Il fascino del sottosuolo napoletano

La vita di superficie segue un suo svolgersi, nel sottosuolo tutto è apparentemente fermo. Questo è uno degli aspetti del fascino, inteso come “potenza di attrazione” in senso positivo, data dal percorrere gli ambienti da tempo abbandonati. E questo è senz’altro uno dei motivi, il più evidente, che del sottosuolo napoletano attrae. I percorsi sono chilometrici e si si susseguono nello stratificato delle opere ricavate al di sotto per rispondere alle esigenze “del sopra”. Cave, acquedotti, cisterne, resti di chi li lavorò con martello e scalpello e di chi vi dimorò, in ultimo, in tempo di guerra durante i bombardamenti aerei. Eppure oggi qualche cosa si muove nel buio ed è la volontà di pochi nello svuotare gli ambienti ipogei riempiti di detriti e macerie. Un lavoro che pian piano apre nuovi percorsi, permette di scoprire frammenti di epoche passate, ricche di suggestione. Sotto c’è un altro mondo.      ...

Il ricordo dei rifugi antiaerei

I rifugi antiaerei devono essere visti come “musei di sé stessi”, devono essere fruiti così come il tempo ce li ha consegnati. Il loro stato globale di conservazione presenta i segni dell’abbandono, ma senza che le strutture stesse siano compromesse. Gli interventi sarebbero quindi limitati e non invasivi, di costo contenuto e d’indubbia valorizzazione di un qualcosa che ad oggi, sul territorio nazionale, ha pochi eguali. Potrebbero diventare contenitori di memoria e d’emozioni, ospitando anche mostre di vario genere che, in qualche modo, li farebbero vivere e mantenere nel tempo, nella memoria visiva, affinché non si debbano più utilizzare sotto le bombe. Occorre trasmettere alle generazioni che ci seguono il messaggio che la pace va assolutamente e sempre mantenuta: tremila anni di storia sono sufficienti a ricordarcelo e noi dobbiamo fermamente apprendere per applicare. Quando scendete nella cantina della nonna fatelo con occhi nuovi: guardatevi attorno e cercate le tracce dei puntelli per il sostegno delle volte, guardate come sono fatti i vecchi isolanti di porcellana e se vi sono ancora le scritte VIETATO FUMARE, ACQUA POTABILE, USCITA DI SOCCORSO…. Anche questa è Storia.              ...

UNA PERICOLOSA POPOLAZIONE SOTTERRANEA

Muso appuntito e malattie Oramai possiamo affermare che dal 1988, data d’inizio delle nostre indagini ufficiali al Castello di Milano, ad oggi non abbiamo incontrato né topi né ratti nei sotterranei. Ci sono invece, fortunatamente, i gatti. E chi li cura. Topo: il peggior “amico” dell’essere umano Vediamo perché i topi e soprattutto i ratti siano i “peggiori amici” dell’essere umano. Innanzitutto topo e ratto non sono l’identico animale chiamato con nomi differenti. Difatti, nel Vocabolario, alla parola topo leggiamo: «Nome comune dei roditori della famiglia muridi e di altre famiglie affini (gliridi, cricetidi); in senso più ristretto il nome è riservato alle specie della sottofamiglia murini, che comprende forme dal muso appuntito, occhi rotondi, orecchie grandi, mano e piede provvisti rispettivamente di 4 e 5 dita, coda lunga rivestita di squame e peli corti e radi. Senza altra denominazione si intendono per topo, nell’uso corrente, le due specie commensali Mus musculus e Mus domesticus, di piccole dimensioni, comuni nelle case» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, vol. iv, Roma 1994, p. 879). Il ratto, specie di topo, è portatore di così tante malattie che nemmeno ce lo s’immagina. Il così detto “topo delle fogne” o “ratto delle chiaviche” è il Rattus norvegicus, chiamato anche “surmolotto” o “pantegana”. A dispetto del nome scientifico latino è indicato come «specie di origine asiatica, il cui areale di diffusione postglaciale doveva probabilmente coincidere con la Cina settentrionale e la Siberia sud-orientale» (Marco Massetti, Uomini e (non solo) topi, Firenze University Press, Firenze 2008, p. 111). In città abbiamo anche il “ratto nero”, detto meno comunemente “ratto dei tetti”, ovvero il...

Milano e i suoi Borghi, tra fontanili e passaggi segreti

Si parla sempre di Milano come se fosse una sola città, dimenticando che è anche il frutto dell’accorpamento di altri Comuni. Gabriele Pagani, nel libro Milano e i suoi Borghi, documenta numerosi piccoli Comuni e Frazioni soppressi e uniti alla Milano in espansione. Foto d’epoca e odierne, nonché antiche mappe catastali riprodotte soprattutto a colori vanno a comporre un panorama d’altri tempi fatto soprattutto d’agricoltura, fontanili, canali, antiche cascine. Abbiamo ad esempio la storia Trenno, della sua vocazione agricola e la riproduzione di un’antica carta acquerellata con gli appezzamenti di terreno coltivato, le teste dei fontanili e le relative aste. La foto d’epoca di Cascina Filippona, con la sua torre medievale, ricorda che a Milano non c’era solo il Castello di Porta Giovia e numerose cascine avevano caratteri prettamente difensivi. Ovviamente non mancano le storie tramandate dalla tradizione popolare come i briganti del Bosco della Merlata e dei passaggi segreti tra edifici religiosi e cascine. Per chi fosse interessato alla pubblicazione Milano e i suoi Borghi può contattare l’Editore: Edlin sas Email: info@edlin.it Sito Internet: edlin.it Buona lettura.      ...

Lo Speleologo Leonardo da Vinci

Considerazione iniziale Talvolta la lettura di alcuni brani del passato può indurre a riflettere su come un tempo si avesse la visione di quel mondo, tutt’altro che arcano, che la natura ha creato nel sottosuolo. Sometimes the reading of some passages concerning the past may suggest some reflections on the way of looking in the past at the world- which is not so arcane- created by nature in the subsoil. Trattato degli uccelli «DEL VOLARE IN COMUNE COME UCCELLI, PIPISTRELLI, PESCI, ANIMALI INSETTI 7. Il volare de’ pipistrelli ha per necessità d’alie panniculari con intera panniculazione, perchè li animali notturni, di che lui si ciba, hanno per loro scampo la revoluzione loro, molto confuse, la qual confusione è mista di varie revoluzioni e fressuose tortuosità. E al pipistrello è necessario alcuna volta il predare riverscio, alcuna volta obliquo, e così altri vari modi, il che far non potrebbe senza sua ruina con alie di penne traforate» [Recupero Jacopo (a cura di), Leonardo. Scritti. Trattato della pittura. Scritti letterari. Scritti scientifici, Ariccia 2002, p. 608]. MOTO STRUMENTALE «28. Ricordatisi come il tuo uccello non debbe imitare altro che ‘l pipistrello, per causa che e pannicoli fanno armadura ovver collegazione alle armadure, cioè maestre delle alie. E se tu imitassi l’alie delli uccelli pennuti, esse sono di più potente ossa e nervatura, per essere esse traforate, cioè che le lor penne son disunite e passate dall’aria. Ma il pipistrello è aiutato dal panniculo che lega il tutto e non è traforato» [Recupero Jacopo (a cura di), Leonardo. Scritti. Trattato della pittura. Scritti letterari. Scritti scientifici, Ariccia 2002, p. 622]. Il “volumone”...