Pozzo ordinario a raggiera (tipologia n. 2b)

Perforazione ad asse verticale del terreno dotata, generalmente alla base, di cunicoli ciechi destinati all’emunzione dell’acquifero. Si è avuta notizia di un pozzo, profondo una decina di metri, situato a Tarquinia in prossimità della località Gabelletta, scavato a mano con l’impiego di modeste cariche di esplosivo, alla fine degli anni Trenta del XX sec. Essendo la falda esigua, per ottenere una maggiore quantità d’acqua si scavò, dalla base del pozzo, un cunicolo lungo una decina di metri. Un altro pozzo, stavolta esplorato, si componeva invece di una canna profonda una decina di metri e due brevi cunicoli, posti ad altezze differenti. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007. Maria Antonietta Breda, Gianluca Padovan, Archeologia dell’Acqua potabile a Milano. Dagli antichi pozzi ordinari al moderno sistema di acquedotto urbano, British Archaeological Reports, International Series 2894, Oxford 2018.  ...

Pozzo ordinario (tipologia n. 2b)

Si tratta di uno scavo ad asse verticale del terreno, a sezione circolare, quadrata, poligonale, ellittica, etc., finalizzato a raggiungere un sottostante acquifero (pozzo filtrante o freatico). Quando un pozzo ordinario giunge a una falda freatica l’acqua di questa non sale mai al di sopra del piano di campagna, a meno che il pozzo si trovi in prossimità della zona di scarico della falda. Se lo scavo è praticato in un terreno incoerente è necessario provvedere a un rivestimento e i pozzi possono essere incamiciati con pietrame, ciottoli, conci, mattoni, o apposite forme curve in cotto legate tra loro con grappe o strisce di piombo. In prossimità della Cascina Torretta di Sesto San Giovanni (Milano) si è ispezionato un pozzo quadrato rivestito in mattoni per i primi metri, ma verso il fondo, in corrispondenza dell’acquifero, si sono rinvenuti i resti di assi di legno inchiodate a sostituzione del paramento murario. Tale soluzione era applicata con una certa frequenza e, talvolta, in sostituzione e per praticità si affondava una botte. In ogni caso i pozzi possono essere provvisti di rivestimento anche se lo scavo viene praticato nella roccia. Un elemento caratterizzante sono le cosiddette pedarole. Trattasi di incavi praticati nella parete della perforazione per consentire, o per facilitare, la discesa e la risalita nel corso delle operazioni che scandivano la nascita e la vita del pozzo. Le troviamo generalmente scavate con cura nelle pareti rocciose e poste a distanze regolari, lungo direttrici vicine o contrapposte. Meno spesso sono irregolari e disposte senza un apparente ordine. Seppure abitualmente circolare, la sezione del pozzo può essere quanto mai varia, con risoluzioni ellittiche,...

Pozzo graduato (tipologia n. 2b)

Il pozzo graduato è un pozzo propriamente detto, la cui funzione è di misurare il livello delle acque generalmente fluviali, grazie alla graduazione segnata in modo indelebile internamente, nonché di consentire le previsioni sulle eventuali piene. Il più noto esempio è il “nilometro”, in Egitto. Ecco quanto scrive il gesuita Kircheri nel XVII secolo nel libro Mundus Subterraneus: «Niloscopium, celeberrimum in Aegipto, uti olim ita nunc celeberrimum est Hidrometrium. Est autem fabrica rotunda in ripa Nili adinstar putei, in cujus medio columna marmorea spectatur 20 parallelis circulis, numeris suis columnae incisis; ex adsensu verò & descensu aquae, tempore inundationis Nili, Aegyptii cognoscunt anni futuram constitutionem vel ad sterilitatem, vel ad ubertatem annonae inclinantem» (Kircheri A., Mundus subterraneus, Amsterdam 1678, p. 310). Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007....

Pozzo con scala (tipologia n. 2b)

Perforazione ad asse verticale del terreno destinata al raggiungimento di un acquifero, dotata di scala, generalmente a più rampe o spiraliforme, che conduce direttamente a livello dell’acqua. L’esempio più significativo e noto è il cosiddetto Pozzo di San Patrizio a Orvieto, progettato dall’architetto Antonio da Sangallo il Giovane e portato a termine nel 1543. Realizzato all’interno della rocca, situata nelle adiacenze di Porta Postierla o Soliana, è scavato nel tufo, è rivestito in mattoni e si compone di una perforazione cilindrica ad asse verticale del diametro complessivo di 13 m, per una profondità di 53,15 m. È dotato di doppia scala gradonata elicoidale di 248 gradini per rampa, la quale si sviluppa attorno alla canna, provvista di 70 finestroni che prendono luce dalla canna stessa. Un altro interessante esempio, oggi non più visibile, è dato dal «Pozzo Grande della Cittadella» o «Cisternone», opera analoga alla precedente, ma assai meno profonda, realizzata nella seconda metà del Cinquecento all’interno della Cittadella di Torino. Serviva per fare abbeverare i cavalli. La sua copertura superiore è distrutta alla fine del XVII secolo a seguito dello scoppio della polveriera e alla fine del successivo è interrato: «nel 1799, si dice utilizzato per tumularvi i caduti della guarnigione francese, arresasi il 19 giugno, dopo un brevissimo assedio, alle forze austro-russe del generale Suvorov» (Zannoni F., Le fonti documentarie del Cisternone della Cittadella in relazione con il dato archeologico, in Amoretti G., Petitti P. -a cura di-, Atti del Congresso Internazionale di Archeologia, Storia e Architettura Militare a 40 anni dalla scoperta della Scala di Pietro Micca 1958-1998 (Torino, 11-13 novembre 1988), Omega Edizioni, Torino 2000,...

Pozzo a gradoni (tipologia n. 2b)

Pozzo ordinario dotato di una scalinata o di una discenderia, a rampa unica, generalmente provvisti di volta. La particolare architettura consentiva di raggiungere l’acqua sorgiva o di falda, posta in profondità, senza dovervi avvedere in verticale. In Sardegna vi sono esempi di pozzi a gradoni d’epoca nuragica e alcuni potrebbero avere rivestito caratteri di sacralità. Uno degli esempi meglio conservati è il cosiddetto tempio a pozzo di Santa Cristina di Paulilatino (Oristano), che attraverso una lunga scalinata conduce alla polla sorgiva. Così ha scritto Giovanni Lilliu: «Il disegno costruttivo del tempio consta di tre parti essenziali: un vestibolo a fiori di suolo di varia figura planimetrica, per lo più all’esterno, talvolta con banchine; una scala a unica rampa coperta da un solaio che segue la linea discendente dei gradini; una camera a “tholos” che fa da pozzo o che ricopre un pozzo sottostante. Non di rado, il tempio è racchiuso in un recinto ellittico. Talvolta è preceduto da un’esedra o vi si annettono uno o più cortili con sedili destinati ai pellegrini che assistevano al servizio religioso da profani, senza cioè entrare nel “fanum”, nel “Sancta Sanctorum” del sacro edifizio. Di massima i pozzi sono unici ma non ne mancano a gruppi» (Lilliu G., L’oltretomba e gli dei, in Sanna Dino -a cura di-, Nur, Cariplo, Milano 1980, p. 112). Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford...

Pozzo artesiano (tipologia n. 2b)

Se l’acqua è contenuta in strati permeabili sottostanti ad uno impermeabile, nella perforazione che la raggiunge può presentarsi con pressione tale da risalire e talvolta zampillare liberamente fino alla quota della superficie piezometrica della falda, che prende il nome di artesiana e da cui pozzo artesiano. Oggi si è soliti ricordare che il nome derivi da “artésien”, ovvero “dell’Artois”, regione della Francia dove tale tipo di pozzo, detto appunto artesiano, è in uso da lungo tempo. Nella realtà dei fatti è corretto chiamarli “pozzi alla modenere”: difatti ingegneri idraulici modenesi introdussero tale tipo di perforazione in Francia. A proposito di taluni pozzi artesiani denominati “pozzi trivellati”: «In Italia le prime trivellazioni del suolo allo stesso scopo furono fatte su vasta scala in territorio di Modena, per cui da noi i pozzi artesiani si conoscono anche sotto il nome di pozzi modenesi. Gli Americani invece attribuiscono il merito dell’invenzione di questo sistema di pozzi, all’americano Guglielmo Norton, donde vennero chiamati anche col nome di pozzi tubolari Norton. I Tedeschi asseriscono che fin dal 1831 a Berlino Enrico Malm abbia adottato un tale sistema di perforazione con tubi di legno. Gli Inglesi nella guerra d’Abissinia, nel 1864, ricorrevano al sistema di trivellazione del suolo con tubi di ferro per la ricerca necessaria all’esercito, per cui furono anche detti pozzi abissini» (Donghi D., Manuale dell’architetto, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1923, p. 343). Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and...