Il mondo dietro (o meglio sotto) la griglia.

Barcellona, 2010. Año de Cerda. anno che celebra i 150 anni dalla nascita di uno dei più celebri piani urbanistici degli ultimi due secoli. Ospite d'eccezione, CCCB, Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona, organizza una densa mostra. Quasi certamente l'istituzione per la cultura più organizzata e attiva della città. Incontrovertibilmente di elevato spessore anche aumentando la scala del confronto. La griglia che isotropamente ha inondato letteralmente la piana che separava il mare dalle montagne, e sulla quale già giaceva la città storica di Barcellona, rappresentata come una complessa macchina esplosa nelle sue componenti principali. Ma non è questo che interessa (quantomeno non in questa sede). Quanto piuttosto come, sul tavolo anatomico dove l'intero è stato sezionato, giacciano anche i suoi sotterranei. Potere di ciò che appare – rivelazione! - improvvisamente, i sotterranei di Barcellona sono razionali, potentemente industriali, rigorosamente progettati. Non come le pazienti e disperate opere di igienizzazione condotte su Londra o Parigi, dove si è scavato chirurgicamente per introdurre la capillare rete di condotti. Mettiamoci questo in tasca, frattanto, ci tornerà utile più avanti: a Parigi, Nadar produce un affascinante racconto fotografico proprio sui suoi sotterranei. A Barcellona invece la città è sorta dal basso, iniziando con i sotterranei, e crescendo rapidamente verso il cielo.

Joan Fontcuberta, artista visuale ironico e ispirato, chiede al governo cittadino di accedere ai suoi sotterranei per estrarne un racconto. La cui rappresentazione si trova nelle sale del CCCB sotto forma di alcune grandi foto (2X1 m ca.). Senza intimidirsi come una signorina alla quale si solleva la gonna, Barcellona – e chi la abita – gode voyeuristicamente nel contemplare le proprie interiora.

E qui giungiamo al punto: i sotterranei urbani - oggi - godono di un interesse mai sperimentato. La lista sarebbe lunghissima. Fidiamoci di questa importante città, di questo importante museo, di questa importante vetrina, di questo importante artista. Un interesse diverso di quello raccontatoci ad esempio da certo cinema un paio di decadi fa, guardiamo a quelli di New York: luoghi sinistri abitati da tutte le paranoie possibili e perchè no, pure quelle impossibili. Problematizzarne la ragione è difficile. Aumento della coscienza del valore della città - anche contemporanea - ? iperdensificazione del territorio, esaurimento delle risorse e dunque necessità di trovare territori altri  anche riciclati - ? o ancora forse - lieve transizione dello zeitgeist - emersione di una nuova coscienza, più complessa e articolata del concetto di patrimonio (tangibile&intangibile) e della sua considerazione, meno tassidermica che in passato, in quanto risorsa?

Probabilmente tutte insieme. Urge peró, questo è certo, una riflessione articolata sull'inconscio – a tanti livelli – delle città. A partire dalle nostre.

Marco Lampugnani (Federazione Nazionale Cavità Artificiali)