La terminologia archeologica indica con la parola «catacomba» il cimitero cristiano sotterraneo caratterizzato da un articolato sistema di cunicoli, gallerie e cubicoli, anche dislocato su più livelli, e utilizzato per la sepoltura. Le sepolture sono solitamente ricavate nelle pareti delle stesse opere di percorrenza.

In una certa misura lo scavo delle catacombe principia da cave sotterranee e da impianti idraulici in disuso come cisterne e rami di acquedotto.

Il termine potrebbe derivare da un toponimo del IV secolo riferito a una depressione del terreno, con ampie cavità, creata da una cava di materiale lapideo situata al III miglio della via Appia. Solo nel corso del medioevo (IX- X secolo circa) i cimiteri paleocristiani vengono chiamati catacombe, perché in origine s’indicavano col generico nome di cryptae.

In origine le aree cimiteriali collettive in ipogeo erano utilizzate da chiunque, cristiani compresi. Solo successivamente, e con buone probabilità sia a seguito della migliorata organizzazione dei cristiani, sia per l’incremento demografico e la conseguente richiesta di spazi ad uso cimiteriale, si vengono a creare aree di sepoltura per i soli seguaci del culto di San Paolo e recante il nome del Cristo. L’esistenza di cimiteri ipogei della comunità cristiana di Roma è fatta risalire tra la fine del II e gli inizi del III secolo (Fiocchi Nicolai V., Bisconti F., Mazzoleni D., Le catacombe cristiane di Roma. Origini, sviluppo, apparati decorativi, documentazione epigrafica, Regensburg 1998, p. 16). Le sepolture dei cosiddetti martiri, dei vescovi, dei papi e successivamente di coloro i quali sono dichiarati santi, contribuiscono ad aumentare l’importanza delle catacombe, che vengono fatte oggetto di devozione e beneficiano di rilevanti interventi monumentali.

Principalmente nella prima metà del IV secolo si assiste all’incremento delle inumazioni sotterranee che va a creare ambienti vasti, con planimetrie varie, dotati di rampe di scale di collegamento, pozzi di ventilazione, nonché abbelliti con affreschi e iscrizioni. In superficie si costruiscono basiliche, centri di accoglienza per i devoti e non si può certo negare come l’indotto così creato dal pellegrinaggio contribuisca allo sviluppo globale dei complessi cimiteriali. L’uso di seppellire nelle catacombe cessa nel V secolo e in questo, nonché nel successivo, le catacombe sono frequentate soprattutto a scopo devozionale.

Gli elementi che caratterizzano le catacombe rimangono legati a schemi fissi, pur con variazioni e risoluzioni architettoniche diverse nel tempo. La creazione di un ipogeo prevede una rampa d’accesso e generalmente si tratta di una scalinata ricavata nella matrice rocciosa oppure realizzata in muratura. L’elemento preminente è la galleria, più o meno rettilinea e con bracci laterali. Sovente reca nelle pareti i loculi disposti uno sopra l’altro e uno accanto all’altro, andando anche ad occuparne interamente le superfici. Il loculo può accogliere un solo defunto, (loculo monosomo), oppure due (bisomo) o tre (trisomo), ecc., ed essere chiuso con lastre di marmo, mattoni, o semplici embrici. Si hanno inoltre i cubicula che, riprendendo il nome della camera da letto romana, hanno piante quadrangolari e possono essere anche riccamente affrescati. Nei cubicoli s’incontra spesso l’arcosolio, una tomba a fossa incassata in una parete e sormontata da una nicchia, per lo più semicircolare. I lucernari sono i pozzi attraverso cui avviene il ricambio dell’aria e può filtrare un po’ di luce; Inizialmente dovevano anche servire per l’evacuazione del materiale scavato.

Si deve ad Antonio Bosio (1575-1629) lo studio sistematico delle catacombe e con esso la nascita dell’archeologia cristiana romana. «L’opera del Bosio coincise con la volontà dell’ortodossia cattolica di affermare, di fronte al protestantesimo dilagante, il monopolio delle uniche radici concrete della fede cristiana, materializzate nei corpi dei martiri sepolti nelle catacombe romane» (Pergola P., Le catacombe romane. Storia e topografia, Roma1997, p. 37).

La ricerca e lo studio anche delle catacombe serviva ai cattolici per controbattere la voce dei protestanti i quali asserivano che la chiesa romana non aderiva e non si conformava alla disciplina della Chiesa primitiva, accettando l’assioma teologico “falsum quod posterius immissum” (Bovini G., Rassegna degli studi sulle catacombe e sui cimiteri “sub divo, Città del Vaticano 1952, p. 7).

Si ringrazia Luciano Boschi per aver fornito la foto della prima di copertina del libro a corredo del presente box.

Testi di riferimento:

Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005.

Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007.

 

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