Cava d’argilla e armi di bronzo a Milano

Cascina Ranza (MI) Un tempo alla periferia di Milano esistevano numerose cave d’argilla. Una in particolare era stata aperta presso la storica Cascina Ranza, edificio presente agli inizi del XVIII secolo e riportato nel Catasto di Carlo VI (Catasto Teresiano). Sul finire del XIX secolo, proprio nel corso dell’estrazione a cielo aperto dell’argilla, ecco che le maestranze cominciano a rinvenire armi di bronzo di oltre tremila anni prima. Di tale scoperta se n’è già parlato nel libro edito da Newton Compton: Forse non tutti sanno che a Milano… Se ne riporta utilmente qualche passo: «… Nell’Ottocento si scopre a Cascina Ranza un’armeria preistorica Milano è la città della trasformazione e della cancellazione, della fretta per mantenersi al passo con le mode e gli stili architettonici in voga, nonché dell’insoddisfazione di vedere per troppo tempo un luogo o un edificio così come la storia ce l’hanno consegnati (…). Certamente lo sviluppo urbano potrebbe tenere conto anche delle proprie radici storiche e culturali e senza preservare i gabinetti d’epoca varrebbe la pena conservare taluni importanti insediamenti, come quello presso la… spianata Cascina Ranza. Si trovava a sud ovest del Ticinese e dell’odierna via Conchetta, allora in aperta campagna e nei pressi di via Filippo da Liscate, nel popolare e popoloso quartiere Barona. Però, ora che guardo bene nella carta stradale di Milano, quella plastificata, al quadrante 10-J la via non compare. Accedo a Google Maps ed è sparita pure da qui; al suo posto c’è solo “Parco Russoli da Liscate” (…). Nei pressi di Cascina Ranza, lavorando nella cava per estrarre argilla da mattoni di proprietà di Pietro Candiani, situata nel...

Tra cave e cisterne

Entriamo nel posteggio, sotterraneo ovviamente. Poi, laggiù in fondo, attraversando una galleria scavata nel tufo con vetrine multicolori, ecco il cancello oltre cui si respira l’aria d’altri tempi. Siamo nel tunnel, anzi, nella Galleria Borbonica di Napoli. L’opera militare ottocentesca è stata variamente utilizzata nel corso del XX secolo e intercetta anche l’acquedotto seicentesco. Ciò che più colpisce è il deposito di auto e moto d’epoca panneggiate di polvere finissima. Più avanti si scende ancora fino ad entrare nel cuore di una cisterna, quasi completamente svuotata dal materiale di risulta. Negli ambienti ipogei, ripuliti da volontari nel corso di questi ultimi anni, sono riemersi anche i frammenti di una grande statua. Intanto guardate le foto che da sole raccontano una parte del sottosuolo napoletano.     1. Luci e colori nel sottosuolo di Napoli. 2. L’ingresso alla Galleria Borbonica.   3. Nel Tunnel Borbonico. 4. Cava di tufo.   5. Cisterna. 6. Deposito d’altri...

Miniera, campo di battaglia (parte terza)

Archeologia mineraria La natura del suolo, del sottosuolo e del giacimento minerario condizionano la morfologia della miniera e l’organizzazione del lavoro. Lo studio di una coltivazione mineraria è finalizzato all’acquisizione delle informazioni che permettono di comprendere: – chi ha lavorato nella miniera; – cosa è stato estratto; – quando, come e perché tale miniera è stata scavata. La scelta della strategia di uno scavo minerario può essere compresa conoscendo gli aspetti giacimentologici e il livello tecnologico raggiunto in un dato periodo e nella determinata area. Lo studio auspica quindi l’intervento interdisciplinare, in quanto può accadere che alcune morfologie, incomprensibili all’archeologo o allo speleologo, siano interpretabili dal geologo e dal perito minerario, e viceversa. Gli obiettivi dello studio dell’archeologia mineraria si possono riassumere nei seguenti punti, presentati la prima volta nel 1999 al XV Congresso di Speleologia Lombarda nel lavoro di Alessandra Casini e Giovanna Cascone [Casini, Cascone 2000, pp. 93-122] e successivamente sviluppati [Padovan 2005 a, pp. 75-100]: – 1. La natura del giacimento e le caratteristiche geomorfologiche del territorio. – 2. Il metodo d’individuazione del giacimento. – 3. Il metodo di ricerca. – 4. Il metodo di coltivazione. – 5. Il metodo di abbattimento. – 6. Le strutture di sostegno e le infrastrutture per la progressione. – 7. Il sistema di aerazione. – 8. L’eduzione delle acque. – 9. Il sistema d’illuminazione. – 10. Il sistema di trasporto del minerale. L’individuazione di ognuno di questi punti permette di comprendere le scelte strategiche effettuate dai minatori, le conoscenze tecniche, la topografia mineraria, le divisioni funzionali della miniera e quindi l’organizzazione del lavoro, le eventuali diverse fasi di sfruttamento e,...

Miniera, campo di battaglia (parte seconda)

La miniera La miniera è il complesso costituito da un giacimento di minerali d’interesse industriale e dall’insieme delle opere e delle attrezzature necessarie al suo sfruttamento. I minerali sono sostanze naturali solide, formatesi per processi inorganici; come eccezione abbiamo il mercurio, considerato minerale per quanto in natura compaia allo stato liquido. Sono inoltre caratterizzati da proprietà fisiche omogenee, da una composizione chimica particolare e da un’impalcatura di atomi caratteristica per ciascun minerale [Mottana, Crespi, Liborio 1993, p. 8]. Per i minerali utilizzati prevalentemente nelle costruzioni stradali, edilizie e idrauliche, il complesso è generalmente indicato con il termine di cava. La “scienza mineraria” è rivolta a individuare e a sfruttare i giacimenti utili all’attività umana, esistenti alla superficie e nel sottosuolo della Terra, applicando la gran parte delle scienze nel conseguimento del risultato. Il giacimento è classificato come “metallifero” o “non metallifero” a seconda se da esso si estraggano metalli o non metalli. È stata anche chiamata “arte mineraria” perché «richiede dal tecnico, oltre che una profonda conoscenza delle scienze esatte, anche una speciale attitudine, un’arte particolare che gli permetta di risolvere giornalmente problemi complessi, non sempre esprimibili in formule, e di superare difficoltà improvvise che mutano continuamente da punto a punto, anche nella stessa miniera» [Gerbella 1947, p. 1]. In senso lato, l’arte viene definita come capacità di azione e di produzione basata su regole, cognizioni tecniche ed esperienze. Le coltivazioni possono avvenire sia a cielo aperto sia nel sottosuolo, anche utilizzando contemporaneamente entrambi i sistemi. Non di rado vi sono cave e miniere a giorno che evolvono in sotterraneo; in tempi recenti le scelte sono dettate anche dall’impatto...

Miniera, campo di battaglia (parte prima)

Lavorare nel buio La miniera racchiude in sé il sudore e l’ingegno dell’uomo, ma anche la sua necessità di materie prime e l’avidità, pagate a caro prezzo da colui che vi lavorava e vi lavora: il minatore. A sottolineare la pericolosità del mestiere, aumentata con l’uso dell’esplosivo, Simonin intitola così il capitolo VIII della sua opera inerente le miniere di carbone nel XIX sec.: “Il campo di battaglia”. E ci dice: «Les quatre éléments des anciens, le feu, l’air, la terre, l’eau, sont conjurés contre lui. Le feu le menace dans les coups de mine, les incendies du charbon, les explosions du grisou; l’air, en se raréfiant ou mêlant à des substances méphitiques, détonantes; la terre, dans les éboulements; l’eau, dand les inondations. Le houilleur oppose à tous ces ennemis, souvent invisibles, ce calme stoïque, ce courage à toute épreuve, cette science pratique qui font les vaillants et habiles mineurs» [Simonin 1867, pp. 156-157]. Era il campo di battaglia dove la povera gente combatteva contro la miseria. Lo sfruttamento delle risorse: cave e miniere Si distinguono due tipi di opere estrattive: cava e miniera. Con il primo termine s’indicano le coltivazioni di rocce incoerenti e coerenti, con il secondo quello di minerali utili. Nel tempo si riscontra l’evoluzione dei sistemi di ricerca, di abbattimento e di trasporto della roccia e del minerale, unitamente ai sistemi d’illuminazione, di eduzione delle acque, di ventilazione, etc. Occorre sottolineare che, allo stato attuale delle ricerche, dalle coltivazioni neolitiche dei filoni selciferi a tutto il periodo medievale, i sistemi di estrazione non vedano (in linea generale) grandi evoluzioni; vi è più uno sviluppo del...

Miniera (tipologia n. 1): parte seconda

Nella miniera ad andamento sotterraneo si accede da gallerie scavate a mezza costa o attraverso pozzi verticali, oppure da discenderie o pozzi inclinati. Da questi accessi si diramano le gallerie principali di carreggio, gallerie secondarie e i cantieri di coltivazione. La galleria di carreggio è utilizzata per il passaggio di carriole, vagonetti spinti a mano o, in quelle più recenti, di vagoncini (berline) su rotaie (ferrovia Decauville). La disposizione dei cantieri e il metodo con il quale si procede all’abbattimento del minerale utile differenziano i vari metodi di coltivazione della miniera. Tra le opere ad andamento orizzontale o suborizzontale possiamo avere: – galleria d’accesso o galleria di carreggio principale: scavata per accedere agli impianti sotterranei; – galleria di carreggio secondaria: collega la galleria di carreggio principale con il cantiere; – cunicolo o galleria “a seguire il filone”: scavata asportando il minerale e seguendo l’andamento della vena; – galleria in banco: scavata all’interno del giacimento per la sua coltivazione; – galleria di tracciamento: scavata all’interno del giacimento per valutarne la potenza; – galleria traverso-banco: scavata all’interno della roccia fino al raggiungimento del giacimento; – galleria di rimonta: inclinata e scavata dal basso verso l’alto, mette in comunicazione due distinti livelli per il transito o la ventilazione, oppure per raggiungere il giacimento, o l’esterno se scavata dall’alto verso il basso prende il nome di discenderia; – galleria di ribasso: nel momento in cui lo scavo si è approfondito, consente di raggiungere più rapidamente un livello inferiore della coltivazione. Tra le opere a sviluppo verticale possiamo avere: – pozzo esterno: che mette genericamente in comunicazione con l’esterno; – pozzo maestro: pozzo esterno...