Il sotterraneo Canale della Bendata

Desio Underground… Le operazioni di Archeologia del Sottosuolo ad oggi condotte a Desio presso il Parco di Villa Cusani – Tittoni – Traversi hanno portato all’individuazione di due canali sotterranei: il “Canale sotterraneo della Bendata” e il “Canale sotterraneo del Roberto”. Il “Canale sotterraneo della Bendata” prende il nome da una delle tante statue che coronano la sommità della storica Villa, certamente sorta su di una precedente struttura individuata a seguito delle indagini condotte nei sotterranei dall’Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano della F.N.C.A. Struttura in mattoni, fondo compreso, il “Canale sotterraneo della Bendata” aveva il pozzetto d’accesso riempito con terra, pietrame e altro materiale di risulta, probabilmente attorno agli anni Settanta. “Preziosi reperti” datanti ce lo confermerebbero: il cappuccio di una penna a sfera, una bottiglia di plastica della candeggina, resti di “pianelle”, etc.             ...

Roggia Morlana (Bergamo)

La storica Cementeria Italcementi di Alzano Lombardo (BG) Nel Medioevo si traggono le acque del Fiume Serio per l’alimentazione della Roggia Morlana, la quale è ancora oggi attiva. Un tratto scorre alle spalle del corpo di fabbrica principale dell’ex Cementeria Italcementi S.p.A., oggi Gruppo Tironi, di Alzano Lombardo (Bergamo). Oltre alle immagini della Roggia Morlana si unisce il catalogo della mostra documentaria La Roggia Morlana. Dalla medioevale “Societas et universitas Seriolae Murgulanae” ad oggi, tenutasi a Bergamo nel novembre 1988. L’ex Cementeria Italcementi S.p.A. è stata visitata nell’ambito del sopralluogo organizzato dai docenti del Laboratorio di Progettazione Architettonica I del Politecnico di Milano.                           Roggia...

Il grande porto d’Italia

Non si dimentichi che Milano, e per l’esattezza la sua Darsena e gli attracchi minori, costituivano uno dei maggiori porti d’Italia e la “classifica” veniva (e viene) stabilita in base al tonnellaggio delle merci scaricate e caricate: «Arrivano a Milano sabbia, laterizi, pietre da taglio, legna, carbone, generi alimentari, sale, metalli; partono tessuti, manufatti, stoviglie, letami e ceneri. Tra il 1830 la fine del secolo, la sola Darsena di Porta Ticinese registrava una media di 8300 barche tra maggiori e minori in entrata e in uscita, per un movimento complessivo di 350.000 tonnellate l’anno» (Giuseppe Grazzini -redazione-, Naviglio Grande, Giorgio Mondadori, Milano 1995, p. 42). La vocazione d’avere l’acqua corrente sotto casa si è quindi perpetuata dagli albori del tempo fino alla metà dell’Ottocento. Secondo gli studi di Felice Poggi a Milano, entro il perimetro del Piano Regolatore e corrispondente ad un’area di poco superiore a quella contenuta entro le mura urbane, nel 1888 esistevano ancora 124 canali costituiti anche dai fontanili, oltre ai Navigli maggiori. Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo i canali “intralciano” il crescente traffico e l’espansione urbana di superficie, vengono considerati per la realizzazione di una fognatura moderna e pertanto prevale la tendenza a coprirli fino a farli scomparire quasi ovunque dal volto cittadino. Ma si rileva pure che, viste le sempre imminenti sommosse popolari causate delle reiterate crisi economiche e dalle tasse, la rete dei canali impedisce ai gendarmi e all’esercito di avere facilmente ragione dei rivoltosi. Si ricordi, ad esempio, la protesta del 1898, stroncata dal generale oiemontese Fiorenzo Bava Beccaris, il quale fece caricate la cavalleria...

I Navigli di Milano

In tema di canalizzazioni vediamo che il Naviglio Grande è il canale artificiale più importante della città di Milano e deriva le sue acque dal fiume Ticino. Stando ad alcune cronache medievali il suo scavo principierebbe nel 1177 o nel 1179. Le vicende milanesi non lo fanno procedere rapidamente e, vuoi per la mancanza di denari, vuoi a causa dei numerosi episodi bellici, il canale è ultimato solo nel XIV secolo. Serviva all’irrigazione dei campi, al funzionamento dei mulini, degli opifici e soprattutto al traffico idroviario, mettendo la città in diretta comunicazione con il lago Maggiore, il lago di Mergozzo e le famose Cave di Candoglia, da dove si estraeva, e si estrae tutt’oggi, il pregiato marmo rosato per il Duomo. Nel 1288 Bonvesin da la Riva (1240 c.a – 1315 c.a), scrittore e poeta milanese, nel suo impareggiabile De magnalibus Mediolani (Le meraviglie di Milano) ci lascia una bella descrizione del fossato, o meglio del canale, realizzato a difesa esterna delle mura urbane: «Un fossato di sorprendente bellezza e larghezza circonda questa città da ogni parte e contiene non una palude o uno stagno putrido, ma l’acqua viva delle fonti, popolata di pesci e di gamberetti. Esso corre tra un terrapieno all’interno e un mirabile muro all’esterno, il cui circuito, misurato con estrema accuratezza, è risultato corrispondente a diecimilacentoquarantuno cubiti. La larghezza del fossato, lungo l’intero circuito intorno alla città, è di trentotto cubiti. Al di là del muro del fossato vi sono abitazioni suburbane tanto numerose che basterebbero da sole a formare una città» (Bonvesin da la Riva, Le meraviglie di Milano, Giuseppe Pontiggia -traduzione di-, Bompiani,...

Arena Civica di Milano

Il Laboratorio didattico di Conservazione delle architetture complesse del Politecnico di Milano, i cui docenti sono Elsa Garavaglia, Maria Cristina Giambruno e Franco Guzzetti, ha intrapreso per l’anno accademico 2017-2018 la definizione di un progetto di conservazione e uso ad impianto sportivo dello storico complesso dell’Arena Civica “Gianni Brera” di Milano. L’attività didattica ha coinvolto una trentina di studenti del primo anno del Corso di Laurea Magistrale in Architettura delle Costruzioni. Tra le fasi dell’esperienza didattica, concordata con l’Amministrazione comunale, vi è lo studio degli ambienti ipogei e in particolare del sistema di canalizzazioni e di rogge che consentiva l’allagamento dell’Arena per le naumachie ottocentesche e che ancora oggi è ben conservato nel sottosuolo. Questo approfondimento è stato affidato all’Arch. Maria Antonietta Breda e all’Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano (della Federazione Nazionale Cavità Artificiali) che hanno effettuato un reportage fotografico e lo studio dei condotti.        ...

NAVIGLIO

150 chilometri… Un tempo Milano era percorsa da una capillare rete di canali e rogge. Alla data del 1888 si contavano 150 chilometri di vie d’acqua nel solo centro, nell’estensione all’incirca pari a quella dell’attuale “Area C”, la zona a “traffico limitato” dell’ex cerchia dei bastioni. Un amico ci ha mandato tre immagini d’epoca che immortalano il Naviglio nel Novecento e fanno parte di un servizio eseguito nel 1929 dal fotografo Colombi. Non è passato nemmeno un secolo, ma sembra di entrare in un mondo remoto e suggestivo.  ...