quali recante un incavo semicircolare identico alle pedarole ricavate nel rivestimento, sorrette da mensole aggettanti come visibile nelle sezioni GG’ e FF’. Forma e dimensioni rimangono inalterate fino a 8 m, per scampanare leggermente fino a 10 m. A questo punto si allarga decisamente a formare una camera, assumendo sezioni orizzontali prima ellittiche e successivamente quasi circolari, misurando a livello dell’acqua 4.7×4.65 m.
Pedarole: in corrispondenza dell’accesso attualmente obliterato ne scende un ordine per tutta la lunghezza della canna, ricavato anche nel rivestimento della stessa; sono scavate accuratamente e poste a intervalli abbastanza regolari di 50 cm.
Condutture: si nota la bocchetta rettangolare di una probabile canalina al centro del lato ovest, di poco sotto la vera.
Osservazioni: al di sotto dell’accesso l’opera è incamiciata fino a 2.75 m di profondità con pietre squadrate in corsi regolari; lungo il lato nord, posti tra l’ultimo corso e la roccia, si notano due mattoni accostati di testa. La parete della camera è nella sua parte superiore, seppure con andamento irregolare tendente a scendere, in roccia a vista. Al di sotto della roccia l’ambiente è rivestito con grandi conci di pietra locale ben squadrati e messi in opera con precisione. Lungo l’irregolare bordo di contatto tra la roccia e i conci si sovrappongono a questi dei blocchetti quadrangolari di pietre bianche, nere e rossicce, creando un interessante effetto policromo. A loro volta i conci poggiano su corsi abbastanza regolari composti da pietre sbozzate di spessore modesto, anche sotto il livello dell’acqua fino all’interro. Anelli ora chiari ora scuri marcano nella parete della camera i livelli raggiunti dall’acqua nel corso del tempo. Dalla camera si inoltra nella roccia un cunicolo.
Nel marzo del 1991 è stata effettuata la ricognizione speleosubacquea, la quale ha confermato l’esistenza di un ampio cono detritico, precedentemente supposto tramite lo scandaglio con pertica graduata. E’ costituito da circa 30 cm di limo sotto cui vi sono legni, rami d’albero, blocchi di roccia e frammenti di laterizi. L’acqua è stagnante e non si nota alcun apprezzabile ricambio.
Note: occorre eseguire la datazione dei mattoni.
Bibliografia: Padovan 1996, p. 46; Padovan 1999a, pp. 10-13; Padovan 1999b, pp. 54-55; Padovan 2000 a, pp. 112-115.

 

     

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