Neviera (tipologia n. 2c)

Ambiente seminterrato o sotterraneo, anche a forma di pozzo, destinato alla conserva della neve. La neviera era funzionale al raffreddamento di cibi e bevande, nonché destinata alla conserva di alimenti facilmente deperibili. Non di rado con il termine di neviera viene indicata la ghiacciaia. Invece di prelevare lastre di ghiaccio si accumulava la neve nel locale e la si pressava. All’interno del Forte di Fuentes (Lecco), nel terrapieno del bastione situato a ridosso del Palazzo del Governatore, vi è un pozzo cilindrico non regolare provvisto di un corridoio di accesso in muratura e un tempo dotato di volta di copertura, di cui rimangono brevi tratti aggettanti. Il paramento murario è costituito da pietrame locale, con una parte, verso il fondo, poggiante alla roccia; è impermeabilizzato con malta. Profondo 4.4 m all’interro e con un diametro massimo di 3.3 m, è identificabile come neviera o ghiacciaia. Recentemente sono stati avviati il censimento e lo studio delle nevére in provincia di Como, in quanto peculiari elementi architettonici rurali del territorio insubrico (Mastrodonato M., Barrera A., Casanova A., Martelli D., Terraneo G., Urbanetto L., Le nevére: studio preliminare per un censimento delle nevére del Triangolo Lariano, in Quaderni Erbesi, Anno VII n.s., Comune di Erba, Erba 2014, pp. 150-159). Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007.  ...

Ghiacciaia (tipologia n. 2c)

Locale destinato al mantenimento del ghiaccio sia raccolto durante l’inverno da apposite superfici, sia cavato e trasportato da cavità naturali o da ghiacciai montani. La ghiacciaia poteva essere costruita o ricavata in vari modi: – ghiacciaia fuori terra; – ghiacciaia semisotterranea; – ghiacciaia costruita nel sottosuolo; – ghiacciaia scavata nel sottosuolo o in una parete rocciosa; – ghiacciaia ricavata sfruttando una cavità naturale. Le ghiacciaie più comuni sono costituite da un ambiente sotterraneo, semisotterraneo o anche sopra terra, con mura spesse e il cui isolamento termico è rinforzato con intercapedini sia piene che vuote; termicamente isolati debbono essere anche il pavimento e la copertura. Potevano essere a camera singola o pluricamerali, con soluzioni architettoniche tra le più varie. Talvolta le strutture solo parzialmente interrate potevano essere ricoperte di terra, fino a formare una sorta di tumulo, per ottenere una maggiore coibentazione. Il locale, generalmente a pianta circolare, viene reso impermeabile a infiltrazioni esterne, ha una ventilazione che consente di eliminare o limitare la formazione di condensa sulle pareti e un sistema di smaltimento dell’acqua di fusione. Il ghiaccio era accumulato attraverso il corridoio d’accesso, oppure da appositi condotti inclinati che dall’esterno giungevano direttamente nella camera. Il ghiaccio poteva essere conservato per essere venduto, oppure servire in loco alla conservazione di cibi come carne, pesce, burro, ecc. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007.  ...

Cisterna (tipologia n. 2c), parte terza

In vari esempi le cisterne le troviamo provviste di sfioratore, ma soprattutto in opere di grandi dimensioni è facile che vi sia un sistema di condotte, oppure un semplice cunicolo, per il loro svuotamento. Presso il seicentesco Forte di Fuentes (Lecco) vi è una cisterna (13.01×5.12×12.93×4.34 m) il cui fondo è leggermente pendente verso il lato minore in cui si apre, a livello del pavimento, un condotto che serviva a fare defluire le acque. Il sistema era in funzione alla pulizia e alla manutenzione del serbatoio (Padovan G., Speleologia in Cavità Artificiali al Forte di Fuentes, in Atti del XVII Congresso Nazionale di Speleologia. Castelnuovo Garfagnana 8-11 settembre1994, a cura di Pensabene G., vol. 1, Firenze 1997, pp. 293-298). È utile ricordare l’epidemia, probabilmente di peste, che colpisce anche Atene nel 430 a., come concorso di vari fattori. Oltre a descriverne i sintomi e gli effetti, Tucidide ci parla dell’approvvigionamento idrico del Pireo, privo di krenai (sorgenti, fontane) e del fatto che il “morbo” investe quasi unicamente i centri più popolati, in cui affluiscono i profughi di guerra contribuendo a rendere precaria la situazione igienica: «Improvvisamente piombò su Atene e in primo luogo contagiò la gente del Pireo, così che fu detto che i Peloponnesi avevano gettato veleni nelle cisterne d’acqua piovana, dal momento che in quella località non esistevano ancora fontane» (Tucidide, La guerra del Peloponneso, Moggi M. -a cura di-, Rusconi, Milano 1984, p. 309, II 48). Le cisterne possono essere suddivise in base alla loro forma e alla loro costruzione. Possiamo avere la cisterna a fossa, la cisterna scoperta, a tetto, a camera singola, pluricamerale, a...

Cisterna (tipologia n. 2c), parte seconda

Le cisterne possono essere sia prive di rivestimento, sia incamiciate con pietrame, mattoni, conci e impermeabilizzate mediante argilla o malta idraulica. In esempi più recenti, o a seguito di riutilizzi, s’impiega cemento anche armato. Le volte di copertura possono essere aggettanti, a tutto sesto, a sesto ribassato, a sesto acuto, a catino, oppure sorrette da colonne. Presso il convento di San Cosimato (Roma) si può osservare una cisterna, a pianta rettangolare, scavata nella roccia in cui si sono ricavati a risparmio due pilastri. Le camere possono altresì presentare forme o elementi architettonici particolari. Generalmente l’acqua meteorica raccolta per l’uso potabile era decantata e filtrata. Un sistema poteva essere quello di dotare la cisterna di un piccolo locale adiacente e suddiviso in due scomparti: il primo è sostanzialmente un bacino di decantazione, da cui l’acqua passa nel successivo per tracimazione; il secondo serve al filtraggio e contiene strati di ghiaia, sabbia e carbone di legna, che il liquido attraversava prima di giungere alla camera di stoccaggio attraverso una o più tubature. Nel corso delle indagini non è sempre possibile capire se una cisterna fosse o meno provvista di questi elementi. Buona parte delle camere di conserva all’interno presenta ancora doccioni o bocchette d’adduzione fittili, ma non sempre si riesce a stabilire se provengano o meno da impianti di decantazione e filtraggio, a patto d’avere la possibilità di eseguire scavi in tutta l’area circostante. Inoltre, come ad esempio nella cisterna a doppia camera e in quella alla veneziana, il sistema decantazione-filtraggio può avvenire adottando varie e differenti soluzioni costruttive. Nella cisterna di Piazza Mercato delle Scarpe, a Bergamo (già presente nel...

Cisterna (tipologia n. 2c), parte prima

Costruzione generalmente seminterrata o sotterranea nella quale si raccoglie e si conserva l’acqua piovana caduta su di una superficie collettrice e, in taluni specifici casi, l’acqua di condensa. Per estensione è il serbatoio per l’acqua e altri liquidi. Per quanto concerne la raccolta e lo stoccaggio delle acque meteoriche all’interno delle abitazioni in epoca romana, così scrive Adam: «Gli architetti, sempre attenti nel disporre i piani dei tetti inclinati verso l’interno delle case, applicavano il principio del compluvium. L’acqua colava sulla sponda, sia su tutta la lunghezza della grondaia sia attraverso i tubi di scarico, e veniva raccolta al suolo nel bacino posto nell’atrium o impluvium, o ancora (nei peristili, nei giardini o nelle palestre) dentro un canaletto di pietra o in muratura. L’impluvium, oltre ad avere una funzione ornamentale, serviva alla decantazione delle acque, che abbandonavano sul fondo di questo bacino le polveri che avevano potuto raccogliere sui tetti. Un’apertura, di preferenza situata poco al di sotto del fondo, conduceva alla cisterna scavata sotto l’atrium. Nel peristilio, il canaletto, dotato di una pendenza, conduceva in seguito l’acqua in una cassetta o vaschetta che serviva da bacino di decantazione, nella quale, sempre più in basso del fondo, si apriva il condotto della cisterna. La raccolta dell’acqua dalla cisterna avveniva attraverso una sorta di pozzo di presa aperto nell’atrium o talvolta nel peristilio, raramente nella cucina, la cui vera, detta puteal, era un cilindro di marmo o di terracotta spesso decorato» (Adam J.-P., L’arte di costruire presso i romani, Milano 1988, p. 258). Le forme delle cisterne sono quanto mai varie e ciò dipende da molteplici fattori quali, ad esempio,...

Tipologia n. 2 c: conserva

Opera costruita per la raccolta e lo stoccaggio dell’acqua e con modalità differenti dell’olio, del vino, del ghiaccio e della neve. La necessità di conservare l’acqua soprattutto a fini potabili ha lasciato una vasta gamma di opere di conserva, gran parte delle quali oggi sono cadute in disuso. Le opere si posso rinvenire isolate oppure connesse a taluni edifici. Le cisterne destinate allo stoccaggio dell’acqua derivata da un acquedotto non sono comprese in questa tipologia. Sotto forma solida l’acqua è stata anche raccolta e contenuta in appositi locali come le ghiacciaie e le neviere, per facilitare la conserva dei cibi e il commercio del ghiaccio. Possono esservi anche cisterne per lo stoccaggio dell’olio e per la lavorazione e l’immagazzinamento del vino. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007. Maria Antonietta Breda, Gianluca Padovan, Archeologia dell’Acqua potabile a Milano. Dagli antichi pozzi ordinari al moderno sistema di acquedotto urbano, British Archaeological Reports, International Series 2894, Oxford 2018....