Hypogean Archaeology: «allo cripto itinere»

Febbraio 1, 2021 Off Di Archeologia del sottosuolo

Mercoledì 27 febbraio 2019 in Urban Center Milano si è tenuta la conferenza pubblica introdotta dal responsabile, Alfredo Spaggiari:

Leonardo da Vinci & Luigi Bertarelli: andando «allo cripto itinere»

Si è parlato della grotta-miniera Ferrera, situata nel territorio di Mandello Lario (Lecco), indubbiamente visitata da Leonardo da Vinci e di cui ci ha lasciato breve cenno.

«… e i magior sassi scoperti che si truovino in questi paesi sono le montagne di Mandello, visine alle montagne di Leche e di Gravidonia. In verso Bellinzona a 30 miglia a Leco, è quelle di valle Ciavenna; ma la maggiore è quella di Mandello, la quale à nella sua basa una busa di verso il lago, la quale va sotto 200 scalini e qui d’ogni tempo è diaccio e vento» (Leonardo da Vinci, Codice Atlantico, f. 214 v.e).

Inoltre si sono ricordate le pubblicazioni in cui è stato presentato il lavoro, tra cui figura il primo numero della Collana Hypogean Archaeology della Federazione Nazionale Cavità Artificiali, edito dai British Archaeological Reports (BAR Publishing – Oxford) nel 2007.

Amedeo Gambini, del Gruppo Proteus Speleosub, ha presentato il dodicesimo numero della Collana Hypogean Archaeology (BAR International Series 2916), fresco di stampa:

Antro delle gallerie, indagini di archeologia mineraria in Valganna (Varese)

Il lavoro è stato dedicato a Ivo Scacciotti, del Gruppo Speleologico C.A.I. Varese, recentemente scomparso.

Il volume, come gli altri dei BAR, è ordinabile accedendo al sito barpublishing.com.

https://www.barpublishing.com/antro-delle-gallerie-indagini-di-archeologia-mineraria-in-valganna-varese.html

Ecco la presentazione del libro di Amedeo:

«Prefazione

Nel 1982 mi sono recato in Valganna una prima volta per visitare il complesso ipogeo denominato Antro delle Gallerie o, più curiosamente, Sfinge della Valganna. Sono andato assieme ad Andrea Ferrara, caro amico prematuramente scomparso, ma non ne abbiamo trovato l’ingresso, vagando inutilmente nel bosco. In compenso ci siamo recati all’abbazia di San Gemolo a Ganna facendo la conoscenza del suo priore: don Mario Frecchiami, conoscitore dell’Antro.

Diversi anni prima il religioso si era interessato all’Antro delle Gallerie e coadiuvato da altre persone aveva individuato l’accesso inferiore.

Ed è stato proprio questo il punto su cui si sono sviluppate le congetture e si sono promosse, anno dopo anno, le campagne di studio: capire il motivo del dedalo di cunicoli e gallerie scavate nel fianco del monte, ma anche vedere che cosa vi fosse tra l’accesso superiore e l’inferiore. Il primo era stato scoperto “ufficialmente”, come ha scritto don Frecchiami, nel 1873 dal sacerdote Raffaele Inganni della parrocchia di San Celso a Milano. Il secondo era stato rintracciato a seguito di uno sterro il giorno11 febbraio 1961, proprio da don Mario Frecchiami, ma senza pervenire alla sua completa disostruzione. Crolli e smottamenti avevano successivamente obliterato lo sbocco inferiore determinando la cessazione delle operazioni di recupero.

Tra i due ingressi vi erano, e vi sono tutt’ora, cunicoli e gallerie sommersi i quali hanno attirato indiscutibilmente la mia curiosità e la fantasia ben più del dedalo “a portata di mano” costituito dalle opere non sommerse e solo in parte ostruite da sedimenti e cedimenti strutturali.

Ho conosciuto Amedeo Gambini nel 1984, il quale da poco s’era iscritto al Gruppo Grotte Milano, Sezione Escursionisti Milanesi del Club Alpino Italiano. Speleologo, subacqueo e speleosubacqueo provetto, mi ha subito trasmesso solidità e competenza, al punto che quello stesso anno l’ho coinvolto nelle operazioni all’Antro. Effettuava così la sua prima esplorazione della parte sommersa immergendosi nel Pozzo Quadro e stendendone il rilievo planimetrico. Si poteva pertanto affermare che la perforazione ad asse verticale era effettivamente connessa a un sottostante sistema di cunicoli e gallerie, ma la cui percorrenza era pericolosa.

Se l’Antro delle Gallerie suscitava un fascino particolare, per poterlo studiare determinandone lo scopo dello scavo occorreva innanzitutto esplorare completamente le parti non sommerse, rilevarle planimetricamente e metterle in relazione alla superficie esterna. Solo così si sarebbe compresa l’articolazione e si sarebbero potuti individuare eventuali altri accessi. Come effettivamente è avvenuto in tempi recenti.

Alla metà degli anni Ottanta si era andati a verificare il racconto secondo cui il complesso pareva collegato alla vicina Grotta dell’Alabastro. La cavità naturale era stata indubbiamente interessata dall’attività d’estrazione delle concrezioni alabastrine, ma oltre a presentare sulle pareti talune tracce di scavo analoghe a quelle riscontrate nelle gallerie principali dell’Antro, non offriva ulteriori prospettive. Veniva tuttavia considerato che, se prosecuzione vi fosse effettivamente stata, essa doveva trovarsi seppellita al di sotto di svariati metri cubi di detriti che intasavano il fondo della sala principale.

Nel frattempo si era riordinato l’Archivio Chiesa custodito presso il Gruppo Grotte Milano, la cui massima parte riguardava proprio l’Antro, e le operazioni si concentrarono nuovamente solo su di esso.

Dagli anni Ottanta ad oggi Amedeo Gambini ha fatto anche di più: ha cercato di fornire una motivazione scientificamente plausibile all’esistenza del complesso, traendolo dall’appellativo di “sfinge” datogli nel XIX secolo.

Ha diretto le operazioni esplorative, ha condotto nuove indagini speleosubacquee, completato il rilievo del complesso, esaminato le tracce di scavo lasciate dagli attrezzi e disostruito un ulteriore accesso. Non solo: Amedeo Gambini ha cercato confronti con altre coltivazioni sotterranee sia italiane sia straniere, ha studiato testi d’ingegneria mineraria d’epoca e la strumentaria utilizzata nelle miniere preindustriali. Per primo ha esaminato e studiato la documentazione relativa all’Antro, che vari ricercatori avevano prodotto nel tempo, componendo il chiaro quadro della storia esplorativa.

Tante sono state le persone che a vario titolo hanno partecipato alle operazioni, ma solo Amedeo ha saputo con ferma costanza conseguire il completo risultato.

A mio avviso la Speleologia costituisce oggi una delle ultime frontiere terrestri dell’esplorare. La ricerca e lo studio delle Cavità Artificiali condotti mediante l’utilizzo dell’attrezzatura e della metodologia speleologica e speleosubacquea possono dare risultati notevoli nell’ambito della conoscenza delle opere del passato.

L’Esploratore che alberga in molti di noi può “uscire allo scoperto” con una buona preparazione unita alla determinazione nel voler conseguire il risultato.

Questo libro ne è la testimonianza.

Milano, 26 novembre 2018

Gianluca Padovan (Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano – Federazione Nazionale Cavità Artificiali)».