STRUTTURE O COMPLESSI ARCHITETTONICI IN CUI VENGONO DEPOSTI I RESTI MORTALI (CADAVERI, OSSA, CENERI) DI UNA O PIU' PERSONE.

La necessità di seppellire i morti si è sentita in ogni epoca e presso ogni civiltà. Ognuna ha poi espresso, a seconda del proprio credo, un “sistema d’inumazione”, andando a creare prevalentemente delle opere sotterranee destinate ad accogliere le spoglie mortali. Sono la tipologia di cavità artificiale più diffusa per numero e si può affermare che quasi non esista località con tracce di antropizzazione priva d’inumazioni o di edifici funebri.

Si hanno dalle semplici fosse rivestite in lastre di pietra agli edifici monumentali come possono essere, ad esempio, la Piramide di Giza in Egitto e la Piramide delle Iscrizioni a Palenque in Messico, o le tombe megalitiche presenti in varie aree della Terra. Le architetture sono molteplici e talvolta complesse. Ognuna rispecchia quindi un credo, un desiderio, una tradizione, una disponibilità economica, la necessità di lasciare un segno, una tecnologia acquisita, l’osservanza di una legge.

1 - Catacomba

Complesso di gallerie e ambienti sotterranei, talvolta a piani sovrapposti, usate principalmente dagli antichi cristiani come cimiteri e successivamente anche come luogo di culto funerario.

La terminologia archeologica indica con la parola “catacomba” il cimitero cristiano sotterraneo caratterizzato da un articolato sistema di cunicoli, gallerie e cubicoli, anche dislocato su più livelli, e utilizzato per la sepoltura. Le sepolture sono solitamente ricavate nelle pareti delle stesse opere di percorrenza. Il termine potrebbe derivare da un toponimo del IV secolo riferito a una depressione del terreno, con ampie cavità, creata da una cava di materiale lapideo situata al IV miglio della via Appia. Solo nel corso del medioevo (IX- X secolo circa) i cimiteri paleocristiani vengono chiamati catacombe, perché in origine s’indicavano col generico nome di “cryptae”.

«La prassi di creare ambienti ipogei da adibire ad uso funerario non fu certo invenzione delle prime comunità cristiane di Roma: essa era ben diffusa, come è noto, in varie civiltà e culture del mondo antico, specialmente laddove la natura del sottosuolo consentiva una agevole escavazione e una ‘tenuta’ affidabile delle strutture sotterranee. Per restare nell’ambito geografico romano o laziale, sepolcri ipogei più o meno ampi furono creati dagli Etruschi, dai Sabini e dagli stessi Romani. In questa area geografica la sepoltura sotterranea era straordinariamente facilitata dall’ottimo tufo locale, facile a lavorarsi e piuttosto affidabile staticamente» (Fiocchi Nicolai, Bisconti, Mazzoleni 1998, p. 15).

In origine le aree cimiteriali “collettive” in ipogeo erano utilizzate da chiunque, cristiani compresi. Solo successivamente, e con buone probabilità sia a seguito della migliorata organizzazione dei cristiani, sia per l’incremento demografico e la conseguente richiesta di spazi ad uso cimiteriale, si vengono a creare aree di sepoltura per i soli seguaci del culto di San Paolo e recante il nome del Cristo. L’esistenza di cimiteri ipogei della comunità cristiana di Roma è fatta risalire tra la fine del II e gli inizi del IV secolo (Fiocchi Nicolai, Bisconti, Mazzoleni 1998, p. 16. Pergola 1997, p. 21). Le sepolture dei cosiddetti martiri, dei vescovi, dei papi e successivamente di coloro i quali sono dichiarati “santi”, contribuiscono ad aumentare l’importanza delle catacombe, che vengono fatte oggetto di devozione e beneficiano di rilevanti interventi monumentali.

Principalmente nella prima metà del IV secolo si assiste all’incremento delle inumazioni sotterranee che va a creare ambienti vasti, con planimetrie varie, attrezzati con rampe di scale di collegamento, pozzi di ventilazione, nonché abbelliti con affreschi e iscrizioni. In superficie si costruiscono basiliche, centri di accoglienza per i devoti e non si può certo negare come l’indotto così creato dal pellegrinaggio contribuisca allo sviluppo globale dei complessi cimiteriali. L’uso di seppellire nelle catacombe cessa nel V sec. e in questo, nonché nel successivo VI sec., le catacombe sono frequentate soprattutto a scopo devozionale. «Per quanto riguarda la planimetria degli ipogei, si possono distinguere due grandi categorie e, ovviamente, tipi intermedi: gli ipogei “chiusi”, con un numero predeterminato di sepolture e per i quali non vengono previsti possibili ampliamenti al momento dell’impianto, e gli ipogei “aperti” che nascono con diverse decine di tombe e la possibilità di proseguire lo scavo delle prime gallerie o di crearne di nuove lungo gli assi principali» (Pergola 1997, p. 60). In una certa misura lo scavo delle catacombe principia da cave sotterranee e da impianti idraulici in disuso come cisterne e acquedotti. Si deve ad Antonio Bosio (1575-1629) lo studio sistematico delle catacombe e con esso la nascita dell’Archeologia Cristiana Romana.

Gli elementi che caratterizzano le catacombe rimangono legati a schemi fissi, pur con variazioni e risoluzioni architettoniche diverse nel tempo. La creazione di un ipogeo prevede una rampa d’accesso e generalmente si tratta di una scalinata ricavata nella matrice rocciosa oppure realizzata in muratura. L’elemento preminente è la galleria, più o meno rettilinea e con bracci laterali. Sovente reca nelle pareti i loculi disposti uno sopra l’altro e uno accanto all’altro, andando anche ad occuparne interamente le superfici. Il loculo può accogliere un solo defunto, (loculo monosomo), oppure due (bisomo) o tre (trisomo), etc., ed essere chiuso con lastre di marmo, mattoni, o semplici embrici. Si hanno inoltre i cubicula che, riprendendo il nome della camera da letto romana, hanno piante quadrangolari e possono essere anche riccamente affrescati. Nei cubicoli s’incontra spesso l’arcosolio, una tomba a fossa incassata in una parete e sormontata da una nicchia, per lo più semicircolare. I lucernari sono i pozzi attraverso cui avviene il ricambio dell’aria e può filtrare un po’ di luce; inizialmente dovevano anche servire per l’evacuazione del materiale scavato.

A Cava d’Ispica (Ragusa) nelle catacombe della Larderia (IV-V sec.) si possono osservare sia i loculi ricavati nelle pareti, sia le tombe accostate l’una all’altra e scavate nel pavimento della stessa galleria di percorrenza (Ardito 2003, pp. 220-223). La catacomba di Santa Cristina a Bolsena (VT) dovrebbe risalire agli inizi del IV secolo ed è stata sempre accessibile, come luogo di culto, fin dal medioevo. Oltre alle tombe d’epoca romana vi sono una cappella dedicata a San Michele e un ampio vano ipogeo con tombe scavate nel pavimento e convenzionalmente chiamato “Sepolcreto Longobardo” (Carletti, Fiocchi Nicolai 1989, pp. 15-24).

2 - Cimitero

Luogo destinato alla sepoltura dei morti, sia per inumazione sia per tumulazione.

Generalmente costituito da fosse scavate nel terreno e chiuse con lastre di pietra o semplici tumuli di terra, il cimitero può essere anche organizzato con cappelle e monumenti, al di sotto delle quali vi può essere la camera contenente le salme chiuse in teli, in casse di legno o in sarcofagi. Si usa di preferenza il termine cimitero per le sepolture legate al culto cristiano. In particolare, il sarcofago è l’aggettivo con cui s’indicava la pietra calcarea che consumava rapidamente i cadaveri, poi indicante l’urna sepolcrale di pietra, legno, terracotta o metallo, per lo più monumentale.

Cripta: termine con cui si indica anche la sepoltura, talvolta monumentale, sottostante ad una cappella funeraria. La struttura può essere collocata in un cimitero od anche in proprietà privata, generalmente all’interno di un parco (vedere utilmente i paragrafi VI.7.1, VI.8.1 e VI.9.9).

3 - Colombario

Tipo di sepoltura per salme cremate.

Dal latino columbarium (colombaia, sepolcreto), con il termine viene indicato un tipo di sepoltura per i cremati, caratterizzato da pareti in cui sono ricavate delle nicchie in più file sovrapposte, dando l’aspetto di una colombaia. Le nicchie sono semicircolari o quadrangolari e vi venivano murate le urne cinerarie; se ne attesta l’uso dal I sec. a.C. al II sec. d.C. Nei cimiteri moderni il colombario è il complesso di loculi in muratura, disposti su vari piani, destinato a sepolture private sia temporanee sia permanenti.

4 - Domus de janas

Tipo d’inumazione sarda, scavata nella roccia e solitamente a forma di camera.

Un interessante e antico esempio di sepoltura è dato dalla domus de janas (casa delle fate) in Sardegna. Sviluppatisi a partire dal Neolitico Medio (circa V millennio a.C.), fino almeno alla Prima Età del Bronzo, questi ipogei venivano scavati in ogni tipo di roccia. Con esteso sviluppo planimetrico nel calcare e nell’arenaria, sono ampi anche nel tufo trachitico, ma con dimensioni più contenute nel granito e nel basalto (Atzeni 1985, pp. 33-41. Lo Schiavo 1996, p. 190). Isolate o più usualmente raggruppate, le tombe sono costituite da una o più celle comunicanti, dove le salme erano disposte in posizione rannicchiata e attorniate dal corredo funebre. Se ne conservano poco più di un migliaio.

5 - Foiba

Tipo di dolina utilizzata per gettarvi persone vive o cadaveri.

La foiba è una dolina tipica del carso istriano, sul cui fondo si apre un inghiottitoio. Seppure non si tratti propriamente di un tipo di sepoltura, la foiba è legata agli eccidi di civili e militari avvenuti in Istria, e in misura minore nel carso triestino, dopo l’8 settembre 1943 e fino o poco oltre il termine della Seconda Guerra Mondiale. Numerose foibe contengono tutt’oggi i resti delle salme.

La Foiba di Basovizza, situata nei pressi di Trieste, non è una cavità naturale, ma si tratta di un pozzo di ricerca mineraria, utilizzato dopo la Prima Guerra Mondiale per gettarvi materiale bellico e al termine della Seconda Guerra Mondiale per trucidare civili e militari. Chiusa con una grande lapide, è oggi monumento nazionale.

6 - Morgue

Particolare opera d’inumazione collettiva interna ad opere di fortificazione.

All’interno di una fortezza assediata occorre pensare all’eliminazione dei cadaveri perché la presenza di corpi insepolti, specie durante i mesi estivi, può causare pestilenze o comunque diffondere malattie tra la guarnigione ancora operativa e impegnata in combattimento. In talune fortificazioni sabaude d’epoca settecentesca si sono realizzati appositi locali sotterranei, detti appunto morgue (termine equivalente all’italiano obitorio), aventi lo scopo di accogliere le spoglie dei caduti e si tratta generalmente di pozzi dotati di appositi scivoli per facilitare l’introduzione dei corpi. Tali grandi camere mortuarie sono provviste di sfiatatoi che favoriscono la fuoriuscita dei gas dovuti alla decomposizione.

7 - Necropoli

Insieme di sepolture di epoche precedenti al cristianesimo.

Col termine necropoli s’indicava propriamente i sepolcri sotterranei di Alessandria d’Egitto. In archeologia richiama l’aggruppamento di sepolture appartenenti a epoche precedenti l’avvento del cristianesimo e comunque non appartenenti a tale culto. «Le necropoli etrusche sono tra le più estese del mondo antico. Come in Grecia e in altre zone d’Italia, le sepolture sono fuori dall’area dell’abitato, ma in prossimità di esso e situate sui vicini pendii o nelle pianure adiacenti» (Prayon 2000, p. 335).

Cimitero: con tale termine viene generalmente indicato il luogo di sepoltura cristiano, detto anche camposanto. È destinato alla sepoltura dei morti sia per tumulazione sia per inumazione.

8 - Ossario

Ambiente nel quale si raccolgono e si conservano i resti delle spoglie dei defunti esumati dalla loro sepoltura.

Ambiente o edificio, anche sotterraneo o semisotterraneo, in cui si raccolgono e si conservano i resti delle spoglie dei defunti esumati dalla loro sepoltura o i resti recuperati nel terreno a seguito di eventi bellici o naturali. La struttura può fare parte di un cimitero oppure essere autonoma e anche monumentale.

Sacrario: è la struttura, a forma di cappella o di edificio monumentale, in cui si conservano i resti e i ricordi materiali di persone generalmente cadute in guerra. Il sacrario militare di Timau (Udine) è la ricostruzione del 1937 del Santuario del Crocefisso, eretto nel 1284 lungo l’antica strada di Monte Croce Carnico. Il progetto è dell’architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni. «Nel Sacrario sono stati raccolti i resti di 1.644 Caduti, di cui n. 232 rimasti ignoti, nelle campagne 1915-’16-’17, provenienti dai vari cimiteri di guerra dell’alto But. I loculi sono stati ricavati negli archi delle pareti del Tempio sia all’interno che all’esterno sotto il porticato, con i nominativi riportati su lastre di bronzo» (Ministero della Difesa 1977, p. 31).

9 - Tomba

Qualsiasi forma o tipo di sepoltura o conservazione di resti mortali.

Termine generico con cui s’indica qualsiasi tipo di sepoltura, in cui vengono deposti i resti mortali (ceneri, ossa o cadavere), specificato con precise determinazioni: tomba rupestre, ipogea, a pozzo, a galleria, a fossa, a camera, a loculi (colombari), a dado, a edicola, a capanna, a casa, a terra, a circolo, sopraelevata, etc. In varie civiltà le sepolture possono essere orientate per lo più secondo i punti cardinali, generalmente seguendo le credenze popolari anche in corrispondenza all’idea relativa all’ubicazione dell’aldilà (fig. VII.19). A Brescia, sotto la navata centrale della chiesa di San Salvatore, sono statre rinvenute tre tombe alla cappuccina formate da embrici «trovate purtroppo ormai violate, con le pareti decorate ad intrecci bianchi su fasce diversamente colorate. Tombe dipinte in Lombardia ne troviamo dal IV secolo, si può dire, fino al XII; il motivo delle trecce è motivo comune a questi secoli e quindi questi depositi potrebbero essere anche ormai di età romanica» (Panazza 1962, p. 63).

I tipi di tombe, come si è detto, sono assai vari e tra questi possiamo menzionare:

tomba a camera con accesso a caditoia: con pozzo d’accesso e camera sotterranea;

tomba a camera con dromos: con corridoio d’accesso scoperto che dà accesso alla camera ipogea;

tomba a corridoio con loculo sepolcrale: con accesso ricavato nel lato di un corridoio incassato e conducente al loculo;

tomba a loculo tipo Narce: con accesso a pozzo e loculo sepolcrale;

tomba a doppio loculo tipo Montarano: con pozzo d’accesso e due loculi sepolcrali;

tomba a thólos: tipo di tomba a corridoio caratterizzata da un passaggio scavato nel terreno denominato dròmos, ha una camera sepolcrale con la volta a cupola in lastre o conci aggettanti e talvolta con un pilastro centrale.

Mastaba: è una costruzione funeraria dell’antico Egitto, destinata a funzionari e ministri, che nelle forme più semplici si presenta come un edificio a forma di piramide troncoconica a base rettangolare. Dotata di una falsa porta, reca alla sommità l’accesso a un pozzo che l’attraversa verticalmente conducendo a una camera sotterranea, posta anche a 15-20 m di profondità.

Mausoleo: è un sepolcro monumentale e un esempio è il mausoleo a camera sotterranea. Il nome deriva dal monumento sepolcrale di Mausolo ad Alicarnasso, eretto da Artemisia II per il marito e per se stessa.

Tomba a tempio: situata nel territorio dell’odierna Giordania, tra il Mar Morto e il Mar Rosso, la città di Petra, chiamata dagli arabi Wadi Musa (valle di Mosé) è comunemente nota soprattutto per le tombe monumentali, le cui facciate sono scolpite nelle pareti di arenaria con colorazioni che vanno dal rosso all’ocra e caratterizzanti l’intero complesso. La zona fu abitata sin dal Paleolitico e acquisì importanza in seguito all’installazione dei Nabatei, attorno al IV sec. a. Tra i vari tipi tombe l’esempio di rilievo è la “tomba a tempio” con la facciata divisa in due piani; all’interno della parete rocciosa sono poi ricavate le camere sepolcrali, variamente articolate.

Tomba a tumulo: detta anche sepoltura a tumulo, è un tipo in uso presso alcune popolazioni antiche. Può essere costituita da un corridoio e una camera in lastre di pietra talvolta di grandi dimensioni e ricoperta di terra o di pietrisco; può avere pianta circolare con forma conica o a calotta, raggiungendo talvolta dimensioni monumentali come, ad esempio, i tumuli di Newgrange e di Knowth nella contea del Meath in Irlanda (Eogan 1986, pp. 11-29). Esempi di tomba a tumulo sono dati da numerose sepolture etrusche, sia erette fuori terra che scavate nella roccia con un accumulo sovrastante di terra; tra i più interessanti vi sono quelli della Necropoli della Banditaccia di Cerveteri (Viterbo), la cui prima fase risale al VII sec. a.C. (Cristofani 1991, pp. 45-72). Varie tombe di Tarquinia (fig. VII.20), scavate nella roccia carbonatica (Macco Tarquiniese), conservano pitture: «Della grande pittura del mondo antico solo quella etrusca ed italica è giunta sino a noi in tanta abbondanza nelle sue testimonianze originali. Ciò è dovuto al fatto che la pittura nel mondo italico e in modo particolare a Tarquinia, oltre che a templi, edifici pubblici e privati, venne anche destinata ad ornare le camere sepolcrali e ciò al fine di ricreare attorno ai morti - sia pure simbolicamente - aspetti di cerimonie funebri o di scene rievocatrici della vita nei suoi momenti più significativi» (Moretti 1974, p. 9).

Per quanto riguarda la presenza di corredi nelle tombe e il declino dell’uso di deporre oggetti all’incirca dal IV sec. in avanti, in Italia si sono condotti vari studi (Gastaldo 1998, pp. 15-33). Un altro punto interessante è la constatazione che la consuetudine romana, e prima ancora etrusca, che portava a separare lo spazio dei vivi da quello dei morti viene progressivamente disattesa e sepolture intra muros sono sempre più frequenti. Si assistono anche ad altri fenomeni, come le basiliche martiriali possano divenire sedi di monasteri e dare luogo a nuclei urbani: «Le abitazioni dei morti non cacciano quelle dei vivi, ma anzi questi grandi complessi cultuali e cimiteriali extraurbani sono essi stessi all’origine della formazione di un abitato stabile che va assumendo, proprio nel periodo che qui interessa, la fisionomia di un vero e proprio borgo autonomo» (Giuntella 1998, p. 62).