POZZI E CISTERNE -terza parte-

Alcune note sulle cisterne Nello studio di una camera di conserva occorrerà capire come sia stata realizzate e andare a ricercare gli impianti di adduzione, filtraggio, decantazione, conserva e presa (sollevamento dell’acqua per la fruizione). Non si dimentichi di considerarne la collocazione: se interna ad un edificio, oppure a servizio di un rione, etc.; nonchè di recuperarne le fonti storiche e l’eventuale memoria orale. Varie cisterne sono sia prive di rivestimento, sia incamiciate con pietrame, mattoni, conci e impermeabilizzate mediante argilla o malta idraulica; in esempi più recenti o a seguito di riutilizzi, s’impiega cemento o ancora calcestruzzo. Le volte di copertura possono essere aggettanti, a tutto sesto, a sesto ribassato, a sesto acuto, a catino, oppure sorrette da colonne. Presso il convento di San Cosimato (Roma) abbiamo rilevato una cisterna a pianta rettangolare, scavata nella roccia, in cui si sono ricavati a risparmio due pilastri. Gli studi condotti dal 1988 presso la Civita di Tarquinia (VT) ci hanno portato ad osservare una vasta gamma di opere di conserva, in gran parte internamente rivestite in conci e pietrame [Padovan 2002]. Trattando la circolazione delle acque nelle grotte, Leonardo da Vinci parla di come l’argilla sia impermeabile, ricordando: «potrebbesi ben dire in tali fossi la densità della creta ovviare e proibire la penetrazione dell’acqua sotto di sé, come si vede nelle citerne fatte nell’acque salse, le quali sono attorniate, fori dalla lor muraglia e rena, di questa terra, di che si lavora li vasi, finissima, e mai la potenzia dell’acqua salsa nolla può penetrare, e così l’acqua si conserva dolce nelle (caver) citerne» (Leonardo da Vinci, Cod. Leicester, F.3 –...

POZZI E CISTERNE -seconda parte-

La prima luna: il pozzo Con il termine di pozzo s’intende generalmente una perforazione artificiale ad asse verticale del terreno. La destinazione di un pozzo varia a seconda del terreno geologico in cui è stato scavato, del tipo di architettura impiegata nel rivestimento, e soprattutto a cosa potrebbe essere connesso. Le precipitazioni atmosferiche filtranti attraverso terreni permeabili costituiscono e alimentano la falda freatica, che impregna un acquifero permeabile generalmente poggiante su di uno strato impermeabile. A prima vista ogni “pozzo” parrebbe essere destinato alla presa dell’acqua di falda. Non di rado, dopo la debita esplorazione, si scopre che conduce ad un acquedotto ipogeo, oppure si tratta di una cisterna; potrebbe anche essere un manufatto che per essere compreso necessita di ben altre ed ulteriori indagini. In uso fin dall’antichità, il pozzo mantiene la tecnica dello scavo manuale almeno fino agli inizi del XX secolo, nonostante l’introduzione di macchinari per la trivellazione. I pozzi vengono praticati, come afferma anche la Tölle-Kastenbein, nel momento in cui l’uomo sceglie di assumere dimora, di costituire un insediamento stabile, ma vanno associati anche alla necessità d’irrigare i coltivi [Tölle-Kastenbein 1990, p. 32]. Il pozzo ordinario è funzionale al raggiungimento di un acquifero; si avrà quindi un pozzo filtrante o freatico. Quando un pozzo ordinario giunge a una falda freatica l’acqua di questa non sale mai al di sopra del piano di campagna, a meno che il pozzo si trovi in prossimità della zona di scarico della falda. Secondo Vitruvio, per individuare le fonti sotterranee è sufficiente stendersi col mento a terra ed osservare in quale zona si levasse dal terreno un’esile e fugace refolo...

POZZI E CISTERNE -prima parte-

Le lune nel pozzo Il puteale, o parapetto, è quell’elemento architettonico che, oltre a proteggere l’imboccatura del pozzo, sovente attira la nostra curiosità. Una curiosità forse sciocca, quasi infantile, la quale induce a guardare dentro, portare le mani a ‘fare solecchio’ per scrutare quanto sia fondo e se contenga ancora acqua. Qualcuno griderà all’indirizzo del buio, attendendo la risposta dell’eco per tentare di capire l’ampiezza del vuoto sottostante. Magari getterà un sasso, oppure una moneta. Altri si domanderanno se il puteale coroni un pozzo che raggiunge l’acqua di falda, oppure una camera di conserva dell’acqua piovana. Questione di pochi istanti: si volteranno le spalle lasciando il manufatto allo scorrere del tempo, come tante altre opere da considerarsi oramai ‘passate’. Ma non si dimentichi che il pozzo ha sovente accompagnato la nostra vita quotidiana almeno fino ai primi decenni del XX secolo. E ancora viene utilizzato in varie parti del mondo. Il geografo yemenita Hasan Ibn Ahmad al Hamdani (X sec.) nella sua opera “al Iklil” tratta anche delle costruzioni pubbliche dello Yemen e in un passo dice: «Egli perciò pose le fondamenta di Ghumdan e scavò il pozzo chiamato Karamah, che ancora dà acqua. La sua acqua però è salata» [Mandel 1976, pp. 41-42]. Personalmente vedo il pozzo come punto di ritrovo della gente del rione, dell’isolato, quasi il bar dell’epoca, ma generalmente frequentato dalle donne. Come il lavatoio, o il fontanile, le cui acque prima di sgorgare nei vasconi di pietra e di mattoni potevano scorrere silenziose per chilometri, all’interno di un condotto sotterraneo scavato con perizia chissà quanto tempo addietro. Si potrebbe quasi percepire l’antico movimento rotatorio...

Milano: Fontanile Gandino

“Percorrendo via Arcangelo Corelli e oltrepassando il fiume Lambro in direzione est si giunge a una piccola rotonda, dove la via piega a sud conducendo al Centro Sportivo Saini, il più grande e completo tra i Centri Sportivi di Milanosport. Accanto alla strada, lato nord, corre la larga fascia di binari della ferrovia moderna, dove alla metà dell’Ottocento vi era la Strada Ferrata Ferdinandea. In prossimità della rotonda si nota una grata che chiude l’accesso a una roggia oggi sotterranea e che nel 1833 è indicata col nome «Fontanile Gandino» e la cui testa era prossima alla Cascina Malapianta. Superata la rotonda s’imbocca via Rivoltana e dopo 250 metri circa abbiamo a lato nord un fosso, che fino alla metà del Novecento era indicato come Fontanile Orfanotrofio, e una grande arcata in mattoni che dà accesso a un altrettanto ampia galleria lunga all’incirca 260 metri che sottopassa la sede ferroviaria. All’interno il canale è suddiviso in ben tre alvei a scalare, per la condotta di tre distinte vie d’acqua. Quella inferiore, la più grande, riceve l’acqua anche da una tubatura in cemento, che s’innesta perpendicolarmente al tracciato. Alla data del 1833 l’area a nord di via Corelli, il Redecesio, era solcata verticalmente dalle acque provenienti da numerosi fontanili, uno dei quali aveva la testa a sud di Cascina del Guz, a 300 metri circa dalla viabilità. Il canale sottopassava l’attuale via Rivoltana a est di Cascina Villa Landa e poco più a sud s’immetteva nel Fontanile Villa Landa. Potrebbe trattarsi dell’alveo inferiore e più grande della citata galleria, la quale è stata costruita e successivamente ampliata per consentire alle...

Desio: il “Canale del Roberto”

Una nuova operta idraulica antica a Desio. 2015: l’allora Sindaco di Desio, ing. Roberto Corti, ha individuato l’accesso ad un nuovo canale sotterraneo nel parco della storica villa Cusani – Tittoni – Traversi. Il 30 ottobre 2015, con gli architetti del Politecnico di Milano, Maria Antonietta Breda e Paolo Conte, si sono cominciati i lavori per la disostruzione dell’accesso (ad opera dell’Associazione SCAM-FNCA). Il canale corre nelle vicinanze del luogo dove un tempo sorgeva lo storico castello di Bernabò Visconti ed è stato battezzato “Canale sotterraneo del Roberto”.                                        ...