Castello di Milano: la mostra fotografica a Desio

Castrum Portae Jovis Mediolani Domenica 1 marzo 2015 a Desio, presso Villa Traversi – Tittoni, è stata inaugurata la mostra I sotterranei del Castello di Porta Giovia di Milano, nell’ambito delle manifestazioni promosse dal Parco delle Culture di Desio. Si sono nuovamente aperti al pubblico i Sotterranei dell’Olimpo, ovvero i recuperati spazi sotterranei di Villa Tittoni – Traversi, dove si possono vedere interessanti lacerti di fondazioni, i quali sono ben più antichi di quanto la storia narri a proposito della Villa stessa. Presso gli spazi della Villa era visitabile la mostra fotografico-documentaria: Donne e mafie, a cura del Comune di Rivoli (Torino).                           ...

Dolina al Castello di Milano

Sarà causa delle recenti e consistenti piogge? Sarà che il tempo tende ad “assestare” ogni cosa? Sia come sia, nel fossato del Castello di Milano, accanto al Rivellino di Porta Vercellina, si è aperta una piccola dolina. Come la si chiuderà? Speriamo semplicemente con terra e non con una bella “colatona” di calcestruzzo. Con occhio speleologico (e una certa dose d’ironia) possiamo dire che si tratti di una “dolina di sprofondamento”. Già, ma che cosa è sprofondato? Nulla di allarmante. E facciamo un passo indietro per capire di che cosa si stia parlando. Il Rivellino di Porta Vercellina è una straordinaria opera medievale, unica nel suo genere almeno nel panorama lombardo, a servizio del Castrum Portae Jovis, ovvero del Castello di Milano. Per inciso, oggi si tratta dell’unico rivellino integro del Castello. Tale rivellino è dotato, alla base, di una galleria “passante” in mattoni, con volta a tutto sesto, i cui accessi sono rinforzati da arcate di conci. Lungo il lato nord-ovest il riempimento del fossato del Castello non ha occluso completamente l’accesso alla galleria (come ben dimostra la foto a corredo), mentre sul lato opposto l’ingresso è stato interrato. Ed è proprio l’interro ad avere “ceduto”, nel senso che assecondando la forza di gravità la terra è fluita all’interno della galleria, lasciando in superficie la dolina. Vi sareste mai aspettati di scoprire che le gallerie “segrete” del Castello di Milano innanzitutto non siano così segrete come leggende e “chiacchieroni di turno” vogliono fare credere? In secondo luogo sono tutt’altro che “misteriose”: facevano innanzitutto e soprattutto parte integrante del complesso sistema difensivo della “macchina da guerra” medievale di Milano....

Il Castello dei… “sottoservizi”

Dopo i recenti colpi di ruspa al Castello di Milano della scorsa settimana, lasciati andare sullo sterrato e sulla cotica erbosa tra la Porta del Soccorso e la Torre della Colubrina, ci si è chiesti nuovamente se il Castello possa essere “museo di sé stesso” anche nelle sue parti sotterranee. http://www.archeologiadelsottosuolo.com/2019/11/07/castello-di-milano-ancora-colpi-di-ruspa/#more-162 A corredo di questo pensiero si presenta una immagine scattata una quindicina d’anni fa nei sotterranei del Torrione Sforzesco Est. Purtroppo la posa di una teoria di tubature arancioni destinate allo smaltimento delle acque è andata a cancellare l’accesso al vero piano sotterraneo della torre. E con i tubi si è persa la possibilità di procedere nelle esplorazioni indirizzate alla comprensione dell’imponente architettura fin nelle sue parti più recondite, ovvero in quelle realmente quattrocentesche, dal momento che il Torrione Est è stato cimato per motivi militari e poi ricostruito per ospitare un serbatoio dell’Acquedotto Civico. Si è persa anche la possibilità di aprire al pubblico una parte celata e sconosciuta della più grande e imponente opera medievale di Milano. Sorge spontanea la domanda: ma la tutela del monumento da parte delle autorità competenti è estesa solo ed esclusivamente alle parti in bella vista? Forse no, visto che cos’era stato installato qualche anno fa nel così detto “fossato morto” (tra Rocchetta-Corte Ducale e Piazza d’Armi).          Per completare il quadro si può utilmente prendere visione anche di quest’altro articolo: http://www.archeologiadelsottosuolo.com/2019/11/09/al-castello-di-milano-qualcuno-ha-perso-la-testa/      ...

Sirene d’allarme a Milano

I penetranti e cadenzati suoni della sirena davano il preallarme, l’allarme e il cessato allarme. La gente così sapeva di doversi recare, e di corsa, nei rifugi antiaerei. Ma prima delle ostilità la sirena serviva, e tutt’oggi serve, a ben altri scopi. Erano prodotte per essere installate nelle fabbriche, negli aeroporti, nelle caserme dei Vigili del Fuoco, ecc. I primi tipi di sirena erano elettromagnetici, a membrana vibrante, ma risultavano poco potenti; successivamente s’impiegarono anche le sirene elettromeccaniche, a turbamento d’aria. Durante la Prima Guerra Mondiale si erano proposti e sperimentati vari sistemi per allertare alla popolazione civile, all’approssimarsi di velivoli avversari. Suono delle campane, esplosione di razzi e petardi, persino il suono delle trombette da postino doveva servire ad avvisare gli abitanti di città e paesi. Ma inizialmente si nutrivano delle perplessità in quanto i segnali acustici avrebbero potuto favorire, di notte, l’orientamento degli aeroplani avversari sugli obiettivi. Ad esempio, a Como si “requisirono” dal Museo due piccoli cannoni ottocenteschi ad avancarica per colocarli al Castello Baradello, in cima all’omonimo colle che sovrasta la città: i colpi a salve sarebbero stati bene uditi (Maria Antonietta Breda, Gianluca Padovan, Como 1915 – 1945: protezione dei Civili e rifugi antiaerei, Lo Scarabeo Editrice, Milano 2014, pp. 47-48). Ma ben presto si pervenne alla considerazione che il sistema migliore era l’utilizzo delle sirene. Ad esempio a Como, in data 13 giugno 1940, abbiamo la comunicazione del Prefetto Presidente Mario Trinchero, il quale tra le varie disposizioni richiede che «Nelle località ove il segnale d’allarme è udito meno distintamente, i vigili del fuoco integreranno il suono delle sirene fisse adoperando mezzi sussidiari...

«Ed ecco verso noi venir per nave…»

La scala conduce dalla Galleria Borbonica alla sottostante “galleria del malaffare”, allagata… Un pertugio s’apre sul vuoto enorme di una cava trasformata in cisterna e pian piano si scende accompagnati dal rumore che risuona nel buio, prodotto dalle calzature sugli scalini di metallo. Si giunge poi ad un pontile in tubi da cantiere e tavole di legno che permette di salire sulla zattera. Gianluca Minin, novello Caronte, vi traghetterà lungo il percorso sotterraneo invaso dalle acque d’infiltrazione. Si attraversa l’incompleta e abbandonata galleria della Linea Tranviaria Rapida (L.T.R.), tacito monumento alla frode e allo sperpero di denaro pubblico, oggi percorso turistico del tutto insolito. Scrive Dante Alighieri: «Ed ecco verso noi venir per nave / un vecchio, bianco per antico pelo, / gridando: “Guai a voi anime parve! / Non isperate mai veder lo cielo: / i’ vengo per menarvi a l’altra riva / ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo» (Inferno, III 82-87). Ed esclama Virgilio: «Caron, non ti crucciare: / vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare» (Inferno, III 94-96).     1. “queste parole di colore oscuro”… 2. “il senso lor m’è duro”… 3. “siam venuti al loco ov’io t’ho...

Il fascino del sottosuolo

La vita di superficie segue un suo svolgersi, nel sottosuolo tutto è apparentemente fermo. Questo è uno degli aspetti del fascino, inteso come “potenza di attrazione” in senso positivo, data dal percorrere gli ambienti da tempo abbandonati. E questo è senz’altro uno dei motivi, il più evidente, che del sottosuolo napoletano attrae. I percorsi sono chilometrici e si si susseguono nello stratificato delle opere ricavate al di sotto per rispondere alle esigenze “del sopra”. Cave, acquedotti, cisterne, resti di chi li lavorò con martello e scalpello e di chi vi dimorò, in ultimo, in tempo di guerra durante i bombardamenti aerei. Eppure oggi qualche cosa si muove nel buio ed è la volontà di pochi nello svuotare gli ambienti ipogei riempiti di detriti e macerie. Un lavoro che pian piano apre nuovi percorsi, permette di scoprire frammenti di epoche passate, ricche di suggestione. Sotto c’è un altro mondo.   1. Antiche cave. 2. Antico acquedotto ipogeo. 3. Antichi...