Leonardo da Vinci al Castello di Milano

Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze, 1452 – Castello di Cloux -odierno Clòs-Lucé- 1519) si presenta al futuro duca di Milano Ludovico Sforza detto “il Moro” (Vigevano 1452 – Loches, Turenna, 1508) con una lunga lettera in cui elenca le cose che sa fare in qualità di ingegnere militare e civile. L’offerta al Duca è di svelargli “i suoi segreti”, ovvero di renderlo partecipe delle sue conoscenze nell’arte della guerra a patto di poterle realizzare. Può progettare ponti da usarsi in battaglia, sistemi per distruggere col fuoco i ponti avversari, svuotare i fossati dall’acqua, scavarne di nuovi. In un territorio ricco di canali, rogge, fontanili e caratterizzato dai Navigli, come lo è il Ducato di Lombardia, il Maestro coglie immediatamente nel segno catturando l’attenzione e l’interesse del Duca. Ma non solo. Dichiara d’essere in grado di progettare le temibili opere di mina, ovvero i cunicoli e le gallerie scavate nel sottosuolo, per giungere al di sotto della fortezza da conquistare facendone crollare le mura. E ancora sulla “guerra sotterranea” afferma di avere «modi per cave e vie secrete e distorte, facte senza alcuno strepito», ovvero di saper realizzare gallerie segrete senza che l’avversario se ne accorga, anche per passare al di sotto dei fossati delle fortezze o sotto i fiumi. Sa inoltre progettare e fabbricare le armi da fuoco. Ecco la trascrizione della lettera, collocata cronologicamente all’incirca al 1483(Codice Atlantico, f. 391 r.a): «Havendo, Signor mio Illustrissimo, visto e considerato oramai ad sufficienza le prove di tutti quelli che si reputano maestri e compositori de instrumenti bellici, e che le invenzione e operazione di dicti instrumenti non sono niente aliene...

Milano: rifugi di Via della Moscova n. 2

Il «palazzo per uffici» progettato da Giovanni Ponti (detto Giò), Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini, viene costruito tra il 1936 e il 1938. Lo si definisce «il più importante edificio costruito a Milano in quest’epoca. Esso ha costituito il modello del genere per la decisa impostazione tecnica di tutto il suo organismo e da esso direttamente o indirettamente discendono molti esempi successivi. Anche architettonicamente è un’opera di notevole importanza per l’equilibrio fra materiali e forma» (Bottoni P., Antologia di edifici moderni in Milano, Libraccio, Milano 2010, p. 100). Proprietà della Montacatini S.p.A., è passato, nel tempo, ad altre società. Era dotato, al secondo piano sotterraneo, di rifugi antiaerei a prova di bomba e a prova di aggressivo chimico. Stando alle foto d’epoca altri locali sono stati destinati, a guerra iniziata, a rifugio mediante la puntellatura delle volte. Secondo alcune testimonianze i rifugi antiaerei esistono ancora, ma gli accessi sono stati murati. Grazie all’archivio Edison e all’interessamento di un privato, si sono potute avere immagini d’epoca, le quali mostrano non solamente gli interni dei locali destinati a rifugio antiaereo, ma anche le esercitazioni di protezione antiaerea effettuate nel palazzo.                    ...

Milano: rifugio di Palazzo Isimbardi

Stando a una fonte storica già nel 1497 esisteva ad est una dimora gentilizia appartenuta al marchese Gerolamo Pallavicino, fuori dalle mura cittadine e nell’area del Viridarium (nome che riecheggia nell’attuale Via Vivaio). I passaggi di proprietà conducono i marchesi Isimbardi ad acquistare il palazzo, rendendolo nel tempo consono ai gusti artistici in voga, con il rifacimento della facciata, disegnata dall’architetto Tazzini, la rifunzionalizzazione degli interni, la realizzazione d’affreschi e stucchi. Nel 1918 cambia ancora di proprietà e negli anni Trenta è acquistato dalla Provincia di Milano che ne fa propria sede, in Via Monforte, oggi divenuto Corso. Si decide di restaurare il palazzo e costruire una nuova ala, su Via Viavaio: «L’opera più imponente fu affidata a Giovanni Muzio, il più prestigioso e fecondo architetto del Novecento Milanese. Egli giustappose all’antica costruzione un nuovo edificio di coerente stile funzionalista, dotato degli elementi simbolici che un luogo del pubblico potere richiedeva, quali la torre, i portali colonnati, i pannelli scultorei» (Tartari C.M., Palazzo Isimbardi, Provincia di Milano, Milano 2004, s.p.). Nel corso della guerra la frequentazione del vecchio palazzo, sede della Provincia di Milano, da parte del pubblico, richiede la realizzazione di capaci rifugi antiaerei. Saranno quindi rinforzati alcuni locali sotterranei, fino a realizzare due distinti rifugi. Essi andavano così a sommarsi ai due rifugi antiaerei di via Vivaio e al piano superiore del Bunker della Prefettura. Ecco il testo integrale dalla circolare dell’Ufficio Tecnico della Provincia di Milano, datata 21 novembre 1942, indirizzata al Preside [ovvero al Presidente della Provincia di Milano. N.d.A.]: «Oggetto: Protezione antiaerea. Proposta disposizioni relative all’afflusso ai ricoveri a.a. nuova sede provinciale e palazzo...

UNA STORIA CIVILE

Dal Naviglio interno all’idrovia Milano-Mare Mostra a cura di Maurizio Brown e Pietro Redondi con Antonello Boatti, Maria Antonietta Breda, Costanza Ceccarelli, Marco Prusicki, Davide Rodi, Renato Rovere Domani giovedì 23 gennaio 2020 ore 17,30, presso Università di Milano-Bicocca, Edificio U6 piano -1, aula Martini, è prevista l’ultima conferenza di approfondimento sui temi della mostra. Nello specifico il dott. Alessio Picarelli (Agenzia interregionale del fiume Po) terrà un intervento dal titolo: Il canale navigabile Milano-Po: una storia infinita. “La costruzione dell’idrovia Milano-Cremona-Po si è interrotta alla fine degli anni ’70 prima dell’Adda, nelle campagne di Pizzighettone, con un bacino chiuso abbandonato ai pescatori. Abbandonato per sempre? Il Consorzio è stato soppresso nel 2000 e oggi è l’Agenzia interregionale per il Po, con il sostegno dell’Unione Europea, a candidarsi a terminare questa grande incompiuta”. La mostra è prorogata fino all’8 febbraio 2020. Ingresso libero presso l’Università di Milano-Bicocca, Edificio U6 piano -1, piazza dell’Ateneo nuovo n. 1 (ingresso anche da Via Pietro e Alberto Pirelli n. 22). Orario: lunedì-venerdì 8-21 | sabato 8-13 | chiuso la domenica. Per raggiungere la mostra: M1 Precotto – tram 7| M5 Ponale – bus 87 | FS Greco Pirelli. La mostra è visibile online sul sito: http://milanocittadellescienze.it/it/mostre/una-storia-civile/ News                                       ...

Milano: Bunker della Prefettura

Al centro della divisione che separa i giardini di Palazzo Diotti da quelli di Palazzo Isimbardi è stato ultimato nel 1943 un rifugio antiaereo di cemento armato. Si dice che l’ultima notte milanese Benito Mussolini e Claretta Petacci la passarono proprio qui, per salire poi sulla Topolino e lasciare non Palazzo Diotti, ma Palazzo Isimbardi, dal lato che guarda via Vivaio. Il rifugio si compone di due piani, uno sotterraneo e l’altro seminterrato. La funzione era di offrire ricovero al personale della Provincia (Palazzo Isimbardi), accogliendoli al piano superiore. Il piano inferiore era invece destinato a essere la centrale operativa della Prefettura e qui aveva il suo ufficio il Prefetto di Milano. Entrambi i piani erano forniti di due accessi indipendenti chiusi con porte blindate antiscoppio, oltre cui vi era un piccolo antiricovero chiuso verso l’interno da porte metalliche antigas, dotate di spioncino in vetro blindato. Duplici sono anche gli impianti di ventilazione forzata, filtrazione e rigenerazione dell’aria; quello del piano inferiore è ancora dotato dei filtri con stampigliata la scritta «PIRELLI 1944». In caso di bombardamento con i gas tossici l’intero bunker poteva essere sigillato e l’aria opportunamente depurata dagli aggressivi chimici. Gli impianti igienici non mancano e sono dotati di antibagno con lavandino e gabinetto; il piano del Prefetto aveva a disposizione un bagno con vasca, oggi rimossa come tutti gli altri arredi. Il Bunker è dotato anche almeno di un impianto di smaltimento indipendente, situato nel giardino di Palazzo Isimbardi: attraverso tubature le acque luride erano convogliate in una prima vasca e tramite appositi scarichi fatte defluire in un pozzo perdente, profondo poco più di 8...