URNE E VASI DA NOTTE

In questo particolare e difficile momento sociale e storico l’architettura si sta confrontando, tra alti e bassi con i temi della complessità, seguendo un percorso fluttuante teso a comprendere meglio il rapporto tra uomo e spazio anche in rapporto alle nuove tecnologie. Mai come ora la nostra civiltà sta scivolando verso un paradiso di progetti artificiali, in cui l’aspetto renderizzato di un edificio diviene il modello verso cui tende il fruitore, senza considerare che lo spazio dovrà essere vissuto, percorso, annusato e ascoltato. Il riscontro a posteriori delle realizzazioni lascia sovente un sottile e indefinito sentimento di dissonanza.

Nel caso del Castello di Porta Giovia di Milano, ci troviamo di fronte a una mancata opportunità che non ci lascerà una flebile sensazione dovuta al naturale scollamento tra idea e realizzazione ma, piuttosto, un fortissimo sapore di amaro in bocca. Il vissuto del castello è ben definito nella memoria collettiva secondo più significati: storici, sociali, culturali ed educativi. Certamente un monumento architettonico deve poter diventare un motore per la collettività ma svecchiare il castello (brutta parola per un'opera del genere), non significa snaturarlo o trasformarne le collocazioni storiche per mettere al loro posto altre funzioni. E' sicuramente più utile, anche dal punto di vista economico, ampliarne gli spazi introducendo veri elementi di novità se, chiaramente, se ne ha la possibilità.  Le indagini condotte per tanti anni dagli speleologi dello SCAM hanno portato alla scoperta di un alter ego del castello posto nel sottosuolo, con spazi enormi da sfruttare a più livelli. L’architettura ipogea è sempre più considerata nel mondo come una risorsa e qui, dove esiste la possibilità REALE di utilizzarla anche a livello economico e di immagine, si preferisce sventrare una delle parti più significative e intatte dell’opera per metterci un ascensore!!! Probabilmente il sentimento del paradosso è fortissimo in chi si sta amministrando questo bene, talmente forte da non permettergli di vedere oltre, o meglio sotto, i propri piedi, sebbene abbiamo fatto notare, anche a loro, il potenziale di quello che hanno tra le mani.

Adolf Loos, architetto austriaco, fu tra chi tracciò le fila per l’architettura moderna; nemico giurato dell'ornamento scrisse "Parole nel vuoto", opera che consiglio a chi sta per danneggiare irreparabilmente l’opera meneghina. La citazione che lo riguarda è per caso un fulgido esempio dei ricorsi storici e che ben si adatta al nostro caso: "Adolf Loos ed io, lui letteralmente, io linguisticamente, non abbiamo fatto e mostrato nient’altro se non che fra un’urna cineraria e un vaso da notte c’è una differenza e che proprio in questa differenza la civiltà ha il suo spazio. Gli altri invece, gli spiriti positivi, si dividono fra quelli che usano l’urna come un vaso da notte e quelli che usano un vaso da notte come urna." (Karl Kraus)

Roberto Basilico (Federazione Nazionale Cavità Articiali)


CASTELLO DI MILANO & SOTTERRANEI: IMPEDIAMO LO SCEMPIO!

(della serie «repetita iuvant»: le cose ripetute fanno bene)

Mi è stato fatto osservare che quando alle persone si dice che al Castello di Milano bisogna realizzare un ristorante, una caffetteria, un centro massaggi, un book shop, una catena di negozi di moda come in altri prestigiosi musei esteri, queste annuiscono soddisfatte. Ma non si tiene conto che il Castello di Milano è un gioiello di architettura medievale che non ha eguali al mondo, avendo anche beneficiato degli studi di Leonardo da Vinci. Quindi la gente applaude incoscientemente all’idea che sugli spalti del Castello (su quelle che chiamano “merlate”) si realizzi un ristorante di lusso. E non solo. Ma andiamo per punti.

1. Nel Castello vi sono migliaia di metri quadrati inutilizzati. Basti solo pensare ai due giganteschi torrioni a pianta circolare, di cui uno ha ancora dentro il dismesso impianto di distribuzione dell’acqua potabile dei primi del Novecento. Senza contare i sotterranei delle mura di cortina.

2. Perché togliere dal Castello le Raccolte d’Arte e le Biblioteche? Per fare spazio agli interessi di quale politico? Perché, se è per fare spazio a caffetteria, centro massaggi, paninoteca e discoteca, lo spazio c’è digià, come sopra detto.

3. A chi giova un ascensore al Castello e per l’esattezza dentro un rivellino? A chi lo ha progettato e alla ditta che lo costruisce, non al Cittadino.

4. A chi giova sfondare internamente l’unico rivellino integro del Castello (Rivellino di Porta Vercellina, da taluni giornalisti erroneamente indicato come Rivellino di Santo Spirito) per piazzarci dentro il suddetto ascensore? Sempre e solo a chi lo ha progettato e alla ditta che lo costruisce, non al Cittadino.

Bene, adesso parliamo del Rivellino di Porta Vercellina, oggetto del futuro sfondamento. Visto che il Castello deve “rendere” e “fare spettacolo”, perché non prendiamo la famosa Pietà del Rondanini, la foriamo dalla testa ai piedi e la riutilizziamo come fontana esponendola in piazza? Senza dubbio i nostri giullari della cultura, se venisse loro detto che la qualcosa è “Béééééne”, loro approverebbero subito. Questa bella torre, chiamata Rivellino di Porta Vercellina, che i nostri giullari nemmen conoscono, ve la descrivo rapidamente in quattro punti.

1. Il Rivellino di Porta Vercellina s’innalza ancora oggi dal fossato interno, fungendo da collegamento tra il Castello e la famosa fortificazione denominata Ghirlanda, che proteggeva il Castello lungo i lati che “guardavano la campagna” (oggi Parco Sempione).

2. Il Rivellino di Porta Vercellina possiede stanze segrete destinate a depositi di munizioni, non ancora viste nel nostro secolo. Dalle casematte interne ancora percorribili (postazioni per armi da fuoco) si potevano prelevare le polveri e le palle issandole attraverso i pozzetti da tali stanze segrete. Custodi e guide turistiche dichiarano che tali “pozzetti” erano gabinetti!

3. Alla base del Rivellino di Porta Vercellina corre una galleria con tre grate metalliche d’epoca, ancora in sede. Dove portava la Galleria? Dall’altra parte e basta o altrove? Al momento non possiamo saperlo, perché la linea Metropolitana l’ha troncata!

4. Nelle fondamenta del Rivellino di Porta Vercellina si articolano i famosi Passaggi Segreti: uno andava dal Castello al Rivellino stesso, un altro conduceva a Santa Maria delle Grazie, ma è subito murato. Fonti attendibili dicono che sarebbe quasi interamente percorribile, ma bloccato sotto la biglietteria della vicina Stazione Nord. Un altro ancora è percorribile per un lungo tratto e conduceva oltre le difese più esterne puntando in direzione nord-ovest, nell’attuale Parco Sempione. Oggi è troncato dalla fognatura. L’abbiamo chiamato “Galleria dei Cavalieri”: non perché ci andassero a cavallo, ma perchè è la galleria più alta in assoluto trovata nei sotterranei del Castello. Soldati di scorta, armati di alabarda in resta, potevano passare tranquillamente. Anche questo lo abbiamo pubblicato e già a partire dal 1996!

Ecco perché il Rivellino di Porta Vercellina è così importante: costituisce un articolato e unico capolavoro di architettura militare medievale. Che altro dire? Si suggerisce, soprattutto ai giullari della cultura, la lettura della ristampa anastatica del libro di Luca Beltrami Guida storica del Castello di Milano 1368-1894, con prefazione di Amedeo Bellini. Anzi, si suggerisce soprattutto la lettura di quanto scrive Bellini, a cui va il mio plauso. Si riportano utilmente la prima di copertina e la quarta con stralcio dell’introduzione. Buona lettura.

Gianluca Padovan (Associazione S.C.A.M.)


Da sinistra a destra: resti della Ghirlanda, Rivellino di Porta Vercellina, Castello di Porta Giovia