Ascensori, archeologia e idiozia

 

Idiozia.

Il patrimonio culturale italiano sta cadendo a pezzi. Non mi riferisco a Pompei o ad altri siti più o meno blasonati vittime di un'incuria patologica, ma a tutto l'humus culturale che in modo sottile e nascosto sta scomparendo sotto i colpi di una classe politica ormai solo interessata ad ingrassare il proprio portafoglio.  Sinistra  e destra assumono ormai un significato solo se parliamo di arti (intendendo con questo termine mani e piedi); chiunque abbia avuto rapporti con le istituzioni per la valorizzazione di un bene ipogeo sa quale fatica di Sisifo sia riuscire a far emergere realtà nascoste, ma preziose.

 

Speranza.  La

FNCA sta ormai combattendo una lotta senza sosta che inizia a dare significativi e vittoriosi risultati. La cultura può e deve essere un motore per la nostra nazione: politico, economico, sociale e ambientale.

Quello che Padovan ha raccolto e commentato è indicativo dello stato in cui versa la nostra povera (è il caso di urlarlo) cultura.

Roberto Basilico

 


 

Ecco un paio di demenzialità coatte d’inizio millennio riguardanti l’installazione di ascensori laddove non servono e soprattutto laddove rovinano il patrimonio culturale e monumentale italiano. Al Castello Baradello di Como si è evitato, grazie al deciso e fermo intervento della Soprintendenza Archeologica, l’installazione dell’ascensore, che avrebbe comportato lo sfondamento interno della storica ed eccezionale torre medievale (praticamente quello che vogliono fare al Castello di Milano nel Rivellino di Porta Vercellina, dai sotterranei alle merlature). Al Forte di Exilles, in Val di Susa, l’ascensore hanno già cominciato a costruirlo e l’anno scorso i lavori sono stati bloccati perché il taglio della roccia per l’installazione del megamostro elevatore aveva provocato dissesti allo sperone roccioso su cui il Forte insiste. Come andrà a finire? Quanto costerà alla Comunità questo scempio che non serve? Vi riporto tre articoli, augurandovi buona lettura. Invito a prestare una particolare attenzione alle parole di Luca Mercalli in: No al tondino ed alla betoniera (terzo articolo).

 

Se Speleologia è esplorazione e documentazione, oggi nel delicato e quanto mai oscuro momento politico e sociale deve poter essere anche coscienza civica per la salvaguardie delle nostre radici naturalistiche, storiche, archeologiche e monumentali. Noi siamo abituati e allenati fisicamente e mentalmente ad andare sul campo, a vedere con i nostri occhi e a documentare con la nostra capacità che non è in vendita e non si lascia comperare. Siamo quindi capaci e competenti quanto e più di altri nell’essere promotori di una salvaguardia di cui tutti ciarlano, ma di cui nessuno vuole assumersi gli oneri. Pensare e documentare costa fatica, ma l’impegno giova sempre!

Gianluca Padovan

1) TRATTO DA www.patrimoniosos.it (parole chiave: ascensore castello baradello)

Dal Baradello al Monte Croce. In ascensore nel parco: tre progetti per favorire la fruibilità

Pietro Berra 02 MARZO 2008, LA PROVINCIA

Potrebbe essere il remake in chiave tecnologica di un celebre film: in ascensore nel parco. Quello della Spina Verde, del quale nell'ultimo anno si è parlato soprattutto in virtù di tre progetti per renderlo più facilmente accessibile e fruibile. Progetti che hanno in comune proprio la centralità di un ascensore.

DENTRO IL CASTELLO Che ne direste di non dover più arrampicarvi su vecchie scalinate impervie per salire in cima alla rocca del Barbarossa? L'idea era venuta agli architetti Giuseppe e Michele Pierpaoli e al collega Fulvio Capsoni, autori di un progetto di ristrutturazione della torre medievale presentato dal Parco della Spina Verde e sostenuto dal Rotary club Como Baradello. Approvato in prima istanza dalla Soprintendenza ai beni architettonici della Lombardia, un anno e mezzo dopo è stato bocciato dalla Direzione regionale per i beni ambientali. Il motivo? Alla fine è prevalsa la linea conservatrice, che ha ritenuto antistorico l'ascensore nel castello. E così l'intervento che verrà effettivamente realizzato - la rocca sarà ?impacchettata? entro la fine del mese e lo resterà fino dicembre - avrà un impatto più soft. «I lavori - spiega il presidente del Parco Giorgio Casati - sono finalizzati alla fruibilità del Castello, e riguardano sia l'interno, per renderlo più vitale grazie a un allestimento museale, sia l'esterno, per metterlo in sicurezza e renderlo più scenografico».

DAL GINOCC AL BARADELLO L'ente parco non intende, invece, rinunciare al secondo "ascensore" (tra virgolette, perché tecnicamente dovrebbe trattarsi di una funivia o qualcosa del genere). «Vorremmo realizzare - racconta Casati - un collegamento a cremagliera con piccole cabine in grado di trasportare dalle cinque alle dieci persone al massimo e che unisca il ristorante Ginöcc al castello». L'obiettivo è sempre quello di "avvicinare" la torre del Barbarossa alla città. Sono già stati effettuati alcuni sopralluoghi da parte di un'azienda svizzera specializzata, per arrivare a predisporre uno studio di fattibilità.

DA SAN GIOVANNI AL MONTE CROCE Ma l'ascensore che più ha fatto sognare i comaschi negli ultimi mesi è quello da Como San Giovanni al Monte Croce, speculare alla funicolare che collega viale Geno a Brunate. L'architetto Francesco Castiglioni e i suoi collaboratori di studio hanno realizzato uno studio di fattibilit à che prevede di coprire un dislivello di 320 metri con un binario di acciaio lungo quasi il triplo. Una cabina da 30 persone risalirà la collina in 7 minuti. I costi? I progettisti si sono rifatti a una stima della Maspero Elevatori: 2 milioni e mezzo di euro. Ma, secondo l'assessore provinciale ai Lavori pubblici Pietro Cinquesanti, che ha partecipato lo scorso gennaio alla presentazione del progetto agli enti locali, è più realistico il doppio. «Ora bisogna pensare al progetto definitivo - sottolinea Franco Benna, l'ex presidente del Rotary Baradello che coordina la campagna pro ascensore -. Una volta fatta una prima ipotesi di budget, la presenteremo agli enti pubblici e alla Fondazione provinciale della comunità comasca. Ma vogliamo coinvolgere anche i cittadini attraverso sottoscrizioni, concerti e altre iniziative per raccogliere fondi». Per trasformare il sogno in realtà è stato costituito un comitato promotore. Ne fanno parte: Parco della Spina Verde, Comune di Como (nella persona del sindaco o dell'assessore Caradonna), Provincia (assessore Cinquesanti), la Regione (Luca Ronzoni), Fondazione comasca (FrancoTieghi), Amici di Como (Daniele Roncoroni o Daniele Brunati), oltre ovviamente ai progettisti e a due rappresentanti del Rotary (lo stesso Brenna e l'attuale presidente Massimo Scolari). A breve la prima riunione. E già si pensa alla conclusione dei lavori: «Il sindaco - ricorda Brenna - ha ipotizzato di recuperare eventuali finanziamenti in funzione di Expo 2015».

2) TRATTO DA: www.torinoblogosfere.it (parole chiave: ascensore forte exilles)

Domenica 30 Agosto 2009, 08:10 in Accade in città

L'ascensore del Forte di Exilles: pronto tra un anno, il video però c'è già.

Oggi è domenica, l'ultima di agosto, e ci è parso indicato segnalare un video (e una notizia) che riguarda una delle mete più belle per le scampagnate dei torinesi, il Forte di Exilles, e i lavori che da qualche anno ormai si svolgono per la realizzazione di un ascensore.

La consegna dei lavori, dice il video, è fissata per l'inverno del 2010: nell'attesa ecco una 'sneak preview', come si fa solitamente con i film di Hollywood più attesi, per ammirare il progetto e monitorare ciò che sarà (o dovrà essere).

"La realizzazione del nuovo collegamento verticale, attraverso l’inserimento di due ascensori “nella roccia” renderà possibile a tutti l’accesso al Forte. Il percorso di accesso è di grande suggestione: si sale verso il Forte all’interno di due cabine vetrate che consentono la lettura del paesaggio circostante, durante la salita, dall’interno della breccia dello scavo in roccia", spiegano gli organizzatori.

3) TRATTO DA: www.rivaltasostenibile.it

No al tondino ed alla betoniera - di Luca Mercalli. Giovedì 25 Ottobre 2007 00:23

Giovedì 5 luglio 2007 all’incontro “Le prospettive del lavoro e di uno sviluppo sostenibile in Val di Susa”, Sandro Plano, sindaco di Susa ha dichiarato “Bisogna fare una grande riflessione politica in quanto sembra si sia aperti a tutto, ma poi alla fine si dice no a tutto. All’acquedotto, all’ascensore di Exilles e alla risalita meccanizzata di Rivoli”. Luca Mercalli attraverso alcune riflessioni da una risposta a questa affermazione attraverso molti sì ed un deciso no al tondino ed alla betoniera.

Provo a raccogliere la sollecitazione e proporre la mia riflessione sul tema, frutto peraltro del confronto con uomini ed esperienze di tutto il mondo. Il fatto che il coro dei “no” stia aumentando un po’ in tutta Italia, è sintomo di un disagio profondo derivante dal raggiungimento di alcuni limiti invalicabili nella disponibilità delle risorse comuni. In sostanza, su questa piccola Italia di 301.000 km2, siamo in 60 milioni e abbiamo a disposizione solo 5000 m2 ciascuno. Ci si pesta i piedi, ovunque è un denso formicolare di persone, di macchine, di edifici e di infrastrutture e – rispetto a trent’anni fa – sono caduti alcuni miti del progresso che facevano tollerare qualsiasi operazione industriale o infrastrutturale accettandone le ricadute negative pur di creare lavoro e benessere. Oggi il benessere è diffuso – pressoché chiunque abita in una casa dotata di servizi igienici, elettricità, riscaldamento e acqua corrente, dispone di un’automobile e non fa più la fame, quindi è salutare che ci si domandi se i sacrifici irreversibili che vengono continuamente richiesti al nostro territorio abbiano ancora un senso o viceversa siano inutili e perniciosi, minaccino la qualità della vita e celino in realtà l’interesse privato di chi li propone. Se la politica non vuole sentirsi rispondere continuamente dei “no”, credo semplicemente che debba cambiare le domande. E’ logico sentirsi dire “no” allorché si avalla l’ulteriore inutile opera che nulla aggiunge al benessere delle persone modificando il precario equilibrio dei luoghi, trascurando invece i veri problemi del territorio. Permane l’idea che il buon amministratore sia colui che “costruisce” qualcosa di nuovo, lasciando la propria piramide ai posteri. Manca invece del tutto l’idea virtuosa della manutenzione e della cura di ciò che già esiste, che versa spesso in condizioni di grande trascuratezza. Le ultime generazioni hanno costruito e modificato l’ambiente più di quanto abbiano fatto tutte quelle che ci hanno preceduto in almeno 7000 anni: è evidente come questo tasso di sfruttamento non possa procedere oltre, proprio per mancanza dello spazio fisico e delle risorse naturali. Perché mai si deve aggiungere sempre qualcosa? La sostenibilità è un’altra cosa.

Per quanto mi riguarda, rispondo NO all’ulteriore espansione urbana e demografica, alle nuove strade asfaltate e ferrate, ai nuovi orribili capannoni (quelli di Bruzolo che sottraggono la vista al Castello di San Giorio sono intollerabili) , all’aumento di illuminazione pubblica, alle infrastrutture turistiche giganteggianti, agli inceneritori, alle discariche.

Risponderei invece SI a un programma di ristrutturazione a tappeto dei nostri centri storici e di riqualificazione estetica delle brutture, al recupero delle aree industriali dimesse, al rilancio dell’agricoltura locale e dei prodotti agroalimentari di filiera corta, alla cura del patrimonio forestale e manutenzione delle opere di regimazione idraulica, alla completa fruibilità del nostro patrimonio storico e artistico e archeologico, all’estensione capillare di collegamenti veloci a internet, vero elemento di connessione con il mondo, allo sviluppo di un turismo leggero, diffuso e di qualità, al sostegno di tutte le pratiche di risparmio ed efficienza energetica, dall’isolamento termico degli edifici all’introduzione massiccia delle energie rinnovabili, alla raccolta differenziata dei rifiuti (verso la quale chi dice no sbaglia) e a un incisivo programma di riduzione degli stessi, all’utilizzo razionale dell’acqua con raccolta di quella piovana per l’irrigazione di orti e giardini (così non serviranno nuovi acquedotti), alla rinascita delle attività artigianali quali la lavorazione del legno, dei tessuti, della ceramica e dei metalli, antiche espressioni della cultura alpina, alla formazione di un’identità culturale che miri alla riconquista del senso di appartenenza e di rispetto del luogo in cui si vive. Probabilmente sarebbero molti di più i sì che pronuncerei se mi venissero rivolte le domande opportune. Ovviamente continuerò a rispondere no se mi verranno fatte sempre le solite e ormai scontate proposte di “sviluppo” a suon di tondino e betoniera.

Luca Mercalli