La scala conduce dalla Galleria Borbonica alla sottostante “galleria del malaffare”, allagata…
Un pertugio s’apre sul vuoto enorme di una cava trasformata in cisterna e pian piano si scende accompagnati dal rumore che risuona nel buio, prodotto dalle calzature sugli scalini di metallo. Si giunge poi ad un pontile in tubi da cantiere e tavole di legno che permette di salire sulla zattera.
Gianluca Minin, novello Caronte, vi traghetterà lungo il percorso sotterraneo invaso dalle acque d’infiltrazione. Si attraversa l’incompleta e abbandonata galleria della Linea Tranviaria Rapida (L.T.R.), tacito monumento alla frode e allo sperpero di denaro pubblico, oggi percorso turistico del tutto insolito.
Scrive Dante Alighieri: «Ed ecco verso noi venir per nave / un vecchio, bianco per antico pelo, / gridando: “Guai a voi anime parve! / Non isperate mai veder lo cielo: / i’ vengo per menarvi a l’altra riva / ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo» (Inferno, III 82-87).
Ed esclama Virgilio: «Caron, non ti crucciare: / vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare» (Inferno, III 94-96).