Architetture sotterranee: i Collettori Fognari di Milano

Dai condotti ai “navazzari” Nei secoli passati i lavori edili hanno messo in luce l’esistenza di opere fognarie antiche, come ad esempio in via Bassano Porrone, dove a circa 6,4 metri di profondità è stato rinvenuto un condotto di mattoni largo 60 cm, alto 90 cm e con la volta a tutto sesto, probabilmente riconducibile all’epoca romana. Nel Medioevo le deiezioni umane venivano raccolte nei pozzi neri e nelle fosse settiche, dette anche “biologiche” o semplicemente “cisterne”, scavati nei pressi delle abitazioni. Questi erano poi svuotati dai così detti “navazzari” o “cisternari”, i quali si occupavano anche della raccolta del letame dalle strade. Con il passare dei secoli l’esigenza d’impianti fognari si fa pressante e il progetto definitivo per la costruzione della fognatura moderna è dell’ingegner Felice Poggi, approvato nel 1890. Dalla Cerchia Interna gli scarichi sarebbero stati convogliati a sud della città, anche grazie alla costruzione sotterranea di nuovi collettori che avrebbero sancito la divisione di tutto il sistema di smaltimento in zone specifiche. Oggi la rete fognante raggiunge uno sviluppo complessivo di circa 2.550 km di condotti e vi confluiscono più di 250 milioni di metri cubi di acque reflue (dato in costante aumento), provenienti dal territorio dei Comuni di Milano e di Settimo Milanese. I collettori fognari sotterranei e “monumentali” più interessanti per la loro architettura sono tre: – Collettore Bonomelli: si estende sotto l’omonima piazza a 9 metri di profondità, occupando una superficie di circa 2.250 metri quadrati. La sua costruzione è stata ultimata nel 1927 ed è in cemento armato, mattoni e granito. Ci sono le scale d’accesso, i passaggi che permettono di controllare...

Pozzo perdente o assorbente (tipologia n. 2d)

Pozzo che raccoglie il liquame generalmente proveniente da un impianto di chiarificazione in una perforazione generalmente cilindrica, in muratura di pietrame, di mattoni o di calcestruzzo, privo di platea e con il fondo in pietrisco. «Uno strato di pietrisco è sistemato, pure, ad anello esternamente alla parte di parete, sfenestrata, che attraversa il terreno impermeabile (spessore 0.5 m). In prossimità delle feritoie ed alla base dello strato di pietrisco, il pietrame è in genere di dimensioni più grandi del rimanente materiale sovrastante. La capacità del pozzo dipende dalle caratteristiche del suolo e dal livello di falda; si hanno così indicazioni riguardo alla profondità del pozzo, mentre il diametro viene fissato con criteri empirici» (Frega G. 1984, Lezioni di acquedotti e fognature, Napoli 1984, p. 410-412). Questo sistema non è adatto in terreni argillosi compatti o in rocce calcaree assorbenti con sottostante falda acquifera suscettibile d’utilizzazione. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007....

Pozzo nero (tipologia n. 2d)

Perforazione del terreno incamiciata e resa impermeabile in cui vengono temporaneamente accumulate le materie di rifiuto degli scarichi, per essere poi rimosse periodicamente (Frega G., Lezioni di acquedotti e fognature, Napoli 1984, pp. 404-405). Presso l’acropoli dell’antica Heracleia (Matera) sono venuti alla luce complessi sistemi idraulici per la canalizzazione e lo smaltimento delle acque meteoriche. Inoltre, l’asse viario tra le insulae III e IV «era provvisto di una stretta cloaca pavimentata, coperta da lastre di pietra, che con leggera pendenza convogliava le acque all’interno di un pozzo nero» (Bianco S., Siris-Herakleia: l’uso dell’acqua nella città e nel territorio, in Soprintendenza Archeologica della Basilicata -a cura di-, Archeologia dell’acqua in Basilicata, 1999, p. 80). Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007....

Pozzo di drenaggio (tipologia n. 2d)

Nella tecnica idraulica i pozzi di drenaggio sono praticati in terreni poco permeabili e finalizzati a facilitare il deflusso delle acque. Si costruisco anche opere destinate al contenimento delle acque in eccesso, fornite di apposito sfioratore, per assolvere contemporaneamente alle funzioni di conservare e di smaltire. La tecnica di costruzione non differisce da quella dei pozzi ordinari, salvo nel caso serva alla sola dispersione delle acque e pertanto avrà nella camicia appositi fori per l’esfiltrazione del liquido. Con il termine di smaltitoio s’indica lo scavo a forma di trincea o di pozzo realizzato nei terreni a sottosuolo permeabile, per drenare laddove risulti difficoltoso lo smaltimento delle acque superficiali. Può essere rivestito con muratura a secco o provvista di fori passanti, o semplicemente essere riempito di fascine oppure di pietrame. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007....

Pozzo chiarificatore o biologico (tipologia n. 2d)

L’opera di smaltimento si può comporre di due camere, di cui quella superiore di chiarificazione e l’inferiore per il deposito dei fanghi.Nelle aree rurali la fossa settica è uno dei sistemi più diffusi per il trattamento dei liquami domestici, che all’interno dell’impianto vengono fatti parzialmente sedimentare. Può presentarsi a forma di pozzo o di cisterna. Attraverso uno sfioratore o un sifone le acque passano in fosse sotterranee, non stagne e contenenti pietrisco, da cui poi percolano nel suolo dove vengono ossidate aerobicamente. Il materiale sedimentato rimane invece nella fossa, dov’è decomposto anaerobicamente e poi rimosso. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford...

Fognatura (tipologia n. 2d), parte terza

La rete delle canalizzazioni fognarie deve essere impermeabile per impedire l’infiltrazione di acque nocive nel sottosuolo urbano, nonché isolata dall’atmosfera dell’insediamento urbano perché a questa non possano pervenire i gas che si sviluppano dai liquami. Il Manuale dell’Ingegnere della prima metà del XX secolo, nel capitolo dedicato al sistema separatore, così ci indica: «La rete nera viene calcolata in base al massimo consumo d’acqua potabile, ed a quella parte delle acque industriali che hanno bisogno di depurazione. Le fogne sono costituite da tubi (canali praticabili solo per i collettori massimi). La rete bianca si calcola in base alla portata massima di piena come per il sistema unitario. Canali tracciati di regola secondo il sistema perpendicolare e tenuti a piccola profondità, traendo profitto di eventuali antichi canali esistenti» (Colombo G., Manuale dell’ingegnere, 60a-65a edizione, Milano1933, p. 343). Corsi d’acqua e canali artificiali successivamente dotati di copertura non di rado possono assumere la funzione di fogna. I fognoli costituiscono le ramificazioni estreme della rete di fognatura e sono costruiti al piede delle colonne di scarico dei tetti e delle latrine. Essi convogliano le acque di scolo in canali maggiori che sono situati generalmente sotto le strade; questi a loro volta confluiscono nei collettori fognari i quali sboccano nel canale emissario fognario. Negli impianti di fognatura l’emissario di evacuazione è il collettore generale, scorrente in galleria o anche, in lontananza dall’abitato, a cielo aperto, che congiunge direttamente l’agglomerato urbano alla stazione di bonifica o al luogo dove le acque vengono gettate nello scarico naturale. La disposizione della rete fognante è stabilita in relazione alla natura del sottosuolo, alla giacitura di eventuali corsi...