Si tratta di uno scavo ad asse verticale del terreno, a sezione circolare, quadrata, poligonale, ellittica, etc., finalizzato a raggiungere un sottostante acquifero (pozzo filtrante o freatico).

Quando un pozzo ordinario giunge a una falda freatica l’acqua di questa non sale mai al di sopra del piano di campagna, a meno che il pozzo si trovi in prossimità della zona di scarico della falda.

Se lo scavo è praticato in un terreno incoerente è necessario provvedere a un rivestimento e i pozzi possono essere incamiciati con pietrame, ciottoli, conci, mattoni, o apposite forme curve in cotto legate tra loro con grappe o strisce di piombo.

In prossimità della Cascina Torretta di Sesto San Giovanni (Milano) si è ispezionato un pozzo quadrato rivestito in mattoni per i primi metri, ma verso il fondo, in corrispondenza dell’acquifero, si sono rinvenuti i resti di assi di legno inchiodate a sostituzione del paramento murario. Tale soluzione era applicata con una certa frequenza e, talvolta, in sostituzione e per praticità si affondava una botte.

In ogni caso i pozzi possono essere provvisti di rivestimento anche se lo scavo viene praticato nella roccia.

Un elemento caratterizzante sono le cosiddette pedarole. Trattasi di incavi praticati nella parete della perforazione per consentire, o per facilitare, la discesa e la risalita nel corso delle operazioni che scandivano la nascita e la vita del pozzo. Le troviamo generalmente scavate con cura nelle pareti rocciose e poste a distanze regolari, lungo direttrici vicine o contrapposte. Meno spesso sono irregolari e disposte senza un apparente ordine.

Seppure abitualmente circolare, la sezione del pozzo può essere quanto mai varia, con risoluzioni ellittiche, quadrangolari, poligonali o miste. Si è potuto osservare un pozzo ellittico nei pressi della Villa Pusterla di Limbiate (Milano): profondo 42 m, quattro risultavano sommersi e le dimensioni dei due assi misuravano 80×60 cm; l’interno era intonacato a calce. In uno degli ambienti semi sotterranei dei Chiostri della Chiesa di Sant’Eustorgio, a Milano, la canna di un pozzo è composta da un primo tratto a sezione quadrata che s’innesta su una circolare.

La profondità è soggetta alla quota dell’acquifero da captare, e generalmente non si spinge oltre i 60 m, seppure le eccezioni siano varie e possano anche giungere ai 100 m, come nel pozzo seicentesco scavato nella fortezza di Verrua (Torino), che captava l’acqua di subalveo del fiume Po.

Altro esempio è dato dal Pozzo di Moncrivello (Vercelli) scavato in un terreno morenico e profondo 85.48 m. Il diametro interno varia da 1.3 a 1.2 m ed è interamente rivestito in mattoni, tranne l’ultimo metro e mezzo, rivestito in legno. Al momento dell’esplorazione e del rilievo (settembre 2005), eseguito da speleologi dell’Associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità Artificiali Milano), è risultato asciutto.

L’acqua si attingeva (e ancora in alcuni casi si attinge) per mezzo di un cilindro o altra struttura, su cui era fissata la corda con il secchio, e girato da una manovella. Oppure si faceva scorrere la corda nella gola di una rotella (o carrucola) agganciata a una sovrastruttura che poteva essere anche di eleganti forme. Un altro sistema era quello di tenere imperniata una lunga stanga, recante a un’estremità la secchia e all’altra un contrappeso. Questo semplice e discontinuo metodo d’innalzamento dell’acqua (shaduf) è tuttora praticato in alcune zone del Nord Africa e dell’Oriente. L’acqua si poteva trarre in superficie anche adottando ruote a cassetti, norie, coclee, pompe a stantuffo.

Testi di riferimento:

Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005.

Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007.

Maria Antonietta Breda, Gianluca Padovan, Archeologia dell’Acqua potabile a Milano. Dagli antichi pozzi ordinari al moderno sistema di acquedotto urbano, British Archaeological Reports, International Series 2894, Oxford 2018.

 

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Pozzo di Moncrivello (Vercelli) scavato in un terreno morenico e profondo 85.48 m,

esplorato e rilevato da SCAM-FNCA.