«Foibe l’ultimo testimone»

di Gianluca Padovan

Recentemente è scomparso Graziano Udovisi, che nacque a Pola nel 1925. Ma non prima di averci lasciato, per iscritto, una sua diretta testimonianza sulle foibe con il libro: Foibe l’ultimo testimone, Aliberti Editore, Roma 2010.

La sua vicenda era stata precedentemente pubblicata in: Giulio Bedeschi, Fronte italiano: c’ero anch’io, vol. 1°, Editore Mursia, Milano 1987.

Ma questo libro, piccolo, semplice, lineare, parla in prima persona della sua storia di ufficiale che viene torturato e gettato nella foiba di Fianona da partigiani titini: «Quando si viene colpiti nelle varie parti del corpo, dopo qualche tempo non si sentono più le sevizie perpetrate a mani libere, con bastoni e fruste di fil di ferro attorcigliato usate a mo’ di staffili». Ma ne esce, assieme ad un commilitone, e ne racconta l’incredibile momento: «Dopo ogni infoibamento i partigiani slavi avevano la singolare abitudine di gettare nel crepaccio un cane nero, ancora vivo, un gesto scaramantico dettato dall’antica credenza che l’animale avrebbe fatto la guardia alle anime di tutti gli infoibati in modo tale che non disturbassero i loro sonni». Riesce a raggiungere l’Italia, dove è messo in prigione: «Togliatti ci voleva fra i detenuti comuni e non fra i politici». Che altro dire? Leggetelo.


Tipologia n. 4: opere di uso funerario

Foiba

(da: Gianluca Padovan, Archeologia del Sottosuolo. Manuale per la conoscenza del mondo ipogeo, Mursia, Milano 2009, p. 211-212)

«La foiba è una dolina tipica del carso istriano, sul cui fondo si apre un inghiottitoio. Deriverebbe dal latino fovea, che indica l’antro, la grotta, la fossa. Seppure non si tratti propriamente di un tipo di sepoltura, la foiba è legata agli eccidi di civili e militari avvenuti tra l’Istria e il carso triestino e giuliano dopo l’8 settembre 1943 e fin’oltre il termine della Seconda Guerra Mondiale. Numerose foibe contengono tutt’oggi i resti delle salme. In un recente libro di Rumici si può leggere il seguente passo: «Nello stesso periodo in cui i partigiani di Tito arrestarono, deportarono ed uccisero le migliaia di italiani di cui si è detto a proposito della Venezia Giulia, analoga sorte riservarono, in Slovenia e Croazia, ad un numero ancora maggiore di sloveni e croati che furono parimenti massacrati in questo caso per motivi non nazionali, ma solamente ideologici, in quanto avversi all’instaurazione di un regime di stampo comunista nella nuova Jugoslavia» (Rumici G., Infoibati (1943-1945). I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti, Mursia, Milano 2002, p. 349). In chiusura del lavoro così esorta: «Per quanto riguarda il nostro Paese, è auspicabile che questo dramma, sul quale per molti anni è calato un colpevole silenzio, diventi finalmente parte della memoria storica nazionale. I morti delle foibe sono stati considerati troppo a lungo un argomento politicamente delicato e per molti versi inopportuno, lasciato alla logica delle parti» (Ibidem, p. 366).

Il Cansiglio è l’altopiano carsico delle Prealpi Venete, caratterizzato dalla presenza di grotte ed inghiottitoi, dove almeno una cavità è stata utilizzata come ‘foiba’: «Nel bosco del Cansiglio, ove operava la Divisione Garibaldina “Nino Nanetti”, a poche centinaia di metri dall’Albergo S. Marco, sede del Comando Partigiano, si apre un orrido inghiottitoio, il Bus de la Lum, una foiba di origine carsica profonda m. 225 (Rif.: Commissione Grotte E. Boegan n. 153 Fr.). Questa foiba, negli anni 1944-1945, fu usata come luogo di eliminazione di civili e militari, giudicati dalle formazioni partigiane come spie» (Pirina M., 1943-1945 Guerra Civile sulle montagne. Vol. I Udine – Belluno, Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur”, Pordenone 2001, p. 172). Ancora nel libro di Pirina, appena citato, vi è la trascrizione di una intervista rilasciata da un testimone oculare ad un giornalista, riguardante un episodio avvenuto nel 1944: «Uno alla volta, tutti e otto furono costretti a percorrere una tavola posta sulla bocca della forra. Ai lati due partigiani. Quando le vittime arrivavano al centro, l’asse veniva capovolta. Si sfracellarono, tutti, nella profondità del Bus de la Lum» (Ibidem, p. 179).

La Foiba di Basovizza, situata nei pressi di Trieste, non è una cavità naturale, ma si tratta di un pozzo di ricerca mineraria, utilizzato dopo la Prima Guerra Mondiale per gettarvi materiale bellico e al termine della Seconda Guerra Mondiale per trucidare civili e militari. Chiusa con una grande lapide è oggi monumento nazionale.»