Ricerca ed elaborazione dei dati

Come ogni altro manufatto le opere sotterranee sono il frutto di una intenzione supportata dall’applicazione della volontà alle proprie risorse, sia materiali che intellettive. Posti innanzi a svariati esempi possiamo dire che tutti dimostrino una volontà, sia espressa liberamente, sia tramite coercizione. Non sempre siamo in grado di stabilire l’intenzione, ovvero che cosa si è voluto realizzare con lo scavo. Condurre le operazioni nelle opere ipogee significa quindi esplorare e acquisire una messe di dati quanto più completa possibile, compatibilmente ai fattori contingenti (fig. 5.2). I seguenti punti ci permettono innanzitutto di avere dei solidi dati di base su cui impostare il lavoro di conoscenza diretta della cavità: – prospezione sistematica per l’individuazione degli accessi, – inquadramento geologico, – inquadramento geografico e topografico, – contesto storico, architettonico, archeologico. I principali lavori da svolgere in un’opera ipogea sono: – esplorazione, – rilievo in pianta e in sezione, – documentazione fotografica, – documentazione video, – raccolta di ogni dato inerente l’ipogeo. Quanto acquisito richiede la conoscenza dell’ambito in cui si opera: osservazioni, comparazioni, ricerche d’archivio e a carattere toponomastico diverranno elementi necessari alla completezza del lavoro, finalizzato alla comprensione del manufatto e alla ricostruzione del suo percorso storico e architettonico. Seppure non sempre possibile o fattibile, l’indagine stratigrafica rimane uno strumento valido. Ogni cavità può inoltre costituire una nicchia ecologica, la cui indagine dal punto di vista biospeleologico fornisce solitamente dati d’indubbio interesse sulla fauna che vi transita o vi dimora. Occorrerà altresì essere a conoscenza, almeno nelle linee generali, dei vincoli a cui sono soggette le opere ipogee, interessandosi della relativa legislazione. Dal momento che la raccolta di dati, la...

Unità stratigrafiche positive e unità stratigrafiche negative

Se le costruzioni in alzato sono soggette a rifacimenti, ampliamenti, distruzioni e drastiche riedificazioni, si può considerare che le opere ipogee, e quante divenute tali nel tempo, si siano meglio conservate appunto per la peculiarità di essere sotterranee. E un manufatto sostanzialmente integro è più facilmente studiabile ed eventualmente recuperabile. Di contro, eventuali riutilizzi e conseguenti cambi di funzione lasciano più difficile la ricostruzione delle forme primitive: ci si trova innanzi a unità stratigrafiche negative che per la loro stessa natura tagliano e cancellano le fasi precedenti. In ogni caso si parlerà sempre di un ambiente leggibile. Particolari fenomeni e azioni producono un asporto e un apporto di materiale nell’ambiente in cui viviamo. Un’alluvione può determinare delle frane, con asporto di materiale e deposizione dello stesso in altro luogo. Il semplice fluire di un corso d’acqua incide il suolo approfondendo l’alveo e a valle deposita il prodotto dell’erosione. L’uomo cava materiale dal suolo e costruisce edifici. Oppure scava canali e innalza le loro sponde con terrapieni. Si vengono così a creare nel tempo delle unità stratigrafiche, sia negative sia positive. Tali unità stratigrafiche hanno dei rapporti fisici tra di loro: una Unità Stratigrafica può coprirne un’altra: il crollo di un muro può coprire il crollo del tetto dell’adiacente edificio. Oppure si può appoggiare a un’altra: un pavimento in terra battuta si appoggia ai muri di un ambiente. La può anche tagliare: lo scavo di un pozzo taglia un piano di calpestìo. In sintesi, le relazioni fisiche tra le Unità Stratigrafiche sono le seguenti: copre/è coperto da; gli si appoggia/si appoggia a; è tagliato da/taglia; si lega a/è uguale. Questi...

«Ed ecco verso noi venir per nave…»

La scala conduce dalla Galleria Borbonica alla sottostante “galleria del malaffare”, allagata… Un pertugio s’apre sul vuoto enorme di una cava trasformata in cisterna e pian piano si scende accompagnati dal rumore che risuona nel buio, prodotto dalle calzature sugli scalini di metallo. Si giunge poi ad un pontile in tubi da cantiere e tavole di legno che permette di salire sulla zattera. Gianluca Minin, novello Caronte, vi traghetterà lungo il percorso sotterraneo invaso dalle acque d’infiltrazione. Si attraversa l’incompleta e abbandonata galleria della Linea Tranviaria Rapida (L.T.R.), tacito monumento alla frode e allo sperpero di denaro pubblico, oggi percorso turistico del tutto insolito. Scrive Dante Alighieri: «Ed ecco verso noi venir per nave / un vecchio, bianco per antico pelo, / gridando: “Guai a voi anime parve! / Non isperate mai veder lo cielo: / i’ vengo per menarvi a l’altra riva / ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo» (Inferno, III 82-87). Ed esclama Virgilio: «Caron, non ti crucciare: / vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare» (Inferno, III 94-96).     1. “queste parole di colore oscuro”… 2. “il senso lor m’è duro”… 3. “siam venuti al loco ov’io t’ho...

Scudi degli inermi nel ventre di Napoli

L’odore del tufo umido ci avvolge, ci accompagna in un’altra discesa. Gli antichi vuoti lasciati da cave e acquedotti sono stati approfonditi e modificati. Hanno aggiunto panche in muratura che seguono l’andamento delle pareti. Sono le sedute dei locali destinati a rifugio antiaereo. Stoviglie in terracotta smaltata, boccette di vetro, giochi di bimbi, scarpe consumate dal tempo e dalla muffa sono quanto resta di quei momenti. Voci mute graffite sulle pareti recano date, messaggi, caricature. Siamo nei rifugi antiaerei di Napoli, decisamente più sicuri delle cantine puntellate milanesi. Ma se avessero usato gli aggressivi chimici, i così detti “gas di guerra”, anche nelle profondità del tufo non ci sarebbe stato scampo per i civili inermi. Si viveva alla giornata, tra un bombardamento e l’altro. Sotto c’era un’altra vita.   1. Scale verso i rifugi antiaerei di Napoli. 2. Rifugio nel tufo.    3. Le sedute. 4. I gabinetti.  ...

Il fascino del sottosuolo

La vita di superficie segue un suo svolgersi, nel sottosuolo tutto è apparentemente fermo. Questo è uno degli aspetti del fascino, inteso come “potenza di attrazione” in senso positivo, data dal percorrere gli ambienti da tempo abbandonati. E questo è senz’altro uno dei motivi, il più evidente, che del sottosuolo napoletano attrae. I percorsi sono chilometrici e si si susseguono nello stratificato delle opere ricavate al di sotto per rispondere alle esigenze “del sopra”. Cave, acquedotti, cisterne, resti di chi li lavorò con martello e scalpello e di chi vi dimorò, in ultimo, in tempo di guerra durante i bombardamenti aerei. Eppure oggi qualche cosa si muove nel buio ed è la volontà di pochi nello svuotare gli ambienti ipogei riempiti di detriti e macerie. Un lavoro che pian piano apre nuovi percorsi, permette di scoprire frammenti di epoche passate, ricche di suggestione. Sotto c’è un altro mondo.   1. Antiche cave. 2. Antico acquedotto ipogeo. 3. Antichi...