ATTI DEL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA DEL SOTTOSUOLO

STRUTTURE IPOGEE DI ORVIETO ETRUSCA: PROPOSTA DI INQUADRAMENTO TIPOLOGICO

Autore
Claudio Bizzarri Speleotecnica S.r.l.

Fotografie
Claudio Bizzarri Speleotecnica S.r.l.

Sommario

Nel sottosuolo della città di Orvieto sono state censite un alto numero di cavità artificiali, all’interno delle quali è possibile identificare alcune strutture pertinenti al periodo etrusco della polis di Velzna. Si propone in questa sede un inquadramento tipologico elaborato sulla base delle informazioni desunte dalla letteratura archeologica e dall’esame autoptico, suddividendo cunicoli, cisterne e condotti verticali in più tipi e sottotipi.

Abstract

The underground section of the city of Orvieto has a great number of man-made caves, where it is possible to find structures related to the Etruscan period of the polis of Velzna. Here an attempt is made to organize a typology according to the information available from previous archaeological records and autoptical survey, dividing tunnels, cisterns and vertical shafts in types and sub-types.

1 – Introduzione

Il presente studio ha come obiettivo l’inquadramento tipologico delle emergenze di carattere archeologico (specificatamente del periodo etrusco), presenti nelle cavità artificiali orvietane, in vista dello studio delle indicazioni di ordine topografico che le emergenze stesse possono fornire sull’assetto urbanistico della città antica, ancora virtualmente sconosciuto, se non per pochi brandelli venuti alla luce in massima parte casualmente.

Il centro di Orvieto, relativamente alla parte alta del pianoro stesso, infatti è cresciuto per lo più secondo schemi che prevedevano la sovrapposizione obbligata delle strutture sino a pochi decenni or sono e non ha restituito che pochi lacerti mal conservati relativi alle fasi insediative antiche. Gli insediamenti a carattere stabile collocati invece sulle pendici della rupe ed alla base di questa si sono sviluppati attorno a singole abitazioni rurali site lungo vie di forte transito, secondo quella tipologia di espansione definita lineare; ad esempio i centri di Loc. La Segheria e di Sferracavallo si sono aggregati in prossimità delle vie d’accesso alla città (per i centri suburbani d’epoca medioevale – S. Matteo, S. Faustino e S. Angelo de Surripa; vedi Satolli 1988, p. 140). La particolare conformazione naturale del pianoro orvietano, dovuta all’azione degli agenti meteorici che è stata in parte mitigata dall’azione attenta e costante dell’uomo, ha determinato una serie ben precisa di spazi nei quali è stato possibile edificare; la stratificazione obbligata ha avuto come conseguenza l’obliterazione e, in concomitanza con la scarsa “resistenza” delle strutture insediative più antiche, la scomparsa delle tracce degli abitati precedenti l’attuale. Le realizzazioni ipogee funzionali alla città d’epoca etrusca, se ricavate nel masso tufaceo, non sono state, invece, mai cancellate completamente e costituiscono una preziosa fonte di informazioni.

Il difficile rapporto fra archeologia urbana ed insediamento moderno ha sempre influenzato negativamente le indagini scientifiche sul nucleo urbano etrusco, impedendo, di fatto, operazioni di scavo intensive ed estensive. In questa particolare e critica situazione si presenta l’occasione di effettuare una nuova lettura, capovolgendo fisicamente non l’oggetto dello studio, ma il punto materiale d’osservazione, fornito dalla presenza di circa 1200 cavità artificiali dalla composita cronologia che, unitamente ai dati desumibili dalla letteratura archeologica, consentono di effettuare una sorta di survey ipogeo, decisivo per l’individuazione di elementi strutturali funzionali alla città antica. Il presente studio prende corpo dopo che la realtà ipogea del pianoro di Orvieto è stata oggetto di crescente interesse, soprattutto in relazione ai problemi di stabilità della rupe; l’aspetto prettamente archeologico non è mai stato però specificatamente trattato, anche se già auspicato da tempo (Perali 1928, p. 74).

Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza la lunga collaborazione con i membri dello Speleoclub di Orvieto e con i colleghi della società Speleotecnica s.r.l., che qui voglio ringraziare; per i contatti con la Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana, un utile referente è stato il dott. Roberto Nini. Molti ad Orvieto hanno mostrato una cortese e proficua apertura: dall’architetto Pierpaolo Mattioni, al personale dell’Archivio Storico Orvietano (in particolare nella persona della Direttrice, Dott.ssa Marilena Rossi Caponeri), da Mons. Eraldo Rosatelli all’architetto Alberto Satolli; estremamente disponibile si è sempre dimostrato anche l’Ing. Giovanni Curli, direttore dei lavori di consolidamento della Rupe. Un ringraziamento deve anche andare al Prof. Bruno Cavallo che, nel momento in cui ricoprì la qualità di membro del consiglio direttivo dell’Istituto Storico Artistico Orvietano, mi ha spesso coinvolto nelle attività dell’Istituto stesso, dandomi modo di approfondire le indagini sull’Orvieto Ipogea, anche sotto la guida del prof. Mario Torelli.

Sono grato alla Dott.ssa Anna Eugenia Feruglio, già Soprintendente Archeologo per l’Umbria, per avermi più volte incaricato di seguire scavi archeologici nella realtà ipogea orvietana e per avermi concesso di elaborare le importanti indicazioni frutto di queste esperienze; per le collaborazioni che tutt’ora intercorrono con il personale della stessa Soprintendenza vorrei ricordare l’attuale Soprintendente dott.ssa Mariarosaria Salvatore, il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto nonché ispettore di zona Dott. Paolo Bruschetti, la Dott.ssa Marisa Scarpignato, il sig. Enrico Baldelli e il sig. Bengasino Perazzini, tutti egualmente importanti per il loro prezioso aiuto. Fondamentali sono stati infine lo scambio di idee e la collaborazione ancora in essere con la Prof.ssa Simonetta Stopponi, che rappresenta un’importantissima figura di riferimento non solo nel campo dell’archeologia orvietana.

2 – La documentazione

La collazione delle informazioni utilizzate per il presente elaborato è stata effettuata tenendo presenti fonti di varia natura; ovviamente importante è stato il contributo desunto dalla letteratura archeologica, nella quale sono documentate molte strutture oggi non più rintracciabili. Determinanti, in quanto realizzato da studiosi in forte contatto con la realtà ipogea orvietana e sempre presenti sul territorio, sia il contributo di Pericle Perali (Perali 1928) che gli studi effettuati da un altro illustre orvietano, il conte Adolfo Cozza (per la figura di alto profilo scientifico del Cozza vedi la recente pubblicazione Tamburini, Benocci, Cozza Luzi 2002).

Le ricerche effettuate a partire dagli anni ’70 dal locale Gruppo Speleologico Orvietano (d’ora in avanti S.C.O.) e proseguite dalla Speleotecnica s.n.c. sono confluite nell’impegnativo studio effettuato nell’ambito dei lavori per il consolidamento della rupe di Orvieto. La legge speciale per Orvieto e Todi, N. 545 del 29.12.1987 (con ulteriori rifinanziamenti), ha concretizzato un forte impegno nei confronti delle strutture sotterranee orvietane, sottolineandone in massima parte l’aspetto legato alla statica e lasciando più in ombra quello storico-archeologico. Sul finire degli anni ’70 il censimento dello S.C.O. includeva circa 800 cavità artificiali ed è stato tale lavoro quello ha fornito le basi su cui si sono poi sviluppate le indagini successive; per ciò che concerne il presente contributo, vista l’impossibilità di una indagine autoptica della totalità delle cavità individuate, si è anche presa in esame la serie di strutture documentate dai componenti dello S.C.O., vagliando con loro l’affidabilità delle informazioni fornite e scartando i casi dubbi, serbandoli per un ulteriore approfondimento del problema.

STRUTTURE IPOGEE DI ORVIETO ETRUSCA