STRUTTURE O AMBIENTI CON VARIE DESTINAZIONI D'USO, STRETTAMENTE CONNESSI ALLA VITA QUOTIDIANA, ECONOMICA E SOCIALE DI COMUNITÀ UMANE.

Dall’acquisita conoscenza di sé l’uomo ha cominciato ad apportare modifiche all’ambiente in cui vive costruendo ripari sotto roccia, capanne, case, palazzi, opifici e viabilità, talvolta realizzando ardite architetture. Il tutto volto a ricercare una stabilità strutturale e culturale. Nell’edilizia pubblica si vede variamente sfruttato il sottosuolo con la realizzazione di opere sia sotterranee che semisotterranee applicando criteri sempre validi che ancora oggi noi utilizziamo, pur su larga scala e con materiali e macchinari differenti rispetto ai tempi passati (fig. VII.21). Tali opere sono servite, e servono innanzitutto, al vivere quotidiano per sviluppare nel sottosuolo la risposta a un vivere comunitario, anche assolvendo questioni di viabilità.

Con la nascita e lo sviluppo delle prime comunità organizzate si può verosimilmente ipotizzare una parallela ricerca di spazi anche all’interno di balze rocciose o direttamente nel sottosuolo. Nicoletti sottolinea come «l’architettura delle caverne impone connotazioni linguistiche alla natura; formazioni geologiche e accidentalità del terreno sono scelte in quanto già architettura e divengono parte di un progetto» (Nicoletti 1980, p. 63). Dettate dalla praticità, dall’impossibilità di ottenere soluzioni migliori per il livello tecnologico del momento, o per avere invece raggiunto un eccellente sistema integrato con l’ecosistema circostante, l’uomo realizza una vasta gamma di “architetture in negativo”, ottenendole innanzitutto con l’asportazione di materiale. Tale architettura non richiede necessariamente l’impiego di legname, l’estrazione di conci o la fabbricazione di mattoni; se interpretata come architettura “povera” è altresì vero che con lo stesso mattone si possono realizzare capolavori d’architettura e suburbi squallidi. In vari esempi ha toccato vertici di organizzazione nel senso più ampio del termine, difficilmente concepibili per il nostro attuale momento storico, che hanno richiesto ritmi, consapevolezza ed educazione differenti, per non dire superiori. Anche in questa tipologia sono comprese le opere civili costruite fuori terra e attualmente rimanenti sotto il livello di calpestìo.

Ad esempio, in Libia, Chiauzzi ha riscontrato cinque tipi differenti di unità abitative ipogee: «grotte naturali, altri ripari seminaturali, ipogei a parete, ipogei a pozzo e, possiamo aggiungere, ipogei a fossa» (Chiauzzi 2003, p. 171). In particolare, gli ipogei a corte riparavano meglio dalle escursioni termiche e resistevano bene alle intemperie. Erano preferiti alle usuali abitazioni in muratura e fuori terra, ma non tutti se li potevano permettere. Lo scavo era costoso e occorreva scavare e sterrare ingenti metri cubi di materiale.

1 - Abitazione rupestre

Luogo scavato in un fianco roccioso, o adattato in grotta (ad andamento orizzontale o sub orizzontale) o in un riparo sotto roccia come ricovero stabile o temporaneo, per un individuo e il suo gruppo familiare.

Con l’appellativo di rupestre si indica l’unità abitativa, ad andamento orizzontale o suborizzontale, ricavata lungo balze rocciose, anche sfruttando tetti di roccia, nicchioni o vere e proprie grotte. Scavata in rocce tenere, come taluni tufi, rocce carbonatiche o arenacee, può essere composta da uno o più vani, talvolta disposti su due livelli, e avere vari elementi scalpellati e modellati direttamente nella matrice, come sedili o armadi a muro; può altresì essere provvista, internamente o esternamente, di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, o di stillicidio, oppure di pozzi per la captazione dell’acqua di falda. In vari esempi di abitazioni rupestri si comprende quale attenzione sia stata posta nello scavo considerando orientamento e aperture per accogliere la luce solare e farla giungere il più possibile all’interno, questo sovente disposto in tale funzione. Numerose località della Toscana e del Lazio vedono l’adattamento di preesistenti tombe rupestri, in genere etrusche, e in alcuni casi la loro concentrazione dà luogo ad articolati abitati, che prendono il nome di “insediamenti rupestri”.

Nel medio corso del fiume Fiora, in area laziale, abbiamo un paesaggio caratterizzato da altipiani tufacei incisi dai corsi d’acqua, alla cui confluenza si forma talvolta un promontorio roccioso «un fossato tagliato artificialmente separa lo sperone dal sistema dei pianori retrostanti e lo trasforma in una rupe completamente isolata in tutto il suo perimetro. È questo un modello abitativo che si ripete costantemente nel territorio e che informa di sé gli attuali centri, sulla sommità dei quali sono generalmente situate la Rocca e la Chiesa; i pianori più alti ospitano le case, mentre sulle parti scoscese vengono scavate nella roccia grotte artificiali usate come cantine, come ripari per animali da cortile e per maiali, come ripostigli per attrezzi e, attualmente, come garages per automobili e trattori (…). Le caratteristiche sopra delineate si ritrovano quasi integralmente nell’insediamento di Sorgenti della Nova, che qui retrodata alla fine del secondo millennio a.C. un modello di abitato che finora si pensava nascesse in epoca etrusca e medievale, con la differenza che qui non esistono ancora, ovviamente, le case in muratura, ma anche per le abitazioni vengono usate, accanto alle capanne di legno e paglia, le grotte artificialmente scavate nel tufo» (Negroni Cotacchio 1981, p. 159).

Grotta tamponata: è un ambiente sotterraneo avente un lato realizzato in muratura che dà all’esterno e in cui è spesso ricavata la sola porta d’accesso. Si ottiene con il tamponamento di una cavità naturale (anche adattata), di un pronunciato riparo sotto roccia o semplicemente con lo scavo di una cavità artificiale ad uso abitativo propriamente detta (Laureano 1993, p. 111-114 e p. 142).

2 - Abitazione sotterranea

Luogo scavato nel sottosuolo, come ricovero stabile o temporaneo, per un individuo e il suo gruppo familiare.

Con il termine di abitazione sotterranea si indica il ricovero stabile o temporaneo scavato al di sotto della circostante quota di campagna. Lo scavo nel sottosuolo di ambienti destinati alla vita quotidiana può assumere varie forme e articolazioni, dettate innanzitutto dalla compattezza e dalla durezza della matrice rocciosa. Nello Shanxi, in Cina, si hanno esempi di abitazioni con corte a pozzo e in galleria, ancora in uso.

Damùs: tipo di abitazione ipogea della Libia, che può essere destinata ad unità abitativa oppure all’industria. Il cunicolo d’accesso è detto sghìfa, scende ripido nel sottosuolo e compie una curva per immettere nella corte a pozzo. «Certe dawamìs (plurale di damùs: N.d.A.) sono enormi e più profonde. Hanno corti con lati di dieci metri, un grande pozzo al centro dai grossi bordi, numerose stanze anche su due piani. Gli archi delle porte, rinforzati in muratura, sono mantenuti meglio. Alcuni tratti delle pareti rosse e scabre del cortile, sono intonacati a calce» (Chiauzzi 2003, p. 185).

Ipogeo a fossa: ancora in Libia abbiamo un esempio di abitazione monolocale generalmente temporanea, per i pastori e agricoltori. «Si ottiene scavando nel terreno un fosso rotondo, fondo un metro o poco più, e largo da tre metri a cinque. Gli si costruisce attorno un bordo tondo di terra e pietre, come un muretto, alto quasi mezzo metro. Si lascia una minima apertura per entrare. Il bordo sostiene rami d’albero ben robusti, ravvicinati, che servono da base per il tetto. I rami sono coperti con uno strato di trenta-quaranta centimetri di terra: questo è il tetto. La terra, ben pressata, scende compatta sino al suolo, come una cupola un pò appaiattita. Ingloba il muretto e lo rinforza, zeppando il vuoto sino a questo» (Chiauzzi 2003, pp. 191-192).

Matmatah: tipo di abitazione che prende il nome da tale regione del jbel tunisino, analoga alla damùs. È composta da una rampa in galleria che conduce alla base di una sorta di largo pozzo, variamente articolato, lungo le cui pareti vi sono gli accessi a uno o più piani di abitazioni sotterranee, anche dotate di impianti idraulici, frantoi e granai.

Vicinanza: a Massafra (Taranto) in un momento ancora da definire si è sviluppato in tipo di abitazione sotterraneo, replicato fino a tempi relativamente recenti. Scavata nel suolo una rampa discendente, generalmente dotata di gradini, e raggiunta la profondità di 4-6 m, si allarga orizzontalmente lo scavo fino ad ottenere una sorta di cortile quadrangolare denominato zoccata (o anche cava, tufara). Nelle pareti verticali (facciate di zoccata) si aprono gli accessi alle abitazioni sotterranee, composte da uno o più locali. Nel cortile vi è generalmente una cisterna alimentata da acqua piovana, una vasca per lavare la biancheria (pila) e un condotto di scarico. Il complesso così ottenuto è la vicinanza.

3 - Apiario rupestre

Luogo dove sono alloggiati gli alveari delle api.

Con il nome di apiario rupestre si indica il luogo dove sono alloggiati gli alveari e l’insieme degli alveari riuniti in una medesima cavità. La cavità è generalmente costituita da un riparo sotto roccia, o dallo scavo praticato in un fianco roccioso, entrambi provvisti di tamponatura per la creazione di un ambiente rupestre adatto all’allevamento delle api. La tamponatura presenta un accesso e aperture che comunicano con retrostanti ripiani in cui sono disposti tubi in terracotta per il contenimento dei favi. «Il lato aperto del cilindro (bocca posteriore dell’arnia) era rivolto verso il vano interno (camera di servizio). Veniva chiuso con un tappo di legno e sigillato con propoli (dalle api) e cera (dall’uomo). La tavoletta coprifavo (tappo) veniva tolta in occasione della raccolta del miele. L’arnia così concepita poteva anche essere prolungata. Le operazioni tecniche (ispezioni, fumigazione, raccolta del miele) avvenivano nella camera di servizio con tutto agio da parte dell’apicoltore» (Bixio 2002, pp. 22-23).

4 - Butto

Discarica di rifiuti, solitamente a cielo aperto, oppure all’interno di cavità naturali o artificiali.

Scavo a forma di fossa o di pozzo più o meno profondo, il butto è destinato a contenere rifiuti solidi inorganici. Può essere scavato nella roccia e lasciato privo di rivestimento interno, o sfruttare preesistenti cavità come pozzi e cisterne in disuso, oppure naturali fessurazioni della roccia, anche opportunamente allargate e adattate. Generalmente i butti si rivelano preziosi contenitori d’informazioni e possono restituire interessanti manufatti. A Montelupo (Firenze) in un pozzo e in un locale sotterraneo, utilizzati da fabbriche di ceramiche come butti per scarti di produzione, si è recuperata una vasta gamma di ceramiche del XIV-XVI sec., che oggi costituisce la parte più significativa del locale “Museo archeologico e della ceramica”.

5 - Cantina

Locale adibito generalmente alla conservazione del vino, parzialmente o completamente sotterraneo.

La cantina deve avere come requisito una temperatura fresca e costante. Lo scopo si ottiene scavandola completamente o parzialmente nella roccia, oppure costruendo in muratura un locale sotterraneo o semisotterraneo, con muri e copertura spessi per un buon isolamento termico. Avrà una sufficiente aerazione tramite finestrelle opportunamente collocate, anche a “gola di lupo”. Potrà essere preservata da infiltrazioni e umidità con strati di materiale impermeabilizzante e vespai.

Il locale è adibito alla conservazione del vino, della birra, dei distillati. Per estensione viene indicato con tale nome anche lo scantinato di un edificio, ovvero il suo piano più basso posto parzialmente o completamente sotto il livello del terreno, destinato a magazzino oppure a deposito per derrate alimentari. In alcune cantine può esservi un pozzo ordinario e in corrispondenza della sua bocca un’apertura ricavata nel soffitto per poter attingere direttamente dal piano soprastante (fig. VII.22). È inoltre possibile che vi sia un butto, oppure un pozzo perdente o un impianto fognario per lo scarico anche di acque utilizzate per la manutenzione del locale o delle attrezzature o dei macchinari in esso ospitati.

6 - Carcere

Luogo in cui vengono rinchiuse le persone private della libertà personale.

Edificio, ambiente, o serie d’ambienti, destinati ad accogliere persone in attesa di giudizio, o che devono scontare una pena. Il luogo può essere anche sotterraneo, o ricavato nei piani inferiori di opere aventi altre destinazioni. A Narni (Terni) si fraziona, in un momento ancora da stabilire, il grande locale situato sotto l’abside della chiesa di San Domenico, trasformandola in luogo di detenzione; tra i vari graffiti presenti nella cella vi sono anche due date: 1759, inciso al di sotto di un monogramma, e 1809 (Nini 1997, pp. 347-348). Nel linguaggio comune è più utilizzato il termine prigione.

7 - Camera dello scirocco

Cavità artificiale diffusa in Sicilia, destinata a soggiorno nel corso delle ore calde della giornata.

«Se si dovessero sintetizzare le caratteristiche necessarie per definire una camera dello scirocco basterebbero solo due parole: grotta e sorgiva» (Todaro 1988, p. 55). Si tratta di un ambiente sotterraneo, generalmente monocamerale e a pianta quadrangolare, il cui scavo può andare a intercettare un acquifero, oppure essere servito da un condotto idraulico. È dotato di rampa d’accesso, con un pozzetto d’aerazione praticato sulla volta, da cui giunge anche la luce, e sedili ricavati nella matrice rocciosa. A Palermo la camera dello scirocco ha una discreta diffusione a partire dal XVI sec. e pare venisse utilizzata nel corso di giornate particolarmente calde o anche per la conserva di alimenti.

8 - Colombaia

Costruzione destinata all’allevamento dei colombi, talora ricavata in fianchi rocciosi e più raramente in sotterraneo.

Detta anche colombara o colombaio, la costruzione destinata all’allevamento dei colombi è generalmente costituita da un insieme di piccoli vani anche ricavati nello spessore dei muri, e ciascuno dei quali contenente un nido. Si possono avere esempi ricavati in fianchi rocciosi, in ambienti sotterranei, anche riutilizzando preesistenti ipogei, come nel caso dell’Ipogeo di Torre Pinta, nei pressi di Otranto. A Tarquinia la Grotta dei Banditi è un colombario rupestre riutilizzato per l’allevamento dei piccioni e la raccolta del guano per concimare; nella parete esterna della camera è stata ricavata un’ampia finestratura per dare luce, aerare e consentire l’accesso ai volatili.

9 - Cripta

In origine, passaggio dotato di volta, anche sotterraneo o semisotterraneo.

In origine era un semplice passaggio coperto da una volta, non necessariamente sotterraneo. In senso generico, con il termine di cripta si è andato ad indicare il complesso dei sotterranei di un edificio pubblico, per lo più a carattere sacro o cimiteriale, ma anche civile, in cui l’accesso e l’utilizzo è comunque in relazione alla destinazione dell’edificio stesso. Con il medesimo termine sono state anche indicate le primitive catacombe e, successivamente, nelle basiliche cristiane il termine è applicato al vano, sotterraneo o semisotterraneo, al di sotto del presbiterio, dove sovente vi è la tomba di un martire (vedere utilmente i paragrafi VI.7.1, VI.8.1 e VI.8.2).

10 - Criptoportico

Portico coperto, con volta in muratura, di solito illuminato con feritoie nel fianco della volta, in uso nell’architettura romana.

Il criptoportico è un elemento architettonico a sviluppo longitudinale, sotterraneo o semisotterraneo, che prende luce da finestre a “gola di lupo”. È destinato a passaggio coperto per congiungere le differenti parti di un edificio o di collegamento tra due. Presente in edifici sia pubblici che privati, viene realizzato in età tardo-repubblicana fino al termine del periodo imperiale. «Un’importante “curiosità” funzionale dei criptoportici fu quella di presentare ingressi nascosti, all’incrocio tra due bracci, con scale di entrata ridotte nel numero e nelle dimensioni. Questo accorgimento serviva a mantenere costante e fresca la temperatura all’interno» (Luciani 1984, pp. 148-149). Tra i criptoportici si ricordano quello della Villa Adriana di Tivoli, i criptoportici di Aosta e di Vicenza. Il criptoportico di Arles, in Francia, è databile tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C., mentre il criptoportico forense di Smirne è attestato cronologicamente al II sec. d.C.

A Roma il criptoportico del Palatino univa la Domus Aurea ai palazzi di Augusto, di Caligola e di Tiberio. È costituito da tre elementi che formano una spezzata: «Il tratto principale, il meglio conservato, lungo 109.1 m, con larghezza costante di 4.1 m e con altezza della volta che varia tra un primo tratto dove è 3.05 m all’imposta e di 4.4 m al sommo, e un tratto successivo dove le misure si trasformano rispettivamente in 2.75 m e 4.1 m (…). Strutturalmente è realizzato in opera laterizia con spesso intonaco, è coperto con volta a botte e possiede aperture soltanto sulla parete che guarda l’area della fontana dei platani e del ninfeo de li spechi. Le aperture a “gola di lupo” sono diciotto, quattro chiuse (di cui una tra due pilastri aggettanti) e quattordici aperte; hanno un’apertura di 1.4 m e distano rispettivamente circa 3 m» (Luciani 1984, pp. 150).

11 - Frantoio ipogeo

Tipo d’impianto sotterraneo per la lavorazione delle olive.

In alcuni casi i frantoi per le olive sono ricavati nel sottosuolo, sia scavando i locali nella roccia, sia sfruttando opere preesistenti o cavità naturali. Il fatto di essere sotterraneo non richiede costi per il materiale da costruzione e consente di riscaldare facilmente l’ambiente, mantenerlo secco e a temperatura costante; difatti l’olio tende a solidificarsi attorno ai 6° e per la spremitura necessita di un ambiente tiepido e non umido. Non mancano esempi semisotterranei.

Trappeto (“trappitu”): nel sud Italia, dov’è particolarmente diffuso, è lo strumento o l’apparecchiatura per la frantumazione di materiali solidi; in particolare per la lavorazione delle olive e, per estensione, viene così chiamato anche il locale dove si compie la loro spremitura. L’ipogeo poteva essere variamente articolato e avere vasche, ripostigli, cisterne. Il torchio utilizzato poteva essere “alla calabrese” oppure “alla genovese” e la raccolta della sansa poteva avvenire in una cisterna, anch’essa scavata nella roccia, chiamata inferno (“nfiernu”).

12 - Fungaia

Ambiente destinato alla coltivazione di funghi mangerecci, solitamente sistemato in grotta o in galleria.

Ipogeo, grotta o locale interrato dove si coltivano i funghi per uso commerciale; sovente si tratta di cavità naturali o artificiali come miniere o cave in cui è cessata l’attività estrattiva, adattate a tale scopo. La coltivazione dei funghi mangerecci viene effettuata su letti di letame in cui s’inoculano miceli del fungo ottenuti da colture pure. È necessario il controllo della temperatura, dell’umidità e dell’aerazione.

13 - Galleria ferroviaria

Scavo a sezione costante mediante il quale si assicura la continuità di una strada ferrata.

Lo scavo di una galleria ferroviaria consente di superare crinali o rilievi montuosi senza dover operare onerosi e spesso difficoltosi aggiramenti degli stessi. Può essere rettilineo o in curva e avere come caratteristiche il tracciato a debole pendenza e l’ampio raggio di curvatura. Generalmente si evita lo scavo di lunghi tratti orizzontali per eliminare il ristagno delle acque; il tracciato si presenta almeno in lieve pendenza.

Si possono avere i seguenti tipi di galleria:

galleria di rampa, quando gli accessi si trovano a differenti quote;

galleria elicoidale, come la precedente, ma applicata in zone montuose per superare significative pendenze;

galleria di colmo, quando gli accessi si trovano all’incirca alla stessa quota e si scava in leggera salita dai due fronti fino al punto d’incontro, in modo da avere una facilità di deflusso delle acque in entrambi i tronconi.

Come per ogni tipo di galleria, la prima operazione da compiere è il tracciamento dell’asse sul terreno, con apposite strumentazioni (tracciamento esterno). Conosciute l’esatta posizione e la quota altimetrica degli imbocchi, si avanza su entrambi i fronti eseguendo il tracciamento interno, per correggere eventuali errori di direzione e di pendenza. Prima dell’introduzione dei moderni macchinari si provvedeva allo scavo del cunicolo d’avanzata, armandolo con strutture provvisorie, e poi allo scavo della galleria vera e propria.

A sezione costante, lo scavo della galleria viene rivestito in muratura e in tempi recenti in cemento armato, anche in centine prefabbricate. In origine la ferrovia era denominata strada ferrata, ovvero provvista di binario: elemento determinante per la sua concezione e il suo futuro sviluppo. Si può affermare che l’idea sia nata in miniera. Già nel “De re metallica” dell’Agricola appare un vagoncino le cui ruote anteriori sono più piccole e avanti ad esse è fissato verticalmente un perno metallico, alto all’incirca quanto le ruote posteriori. Il mezzo di trasporto veniva spinto su binari costituiti da tavole di legno e il perno serviva da guida (Agricola 1621, VI, p. 113). Più di un secolo dopo dalla prima edizione del trattato si pubblica “Pratica minerale” del Della Fratta, in cui appare un identico vagoncino ed anche la raffigurazione del suo utilizzo: due tavole parallele, una delle quali evidentemente ancorata al terreno tramite una struttura, entrano nella galleria di carreggio della miniera e sopra vi corre il vagoncino (Della Fratta 1678, p. 19). «Si cinge d’ogni intorno di lame di ferro (il vagonetto; n.d.a.), e con buone spranghe inchiodate, nel cui fondo sono collocate due caucchie di ferro, intorno alle testate delle quali si pongono le ruote di legno, assicurate così, che non eschino; & alla parte d’auanti le più picciole, in mezzo le quali si pone un ferro tondo; il quale nel condurre, o spingere la sudetta Cariola per mezzo quel canaletto, ò vacuo, che resti fra le tauole nel piano della Caua, di cui ho parlato di sopra, e lo tien netto da terra, e da adito all’acqua di scorrerui, & in fine tien diritta la Cariola» (Della Fratta 1678, p. 19).

In Inghilterra si costruisce nel 1839-45 la galleria Woodhead, della ferrovia Manchester-Sheffield. Lunga 6.3 km, è dotatat di cinque pozzi di ventilazione profondi fino a 180 m. La galleria ferroviaria del Fréjus (detta anche Galleria del Moncenisio), fu costruita tra il 1857 e il 1870. Nel 1871 fu aperta al traffico. Si tratta di una galleria a sezione unica e a doppio binario, lunga 13.636 m. «I lavori per il tunnel del Moncenisio furono assai complessi e richiesero studi accurati da parte dei migliori tecnici dell’epoca. Ad esempio, per evitare di estrarre acqua, si diede alle due gallerie in corso di scavo dalla parte piemontese e dalla parte francese una leggera pendenza verso l’imbocco. Ma furono soprattutto le macchine perforatrici, inventate dagli ingegneri Germano Sommeiller, Sebastiano Grandis e Severino Grattoni, a consentire di ultimare senza difficoltà la grande impresa: tali macchine utilizzavano l’energia idrica per comprimere aria e trasmettere il movimento di perforazione con il quale si praticavano i fori da mina in galleria; fu così possibile bucare la montagna senza i soliti pozzi verticali di aerazione» (Maggi 2003, p. 58).

La galleria ferroviaria doppia del Sempione è lunga 19.824 metri. Le due gallerie furono ultimate rispettivamente nel 1906 e nel 1921. Condotto con grandi difficoltà, il traforo costò la perdita di 58 uomini. «Si pensava di trovare delle temperature oscillanti intorno ai 30°-35°. se ne trovarono invece ben 52°. Dal Km. 8,9 al Km. 9,2 nella seconda galleria, il suolo si sollevò sotto le pressioni laterali impedendo all’acqua di uscire (...). Al Km. 4428 dell’imbocco sud, nel novembre del 1901 si produssero spinte tali che le travi di quercia, di m. 0.40 per 0.40 si flettevano e si spaccavano come fuscelli (...). In qualche tratto di galleria vennero usate armature metalliche formate con travi di ferro a doppio T di 40 cm. di altezza, che sarebbero atte a portare comodamente un pilastro di una casa di sette piani. Eppure anche esse si flettevano (...). Nel settembre del 1902, allo scoppio delle mine si aprì un’altra polla d’acqua con un getto di ben 1118 litri al secondo! Le sorgenti erano tanto vicine l’una all’altra che in un tratto di 176 m. se ne trovarono ben 17» (de Rizzardi 1956, pp. 13-15).

Le ferrovie si classificano in base alle loro caratteristiche: per importanza, in base allo scartamento, al numero dei binari, all’aderenza, alla trazione, etc. Tra queste possiamo avere:

- ferrovia principale: caratterizzata da intenso traffico:

- ferrovia secondaria: a traffico ridotto;

- ferrovia a scartamento normale: con larghezza di binario di 1435 mm in rettilineo e 1465 mm in curva;

- ferrovia a scartamento ridotto: con larghezza di binario inferiore a quella normale;

- ferrovia ad aderenza naturale: quando i convogli si muovono per l’attrito che si esercita tra le ruote motrici e le rotaie;

- ferrovia ad aderenza artificiale: non bastando l’aderenza naturale si ricorre a rute motrici dentate che s’impegnano in una terza rotaia dentata posta tra le altre due (ferrovia a dentiera);

Le “ferrovie speciali” comprendono vari tipi di ferrovia, che possono avere anche presentare tratti in galleria:

- ferrovia funicolare: su tracciato in forte pendenza, generalmente breve e rettilineo;

- ferrovia metropolitana: per il trasporto rapido di un elevato numero di viaggiatori, generalmente attraverso un centro urbano.

14 - Galleria pedonale

Opera a sezione sia costante che variabile, mediante la quale si assicura la continuità di un percorso.

Le vie di transito pedonali possono talvolta presentare tratti scavati nella roccia o costruiti in trincea e ricoperti; se l’opera è di ridotte dimensioni si può utilizzare il termine di cunicolo di percorrenza. Possono trovarsi sia all’interno che all’esterno degli insediamenti urbani. Possono essere di uso pubblico o privato (fig. VII.23). Un particolare tipo di galleria pedonale, ma ad uso venatorio, si è riscontrato presso una villa abbandonata situata nei pressi di Rota Imagna (Bergamo): all’esterno dell’edificio si apre l’accesso a una galleria provvista di alcune diramazioni che conducono a piccole postazioni per il tiro ai volatili. L’opera è scavata in depositi alluvionali ed è priva di rivestimento.

15 - Galleria stradale

Scavo a sezione generalmente costante, talvolta rivestito in muratura, mediante il quale si assicura la continuità di una strada.

Per deduzione logica si presuppone che, anche in questo caso, dalle coltivazioni minerarie si sia avuta l’idea di ricavare la viabilità nel sottosuolo, applicando le acquisite tecniche di scavo. Come per gli acquedotti, occorreva innanzitutto operare il tracciamento dell’asse sul terreno e poi lo scavo, talvolta anche dotandolo di pozzi, discenderie o finestrature, finalizzate al raggiungimento della quota di percorrenza, all’evacuazione del materiale abbattuto e per la ventilazione. Nella Crypta Neapolitana a Piedigrotta (Napoli) vi sono due pozzi inclinati (discenderie); la Grotta di Cocceio, sempre in area napoletana, è servita da pozzi, due dei quali inclinati, e da un cunicolo (Busana, Basso 1997, pp.136-139). Altri esempi di gallerie stradali sono la Grotta di Seiano a Posillipo (Napoli), la Galleria di Santa Maria a Ponza (Latina) e la Galleria del Furlo (Petra pertusa o Forulus) a Fermignano (Pesaro), fatta aprire da Vespasiano nel 77 d., dove passa la via Flaminia tutt’oggi utilizzata per il transito delle autovetture. Le dimensioni delle gallerie stradali d’epoca romana dipendono dal tipo di strada, se ad alta o bassa percorrenza, dalla staticità del terreno attraversato e dalle condizioni in cui sono giunte fino ai nostri giorni (Busana, Basso 1997, p. 158).

In Italia vi è il Buco di Viso, denominato anche “Galleria del Sale” o “Pertus d’la Traversetta”, è il traforo che sottopassa la Punta Traversette del Gruppo del Monviso, alla quota di 2.882 m s.l.m. Collega l’Alta valle del Po, un tempo facente parte del Marchesato di Saluzzo, con la valle delfinale del Guil in territorio francese, posta al di là dello spartiacque. Lo scavo comincia nel 1479 e termina l’anno seguente, con un percorso interamente scavato nella roccia, di poco superiore all’ottantina di metri, largo circa tre e alto due. Serviva soprattutto al transito del sale dalla Francia al Marchesato, evitando l’esposto e pericoloso valico delle Traversette. Nel corso del tempo è stato soggetto a intenzionali obliterazioni a causa dei vari conflitti e a seguito di frane, che ne hanno asportato parte del tracciato. Nel 1907 si celebra l’ennesima riapertura, seguita nel 1973 dal nuovo sgombero dei detriti che ostruivano gli accessi (Valbusa 1907. Amoretti, Gallo-Orsi 1973, pp. 227-260).

Dettata da fattori contingenti, tra cui la necessità di mantenere in Italia le officine specializzate evitandone il trasferimento in Germania, tra il 1943 e il 1945 si traformano le gallerie della strada Gargnano-Riva (Brescia) in un impianto destinato alla produzione bellica. La vecchia strada, comunemente chiamata “Gardesana Occidentale”, costeggiava un lungo tratto del Lago di Garda, l’antico Bènaco, e settanta tratti in galleria, per un totale di 7.182 m, sono stati destinati a ospitare officine della Breda, della FIAT e della Caproni (Cocconcelli 2002. pp. 74-96).

Una particolare galleria stradale è la Grotta di Domusnovas (Cagliari). Si tratta di una cavità naturale resa carrozzabile, dove i due ingressi presentano tracce di antiche murature, segno che erano difesi. Gallerie stradali che sfruttano cavità naturali sono la Jenolan Cave in Australia e la Grotte du Mas-d’Azil in Francia (Floris 1995, pp. 63-71). Nella seconda sono state trovate numerose tracce della cultura Magdaleniana (14000 - 19000 a.C.); è stata poi utilizzata come luogo di culto cristiano e, nel 1625, al suo interno si difendono circa 2000 Ugonotti contro le truppe del re. Si tratta di una grande galleria naturale lunga 420 m, con una altezza media di 60-65 m e 50 m di larghezza ed è attualmente attraversata da una strada.

16 - Granaio a fossa

Spazio sotterraneo per il contenimento, in genere, del grano.

Il granaio a fossa è generalmente costituito da uno scavo a forma anche emisferica nella roccia e intonacato; se scavato nel terreno, questo dev’essere asciutto e rivestito di muratura intonacata. L’apertura è chiusa ermeticamente e, non essendovi ventilazione, si crea un’atmosfera di anidride carbonica sviluppata dal cereale che risulta protettiva. Ad esempio, nei pressi di Pitigliano (Grosseto) e nella stessa Tarquinia (Viterbo) si possono vedere esempi di fosse ovoidali, talune anche ampie, che per la loro collocazione e per l’assenza di canalette d’adduzione sono interpretabili come granaio, talvolta chiamato anche fossa frumentaria.

Nel sottosuolo si potevano scavare depositi per lo stoccaggio delle derrate alimentari, seguendo i medesimi criteri di isolamento; nel sottosuolo di Sirolo si conservano le cosiddette fosse da grano o “silos sotterranei”. In Romagna (Italia) tali silos vengono denominati granili e, come nel caso di Sirolo, hanno una struttura a tronco di cono scavata direttamente nell’arenaria, nella marna, o costruita in mattoni; comunicano con l’esterno mediante camini chiusi da botole (Recanatini 1997, p. 180). Fino alla prima metà del secolo scorso in alcune regioni italiane si usava conservare le mele nella paglia in fosse praticate nel terreno, talvolta rivestendo d’argilla le perforazioni.

17 - Grotta artificiale

Costruzione eretta generalmente nei giardini in forme e aspetto di grotta naturale, costituente ornamento, che può fare da sfondo a statue, fontane e giochi d’acqua.

L’uso della grotta artificiale si afferma nel rinascimento e si protrae fino ai nostri giorni, per abbellire giardini, viali e boschetti. Nota la Grotta Grande nel Giardino di Boboli a Firenze, ad opera di Bernardo Buontalenti. «Con la grotta Grande nella zona di Pitti, articolato “cavo tenebroso” al termine del corridoio vasariano, il Buontalenti ripropone il tema della struttura a pianta centrale in una particolare inflessione naturalistica. La costruzione inizia nell’agosto 1583 sotto la sua direzione. La parte inferiore della facciata fu costruita dal 1556 al 1560 secondo il disegno del Vasari; fra il 1583 e il 1585 Pietro di Tommaso Matti fa le figure della prima camera; nel 1585 vi vengono collocati i Prigioni di Michelangelo e fra il 1586-87 Bernardino Pochetti esegue gli affreschi; nel 1587 Giovanni del Tadda continua la decorazione della facciata e Vincenzo de’ Rossi colloca il gruppo di Paride ed Elena» (Fara 1988, p. 196).

Una particolare descrizione delle grotte naturali ci è lasciata da Ercole Silva ai primissimi dell’Ottocento, nell’introdurre la trattazione sulla costruzione delle grotte artificiali nei giardini: «Le caverne sono grandi cavità piene di squallore, e di precipizj nelle viscere della terra. Esse si formano per lo dilavamento delle rocce, e come si formano gli abissi, e le voragini, per lo scoppio de’ vulcani, per l’azione delle acque, de’ vapori sotterranei, e de’ terremoti. Queste non sono da introdursi ne’ giardini» (Silva 2002, p.157). Egli è stato definito «il vero teorico della nuova arte del landscape garden in Italia» (Nenci 2002, p. V). Silva considera che per la loro costruzione si possano impiegare macigni, essere ricoperte da muschio e da vegetazione per addolcire le forme: «Una grotta artificiale deve soprattutto avere una tal situazione, quale noi siamo avvezzi a vederla in natura; dev’essere appoggiata a collina, a rupe, o collocata fra’ scoscesi massi, e fra’ ruscelletti, in cavità profonde ed oscure. Non v’è niente di men naturale, che grotte fattizie alla pianura, o ne’ luoghi scoperti, isolate, o malamente appoggiate, ed ove immediatamente attirin l’occhio» (Silva 2002, pp.159-160).

18 - Insediamento rupestre

Centro abitato, con unità abitative parzialmente o completamente ricavate in un fianco roccioso.

Un insediamento accentrato ricavato lungo balze rocciose, alla base o a mezza costa di crinali o di rilievi montuosi, in cui si riconosce una struttura edilizia, un’organizzazione degli spazi, dei servizi, dei luoghi di lavoro e di produzione, della viabilità e un controllo del territorio circostante, s’identifica come insediamento rupestre. «L’insediamento rupestre costituisce, come è noto, uno dei modelli abitativi più diffusi in tarda antichità ed in età moderna in numerose regioni mediterranee, almeno dove le caratteristiche geologiche lo hanno consentito» (Brogiolo 1996, p. 243).

In Sicilia gli insediamenti rupestri sono numerosi. Documenti antichi a riguardo sono reperibili nelle fonti arabe sulla dominazione in Sicilia: «Ibn al-Atir racconta che nell’841 una torma di cavalieri prese a saccheggio la Fortezza di Grotte, che prendeva il nome dalla presenza di una quarantina di grotte e che l’Amari propose di identificare con il comune di Grotte nell’Agrigentino. Anche in una lettera bizantina si parla di comunità rifugiatesi nelle gole delle montagne e un’altra fonte del sec. X ricorda gli eremiti o veggenti in Dio (theoptikoi), che erano allora numerosi in Sicilia» (Uggeri 1974, p. 158). Esempi eclatanti sono riscontrabili nelle gravine, valli di erosione caratteristiche delle Murge della Puglia e della Lucania, che incidono profondamente gli altopiani calcarei caratterizzati da fenomeni carsici quali doline, inghiottitoi e grotte. L’ecosistema si sviluppa dall’adattamento di grotte o di semplici nicchioni, per andare ad assumere, come ad esempio a Matera, una disposizione a gradoni, a piani sovrapposti, dove il tetto di un ipogeo diviene la strada o il giardino pensile, antistante ad altri ipogei (Laureano 1993, pp. 109-121).

I Sassi, pittoreschi quartieri rupestri di Matera, sono stati iscritti nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, dopo che negli anni Sessanta del XX sec. erano stati chiusi e gli abitanti trasferiti in moderne abitazioni. «Nello specifico, non si può sottovalutare che, nel corso dei rilevamenti oggettivi dei singoli alloggi presenti nei Sassi, si pervenne ad una loro classificazione in funzione degli interventi ritenuti necessari. In particolare:

a. nei casi delle grotte vere e proprie, si riteneva di dover procedere ad una loro chiusura definitiva;

b. per i cosiddetti bassi, che presentavano condizioni migliori rispetto alle precedenti, si proponevano i necessari interventi di ristrutturazione;

c. infine, per i pochi palazzotti lungo la Gravina si auspicava un loro adeguamento all’ampiezza del nucleo familiare» (Marselli 2003, p. 93).

In Tunisia, sia a Guermessa che a Chenini, l’insediamento rupestre è inserito nella morfologia terrazzata dei rilievi montuosi e composto da locali scavati nella roccia con un’antistante parte in muratura, sovente solo in forma di recinto rettangolare. In Turchia, nella regione della Cappadocia, vi sono numerosi esempi d’insediamenti rupestri, tra cui vi è quello di Göreme, ricavati scavando all’interno dei coni di pietra creati dall’erosione degli agenti naturali.

Cliff dwellings: sono gli insediamenti sorti in epoca precolombiana all’interno di grandi fenditure, orizzontali o suborizzontali, tra Messico e U.S.A. «Il Navajo National Monument si trova nella regione di Kayenta, nella parte nord orientale dell’Arizona, a circa 500 chilometri da Mesa Verde ed è noto per tre spettacolari insediamenti ubicati sotto enormi cavità sottoroccia: Iscription House, Betatakin e Keet Seel» (Gleria 1995, p. 111). “Betatakin” in lingua navajo vuol dire “case su cengia”. Insediamenti analoghi sono riscontrabili anche in altre aree geografiche come, ad esempio, nella falesia di Bandiagara in Mali.

19 - Insediamento sotterraneo

Centro abitato ricavato nel sottosuolo.

L’insediamento sotterraneo è generalmente più accentrato dell’insediamento rupestre, in quanto interamente racchiuso nel sottosuolo e dotato di aperture, in genere protette, che lo connettono alla superficie. La peculiarità è di vedere accomunate centinaia o migliaia di persone in una sorta di alveare dove la gestione del quotidiano è ancor più attenta e rigorosa che in qualsiasi altro genere d’insediamento. La vita doveva essere basata su una decisa organizzazione e una attenta disciplina; se così non fosse, la permanenza stessa, e quindi la vita dell’intera comunità, non sarebbe potuta sussistere. Anche in questo caso si avranno all’interno degli insediamenti tutte le strutture che necessitano al quotidiano, come gli impianti per l’approvvigionamento idrico costituiti da pozzi e cisterne, sistemi di smaltimento, ambienti pubblici e privati, luoghi di culto e opifici. Sono inoltre importanti gli impianti di ventilazione, generalmente a pozzo.

In linea di massima la struttura organizzativa degli insediamenti sotterranei non è dettata soltanto da ragioni difensive o di economia per la difficoltà di reperire o importare materiali costruttivi, ma anche dall’adattamento climatico, per ottenere una coibentazione termica quasi impossibile con altri mezzi. Le motivazioni e le applicazioni variano indubbiamente da regione a regione, ma rispecchiano principi comuni. La difficoltà dello studio e della comprensione di molte strutture è data dalla natura stessa del territorio in cui sono ricavate e dallo stato di abbandono in cui versano. L’abbandono può essere stato spontaneo, ad esempio a seguito di carestie, di fattori legati all’approvvigionamento idrico, oppure come conseguenza di epidemie, contrasti interni, fattori politici o eventi bellici. La non manutenzione ha quindi determinato obliterazioni dovute a naturali e progressivi interramenti e a cedimenti strutturali. Anche in questo caso gli impianti sotterranei possono avere visto l’occupazione in momenti temporali differenti e distinti, nel qual caso si sarà potuto intervenire su strutture preesistenti, anche ampliando o riducendo gli spazi d’uso. Tutto questo comporta una stratificazione di non facile lettura per la puntuale comprensione del complesso manufatto.

In Turchia esistono vaste città sotterranee come Ani in Armenia, o Sivasa, Kaymakli e Derinkuyu in Cappadocia: «La diffusione sul territorio degli antichi ipogei è davvero sorprendente. Martin Urban, studioso tedesco, nelle sue ricerche condotte dal 1967 al 1973, assieme a Ömer Demir, curatore della parte turistica della città sotterranea di Derinkuyu, localizzò 39 insediamenti nel sottosuolo. Ma a quanto dicono gli abitanti del luogo, ad ogni villaggio cappadoce corrisponderebbe una struttura scavata nei depositi vulcanici. Yörükoglu (1988), archeologo di Kayseri, ci fornisce un elenco di 121 insediamenti sotterranei suddiviso per provincie: 4 in Yozgat, 5 in Kirsheir, 23 in Kayseri, 26 in Nevsheir e 64 in Nigde (da quest’ultima è stata recentemente scorporata la nuova provincia di Aksaray). Egli tuttavia ritiene che il numero di tali siti sia valutabile attorno a 400. (…) Urban fa rilevare che il termine “città sotterranea” è inadeguato, in quanto soltanto le strutture più grandi possono essere interpretate come insediamenti urbani in senso stretto; le altre non corrispondono a funzioni di insediamenti permanenti» (Bixio 1995, p. 25). La città sotterranea di Derinkuyu è stata disostruita ed esplorata fino all’ottavo livello, ma gli studiosi ritengono che ve ne siano altri e le strutture si possano spingere fino a 80 m di profondità. Provvista di vari servizi, collega gli ambienti tramite corridoi, scalinate e discenderie; gli accessi sono internamente protetti con il sistema delle porte-macina, costituite da ruote di pietra alloggiate in appositi locali di manovra che venivano fatte ruotare fino a bloccare completamente il vano d’accesso. Tale sistema è diffuso in Cappadocia, con riscontri anche in altre regioni. Per quanto riguarda la datazione degli insediamenti sotterranei dell’Anatolia vi sono tesi contrastanti e c’è chi ritiene che il “fenomeno” possa avere avuto luogo già in età preistorica, oppure nasca nel periodo Ittita e si protragga nel corso dei secoli.

Senofonte, descrivendo la marcia compiuta dai diecimila opliti greci dopo la battaglia di Cunassa (401 a.C.) dice che nella zona dove sono presenti alcune fonti calde vi è un villaggio sotterraneo, le cui case sono scavate sottoterra e hanno una imboccatura come quella di un pozzo. Sono abbastanza ampie e hanno dei passaggi scavati per ricoverare gli animali mentre gli uomini scendono con delle scale. Prima di accomiatarsi, Senofonte e Chirisofo chiedono al capo della comunità, tramite un interprete che parla persiano, il nome di quella terra e viene loro risposto che si chiama Armenia (Senofonte, IV, 5, 25-26 e 34).

Come ciriosità, che senza dubbio tra qualche secolo rivestirà un interesse almeno dal punto di vista architettonico e archeologico, si può ricorddare la “città sotterranea” della comunità Damanhur in Val Chiusella (Piemonte). Nata nel 1975, la comunità ha ricavato nel sottosuolo una piccola città con gallerie e templi, abbellendola con affreschi, marmi e sculture.

20 - Magazzino

Locale o complesso di locali adibito al deposito di materiali o prodotti vari.

Nel nostro caso il magazzino può essere sotterraneo, semisotterraneo o rupestre, anche frutto del riutilizzo o dell’adattamento di una preesistente cavità. Composto da un solo vano, o variamente articolato, il magazzino, può servire come deposito di materiali e prodotti vari; il termine è derivato dall’arabo makhazin. A Brescia i vani sotterranei del tempio romano, riutilizzati nella costruzione del Mastio, della parte viscontea del Castello, sono adibiti a magazzini e provvisti di contenitori cilindrici in pietra per la conserva dell’olio e di derrate alimentari secche (Breda 1986, p. 48).

Horreum: presso gli antichi Romani con tale nome si indicava il magazzino, sia quello ad uso privato sia quello pubblico; poteva anche essere sotterraneo o semisotterraneo.

Magazzino di deposito: negli impianti industriali è l’insieme dei locali adibiti al deposito di materie prime e di prodotti manifatturati, mentre nelle installazioni commerciali è destinato alla conservazione delle mercanzie.

21 - Ninfeo

Edificio con particolari risoluzioni architettoniche, contenente una fontana.

In origine è il santuario delle ninfe. In epoca ellenistica e romana è una costruzione di forma rettangolare o circolare o ellittica, spesso absidata, con nicchie e prospetto architettonico a colonne, che contiene una fontana. In età rinascimentale e barocca, generalmente nei giardini delle ville, si costruiscono ninfei anche in locali semisotterranei o sotterranei dotati di fontane, talvolta riproducenti l’interno di una grotta.

«Questa pittura delle grotte consacrate alle Ninfe porge quell’amenità, che sapevano i Greci spargere con tanto sale su d’ogni cosa. Erano luoghi santi, esenti d’ogni timore. Non formavano ancora parte de’ giardini, che presso quella nazione non sortono dai limiti dell’artificiosa regolarità, ma formavano oggetti staccati, che ricevevano dalla loro situazione al lungo de’ laghi, e de’ fiumi, ne’ monti, e ne’ boschi un carattere pittoresco e poetico» (Silva 2002, p. 158).

22 - Palmento ipogeo

Vasca larga e poco profonda, usata per la pigiatura dell’uva e la fermentazione dei mosti; per estensione è indicato l’ambiente sotterraneo in cui era ricavata.

Il palmento è una vasca in muratura che negli ambienti sotterranei è generalmente scavata nella roccia e resa impermeabile. Alcuni esempi di palmento ipogeo si sono rinvenuti in località Montalè (Sassari) e si tratta di opere scavate ex novo o riutilizzando sia domus de janas sia piccole chiese rupestri. Tali impianti hanno caratteristiche omogenee «con un impianto costituito dalle vasche per la pigiatura dell’uva con relativa vaschetta di raccolta ricavata nel piano del pavimento, e dall’alloggiamento per una o più presse a vite, anch’esse con vaschetta di raccolta. Le vasche per la pigiatura, da 1 a 3 per ogni ipogeo, sono scavate nella roccia per un diametro di circa 2 metri ed un’altezza media di m 1,2; sono rivestite internamente con una sorta di cocciopesto» (Rovina 1997, p. 254). Generalmente sono dotati di una scalinata d’accesso e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

23 - Polveriera

Locale, o complesso di locali, in cui sono conservtei polveri da sparo, artifici ed esplosivi in genere.

In ambito civile, e non solo militare, vi è la necessità di realizzare locali destinati allo stoccaggio di materiale esplodente. La collocazione, la costruzione e la ripartizione di munizioni ed esplosivi sono regolamentati da norme rigorose che suddividono gli esplosivi in gruppi, in base al loro modo di comportarsi in caso di combustione o di esplosione. La polveriera può essere sotterranea, semisotterranea oppure, per particolari esplosivi, costituita da piccoli e leggeri baraccamenti distanziati tra loro e separati da traverse di terra.

All’interno degli impianti minerari vi è un locale adibito allo stoccaggio del materiale per il caricamento delle mine. Nel caso in cui sia sotterraneo, l’accesso al locale avviene attraverso un unico corridoio non rettilineo, ma avente una o due curve ad angolo retto. La loro funzione è di smorzare l’effetto di una eventuale accidentale deflagrazione, attraverso la galleria stessa. Gli esplosivi possono essere contenuti anche in piccoli magazzini all’aperto, racchiusi entro una struttura metallica a griglia che funziona come una “gabbia di Faraday”; identico accorgimento è adottato in polveriere militari del XIX e XX sec.

24 - Sotterraneo

Locale o complesso di locali costruito sotto il livello del terreno circostante, nello specifico destinato ad uso civile.

I sotterranei ad uso civile sono vari ed espressamente costruiti o ricavati da preesistenti cavità. Ogni opificio ha probabilmente una propria versione rupestre o sotterranea e numerose strutture pubbliche e private antiche ne hanno di pertinenti. Per tale motivo si è preferito catalogare questa vasta gamma di opere ipogee in un’unica sottotipologia. Le future indagini porteranno, senza dubbio, ad una più puntuale e circostanziata suddivisione. La laveria fa parte dell’impianto minerario e consta di vari reparti per la frantumazione e per l’arricchimento dei minerali, che viene ottenuto mediante la flottazione o il trattamento all’idrovaglio. Generalmente posta in superficie può presentare parti sotterranee. Ad esempio, due laverie esistenti nell’ex bacino minerario di Gavorrano, in Toscana, sono costruite su ampi gradoni artificiali che al loro interno presentano gallerie e fornelli di getto; in particolare, la laveria maggiore ha un fornello di getto composto da un pozzo verticale a sezione quadrangolare e profondo circa 15 m, in cui s’inserisce un condotto inclinato sempre a sezione quadrangolare, a pochi metri sotto l’imbocco.

Ipocausto: è l’impianto adottato generalmente in epoca romana per il riscaldamento d’ambienti sia ad uso pubblico (come le terme) che privato. Da un forno viene fatta circolare aria calda sotto il pavimento e nelle pareti degli ambienti da riscaldare. La temperatura era regolata aumentando o diminuendo il volume di fuoco all’interno del forno. In particolare, il pavimento viene rialzato con pilastrini in muratura o in mattoni (suspensurae) in modo da creare una camera d’aria.

Posteggio sotterraneo: tipo diffuso soprattutto in questi ultimi decenni di ricovero per i veicoli a motore. Talvolta i ricoveri per le imbarcazioni di piccolo cabotaggio possono essere ricavati scavando le sponde rocciose o sfruttando nicchioni o grotte marine, lacustri, fluviali.

25 - Strada in trincea

Scavo operato nel terreno per predisporre una piattaforma stradale a quota più bassa del piano di campagna.

Il taglio del terreno o della roccia per consentire un’agevole viabilità attraverso ostacoli orografici, permettendo quindi l’accesso a terreni circostanti e la comunicazione tra essi, è variamente impiegato tanto nell’antichità quanto ai giorni nostri. È limitato lateralmente da scarpate le cui pendenze dipendono dalla natura dei terreni attraversati e dalla loro stratigrafia. Nelle costruzioni stradali in tempi anteriori all’epoca moderna la strada in trincea è un’opera destinata al transito pedonale, animale e in quelle più ampie consentiva il passaggio a slitte e carri. Sul fondo e, più raramente, lungo le pareti, possono esservi canalette per la raccolta e lo scarico delle acque meteoriche o per quelle d’infiltrazione. Talvolta gli scavi della roccia hanno uno sviluppo notevole, anche di qualche centinaio di metri, e una profondità che giunge e in alcuni casi supera i 15-20 m.

Tagliata: variante della strada in trincea, è costituita da un solo taglio verticale del fianco della parete rocciosa e da un taglio orizzontale che costituisce il piano stradale; lo scavo “a elle” consentiva l’agevole superamento di speroni rocciosi senza dover realizzare una trincea o una galleria (Coralini 1997, p. 294).

Tagliata con piattaforme: altra variante della strada in trincea, è costituita dal taglio non sempre verticale della parete e da un piano stradale parziale, completato da ponteggi lignei aggettanti.

Via cava: detta anche semplicemente tagliata, si tratta di un percorso che può essere sia pedonale sia carrabile, o solo pedonale per la ridotta ampiezza, realizzato scavando la roccia per profondità che possono anche superare i 15 m. Nell’Italia centro-occidentale vi è una singolare concentrazione di queste opere. Realizzate forse a partire dal VII-VI sec. a.C., la gran parte è attribuita a Etruschi e a Falisci. Generalmente scavate nel tufo, hanno una rilevante concentrazione nelle aree di Pitigliano, Morronaccio e Poggio Buco; sono numerose quelle a servizio di aree ritenute sacre e di necropoli.