La Cittadella di Alessandria non va demolita!



Già da alcuni anni ci stiamo interessando alla conoscenza e alla salvaguardia della Cittadella di Alessandria, ma noi siamo solo pochi speleologi e non papaveri dell’alta finanza… o proprietari di banche o azionisti di multinazionali. E chi ha orecchie per intendere intenda.

Non siamo nemmeno tra quei politici (destra, sinistra o centro poco contano, tanto alla resa dei fatti il loro colore è solo quello dei soldi… o dei dollari) che dicono di avere fatto, ma che poi tutto finisce in un bel nulla. Ad esempio, il famoso ponte storico della Cittadella è stato abbattuto… eppure qualche politico aveva assicurato che non sarebbe dovuto accadere.

Ora tocca alla Cittadella ad essere abbattuta. Al suo posto sorgeranno strade, raccordi autostradali, centri commerciali, megabenzinaio e villette a schiera. Vogliono cancellare un pezzo della nostra storia, e pure bello grosso: andate a vedere il mastodonte settecentesco a pianta stellare su Google: bastioni, rivellini, controguardie, spalti, opere esterne e sotto un sistema eccezionale di cunicoli di contromina e gallerie di demolizione, una delle quali probabilmente unica in Europa e probabilmente unica al mondo.

Quello che abbiamo cominciato a fare è documentare e pubblicare. Ecco un primo articolo, uscito quest’anno. Chi ci dà una mano? Quale gruppo speleologico insorgerà assieme a noi?

La situazione

La Cittadella di Alessandria è progettata da Ignazio Bertola e i lavori di costruzione hanno inizio nel 1728 sotto Vittorio Amedeo II. Migliorie e ristrutturazioni si protraggono fino ai primi decenni del XIX secolo.

La Cittadella di Alessandria è definita come l’unico esempio al mondo di piazzaforte del XVIII secolo ancora quasi interamente integra. In Italia abbiamo la prerogativa di conservare un patrimonio storico e architettonico invidiabile.

Che facciamo? Lottizziamo e cementifichiamo a beneficio dei re del mattone? Perché la Cittadella di Alessandria non può essere riconosciuta come Bene dell’Umanità e vincolata come tale dall’UNESCO?

La Cittadella è giunta sino a noi sostanzialmente integra. Si tratta di una struttura strategico difensiva di tipo territoriale che a nostro parere potrebbe tranquillamente diventare Museo dell’Esercito Italiano con funzione didattico-espositiva per più di un motivo. In Italia è, se non l’unica, uno dei rari esempi ancora sostanzialmente integra di fortificazione settecentesca attraverso la quale noi oggi possiamo conoscere la storia dell’architettura militare europea di età moderna. Per la città di Alessandria è un monito che ricorda il ruolo della città stessa nel più vasto quadro del sistema difensivo esteso dall’Adriatico alle Alpi di età napoleonica, e ancora prima con la scelta della sua costruzione agli inizi del Settecento, evento che trasforma il paesaggio urbano modificando irreversibilmente l’antico quartiere del Borgoglio.

La completezza delle tipologie esistenti, vale a dire le opere di difesa (i bastioni, i pivellini, gli spalti, ecc) e gli edifici (depositi, magazzini, alloggi, uffici, ecc.) rende la Cittadella particolarmente adatta a svolgere una funzione didattico museale: sia come museo di se stessa, sia di materiali provenienti della numerose strutture dell’Esercito Italiano in disuso che potrebbero così trovare una ricollocazione adeguata con funzione didattica.

Nella nostra epoca della comunicazione veloce, fatta spesso più di immagini e parole che si susseguono rapidamente, che di esperienze concrete, poter conoscere l’architettura fortificata percorrendo i bastioni, salendo sugli spalti, toccando le pareti o strisciando sul pavimento delle gallerie di contromina è un’esperienza che ha valore inestimabile. Oggi abbiamo sempre più bisogno di ridare valore al tempo e alla cultura; visitare un luogo e comprenderlo è essere attori e protagonisti della Storia. Un popolo senza storia è peggio di un branco di pecore.

Le ruspe partono nel 2007

Ricordiamo che il 21 aprile 2007: un enorme sbancamento di terra è stato effettuato a lato della Cittadella di Alessandria. Gli scavi, profondi solo poco meno di due metri, si sono spinti fino a una ventina di metri dalla linea esterna delle fortificazioni (strada coperta) asportando parte dello spalto. E avvicinandosi al sistema sotterraneo di contromina. Noi ci siamo letteralmente fiondati a documentarlo e a denunciare l’accaduto.

Gianluca Padovan

Associazione S.C.A.M. (Speleologia Cavità Artificiali Milano) e F.N.C.A. (Federazione Nazionale Cavità Artificiali)