“Ipogeismo” funerario

XIX Congresso Mondiale UISPP (1 – 6 settembre 2020) Hypogéisme funéraire en Europe et en Afrique Abbiamo ricevuto dai B.A.R. di Oxford la comunicazione riguardante il Congresso dedicato all’Ipogeismo funerario con la richiesta di dare diffusione alla notizia. E volentieri la pubblichiamo: Cari amici e colleghi, da poco avrete ricevuto l’annuncio e l’invito a partecipare al PPE XV dedicato all’Ipogeismo. Allo stesso tema, ma esclusivamente in ambito funerario, è dedicata una sessione del congresso UISPP del 2020 che si terrà a Meknès, in Marocco dall’1 al 6 settembre. Una delle sessioni accettate è quella dal titolo: S15-A : Hypogéisme funéraire en Europe et en Afrique (Id. 298166) coordinata dalla collega Prof.ssa Peppina Tanda, che gentilmente mi ha invitata a collaborare con lei e con gli altri membri del comitato scientifico. Vi mando il Call for Papers della sessione, con l’augurio che possiate partecipare al convegno UISPP in Marocco e subito dopo portare questa esperienza al PPE in Maremma! Nuccia Negroni Catacchio _________ Dear friends and colleagues, I am writing in regards to the very recent announcement and invitation you received to partecipate to the PPE XV dedicated to Hypogeism. A session dedicated to the same topic, but considered exclusively from a funerary perspective, has been organised within the international conference UISPP 2020 at Meknès, in Morocco, from the 1st to the 6th of September. This session has been accepted with the title: S15-A: Hypogéisme funéraire en Europe et en Afrique (Id. 298166), coordinated by colleague Prof. Giuseppina Tanda, who kindly invited me to collaborate with her and the other members of the scientific committee. Please, find attached the Call...

DAI RIFUGI SOTTERRANEI ALLE SIRENE “AEREE”

Ultravox La S.I.I.S. (Società Elettronica Impianti Segnalazioni) aveva sede a Milano in Via Enrico Toti n. 4. Nel 1936 la Ditta espone e pubblicizza la sirena Ultravox alla Fiera di Milano presso il Padiglione dell’U.N.P.A. scrivendo: «Richiamo specialmente l’attenzione su un nuovo tipo di sirena di recente costruzione ad “emissione diretta concentrata” che trova in casi speciali grande applicazione».                 ...

Der Westwall

Per uno studio dei così detti bunker si può prendere visione del seguente libro: Dieter Robert Bettinger, Hans-Josef Hansen, Daniel Lois, Der Westwall von Kleve bis Basel. Auf den Spuren deutscher Geschichte, Edition Dörfler, Bissendorf 2002. Sito Internet: edition-doerfler.de Certamente il libro non è in italiano, ma il lingua tedesca. Ma anche per chi non conosce la lingua le numerose foto e planimetrie contenute possono comunque risultare interessanti.      ...

Il fascino del sottosuolo napoletano

La vita di superficie segue un suo svolgersi, nel sottosuolo tutto è apparentemente fermo. Questo è uno degli aspetti del fascino, inteso come “potenza di attrazione” in senso positivo, data dal percorrere gli ambienti da tempo abbandonati. E questo è senz’altro uno dei motivi, il più evidente, che del sottosuolo napoletano attrae. I percorsi sono chilometrici e si si susseguono nello stratificato delle opere ricavate al di sotto per rispondere alle esigenze “del sopra”. Cave, acquedotti, cisterne, resti di chi li lavorò con martello e scalpello e di chi vi dimorò, in ultimo, in tempo di guerra durante i bombardamenti aerei. Eppure oggi qualche cosa si muove nel buio ed è la volontà di pochi nello svuotare gli ambienti ipogei riempiti di detriti e macerie. Un lavoro che pian piano apre nuovi percorsi, permette di scoprire frammenti di epoche passate, ricche di suggestione. Sotto c’è un altro mondo.      ...

Il ricordo dei rifugi antiaerei

I rifugi antiaerei devono essere visti come “musei di sé stessi”, devono essere fruiti così come il tempo ce li ha consegnati. Il loro stato globale di conservazione presenta i segni dell’abbandono, ma senza che le strutture stesse siano compromesse. Gli interventi sarebbero quindi limitati e non invasivi, di costo contenuto e d’indubbia valorizzazione di un qualcosa che ad oggi, sul territorio nazionale, ha pochi eguali. Potrebbero diventare contenitori di memoria e d’emozioni, ospitando anche mostre di vario genere che, in qualche modo, li farebbero vivere e mantenere nel tempo, nella memoria visiva, affinché non si debbano più utilizzare sotto le bombe. Occorre trasmettere alle generazioni che ci seguono il messaggio che la pace va assolutamente e sempre mantenuta: tremila anni di storia sono sufficienti a ricordarcelo e noi dobbiamo fermamente apprendere per applicare. Quando scendete nella cantina della nonna fatelo con occhi nuovi: guardatevi attorno e cercate le tracce dei puntelli per il sostegno delle volte, guardate come sono fatti i vecchi isolanti di porcellana e se vi sono ancora le scritte VIETATO FUMARE, ACQUA POTABILE, USCITA DI SOCCORSO…. Anche questa è Storia.              ...

UNA PERICOLOSA POPOLAZIONE SOTTERRANEA

Muso appuntito e malattie Oramai possiamo affermare che dal 1988, data d’inizio delle nostre indagini ufficiali al Castello di Milano, ad oggi non abbiamo incontrato né topi né ratti nei sotterranei. Ci sono invece, fortunatamente, i gatti. E chi li cura. Topo: il peggior “amico” dell’essere umano Vediamo perché i topi e soprattutto i ratti siano i “peggiori amici” dell’essere umano. Innanzitutto topo e ratto non sono l’identico animale chiamato con nomi differenti. Difatti, nel Vocabolario, alla parola topo leggiamo: «Nome comune dei roditori della famiglia muridi e di altre famiglie affini (gliridi, cricetidi); in senso più ristretto il nome è riservato alle specie della sottofamiglia murini, che comprende forme dal muso appuntito, occhi rotondi, orecchie grandi, mano e piede provvisti rispettivamente di 4 e 5 dita, coda lunga rivestita di squame e peli corti e radi. Senza altra denominazione si intendono per topo, nell’uso corrente, le due specie commensali Mus musculus e Mus domesticus, di piccole dimensioni, comuni nelle case» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della Lingua Italiana, vol. iv, Roma 1994, p. 879). Il ratto, specie di topo, è portatore di così tante malattie che nemmeno ce lo s’immagina. Il così detto “topo delle fogne” o “ratto delle chiaviche” è il Rattus norvegicus, chiamato anche “surmolotto” o “pantegana”. A dispetto del nome scientifico latino è indicato come «specie di origine asiatica, il cui areale di diffusione postglaciale doveva probabilmente coincidere con la Cina settentrionale e la Siberia sud-orientale» (Marco Massetti, Uomini e (non solo) topi, Firenze University Press, Firenze 2008, p. 111). In città abbiamo anche il “ratto nero”, detto meno comunemente “ratto dei tetti”, ovvero il...