OPERE O STRUTTURE DI CUI SI IGNORA L'ESATTA FUNZIONE.

Si possono incontrare opere ipogee che non svelano la loro funzione. Generalmente per ricerche insufficienti, oppure limitate, rimangono ascritte all’albo delle cose non identificate, “strane” o, peggio, “misteriose”. Altre, nonostante indagini approfondite, possono lasciare aperti vari interrogativi, sia per la loro articolazione, anche frutto di continui interventi e adattamenti, sia per la totale assenza d’elementi interni ed esterni, o per la mancanza di documentazione scritta.

Alle porte di Tarquinia (Viterbo) vi sono due tumuli definiti “orientalizzanti”. Nel tamburo del tumulo maggiore si apre l’accesso a un cunicolo che con discreta inclinazione scende al di sotto del monumento funebre per condurre a un pozzetto quadrangolare, riempito di detrito, profondo poco meno di 2 m. Oltre, questo cunicolo prosegue per qualche metro ancora, descrivendo una curva, finendo su fronte di scavo. Parte del tamburo è stato restaurato in tempi relativamente recenti. L’accesso al cunicolo è stato rifatto in mattoni a vista, togliendo così la possibilità di capire se l’opera fosse o meno in fase con il monumento. Ovvero se fosse funzionale all’opera funeraria oppure se sia stata scavata successivamente per motivi ancora ignoti. Solo la completa rimozione dell’interro, unitamente allo scavo di tipo stratigrafico (almeno dello spazio antistante l’accesso), fornirebbero elementi per la comprensione dell’insieme. In ogni caso, allo stato attuale, il cunicolo rimane classificato come “opera non identificata”, in quanto non se ne comprende la funzione.